Banda larga: come ridurre i costi delle opere di ingegneria civile? | Ingegneri.info

Banda larga: come ridurre i costi delle opere di ingegneria civile?

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La banda larga ad alta velocità è la spina dorsale delle telecomunicazioni e del più ampio mercato unico del digitale che la Commissione sta cercando di costruire. Ma, ad oggi, la sua diffusione è rallentata da norme e pratiche amministrative a livello nazionale e locale. Inoltre, le opere di ingegneria civile, ad esempio gli scavi stradali per la posa delle fibre, rappresentano fino all’80% del costo di installazione delle reti ad alta velocità. La proposta odierna può far risparmiare alle imprese 40-60 miliardi di euro.

Da questi presupposti nasce il progetto di regolamento presentato dalla Commissione europea, iniziativa che rientra nel piano in 10 punti presentato in occasione della revisione intermedia dell’Agenda Digitale per l’Europa e che, una volta approvata da Parlamento e Consiglio, sarà applicabile in tutta l’Ue.

La proposta si basa sulle migliori pratiche attuate in Germania, Spagna, Francia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia e Regno Unito, pur lasciando gran parte degli aspetti organizzativi alla discrezionalità degli Stati membri.

Innanzitutto, l’obiettivo della Commissione è garantire che gli immobili nuovi o ristrutturati siano predisposti per la banda larga ad alta velocità e aprire l’accesso all’infrastruttura – compresi cavidotti, tubature, pozzetti, centraline, pali, piloni, installazioni di antenne, tralicci e altre strutture di supporto – a condizioni eque e ragionevoli anche per quanto riguarda il prezzo.

Consentire a qualsiasi gestore di rete di negoziare accordi con altri fornitori di infrastrutture è un’altra condizione essenziale secondo la Commissione europea, allo scopo di porre fine all’insufficiente coordinamento delle opere di ingegneria civile. Infine, l’Ue intende semplificare le procedure autorizzative – ora lente e complesse – soprattutto per quanto riguarda pali e antenne, sostituendole con un sistema automatico di concessione o rifiuto entro sei mesi e attivando uno sportello unico per la presentazione delle domande.

Attualmente, segnala la Commissione, c’è poca trasparenza sulle infrastrutture fisiche esistenti idonee alla posa della banda larga né esistono adeguate norme comuni per la sua diffusione nel territorio dell’Ue. Al momento non esiste un mercato delle infrastrutture fisiche né viene sfruttato il potenziale derivante dall’utilizzo di infrastrutture appartenenti ad altri servizi pubblici. Le normative vigenti in alcuni Stati membri scoraggiano addirittura le imprese di servizi fisici dal collaborare con gli operatori di telecomunicazioni.

 

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