Monitoraggio ponti, dal Mit di Boston una soluzione tra big data e smartphone | Ingegneri.info

Monitoraggio ponti, dal Mit di Boston una soluzione tra big data e smartphone

Una ricerca del 2017 di un team del Massachusetts Institute of Technology alla quale hanno lavorato anche due studiosi italiani, pone interrogativi e possibilità nell'ambito della prevenzione infrastrutturale

Ponti più sicuri, le possibilità negli smartphone
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Utilizzare gli accelerometri degli smartphone per monitorare lo stato di salute dei ponti: dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova la richiesta di controlli di sicurezza per le infrastrutture stradali è stata avanzata da più parti, dai provveditorati regionali alle opere pubbliche, passando per il Codacons. Ma a prospettare una soluzione facile, sulla carta, è una ricerca condotta da un gruppo di lavoro del Massachusetts Institute of Technology di Boston nel 2017, pubblicata a marzo del 2018 sul proceedings della IEEE, l’Institute of Electrical and Electronic Engineers. Sulla rivista di questa associazione, che riunisce oltre 400mila professionisti tecnici provenienti da 150 paesi nel mondo, con base a New York e che ha come obiettivo favorire la conoscenza e l’applicazione delle nuove tecnologie, è stata pubblicata la ricerca del Mit, alla quale hanno partecipato anche due professionisti italiani, Carlo Ratti e Paolo Santi.

Italia-Usa, andata e ritorno per la sicurezza dei ponti

L’istituto di informatica e telematica del CNR è partner della ricerca che ha preso in considerazione dati rilevati nel 2009 sull’Harvard bridge, il ponte che collega Boston a Cambridg. A questo link è scaricabile un estratto della ricerca, che dimostra come sia possibile utilizzare gli accelerometri presenti negli smartphone per misurare le vibrazioni dei ponti, e da queste capire il loro stato di salute strutturale. Gli smartphone infatti sono dotati di tre accelerometri, ovvero sistemi micro elettro meccanici, in grado di misurare lo spostamento del telefonino sui tre assi, altezza, lunghezza e profondità, e di registrare una serie di altri dati più o meno importanti.
L’idea dei ricercatori consiste nel creare una rete di sensori mobili per il monitoraggio dei ponti. Una rete che, essendo creata direttamente dai telefonini degli automobilisti, sarebbe molto più pervasiva ed economica rispetto ad una fissa.
Un approccio, avvertono i ricercatori, che funziona a patto di inserire il processo in una dimensione di big data, per annullare gli inevitabili errori e inesattezze di strumenti così piccoli e rudimentali.
“I dati registrati da uno smartphone, presente su un veicolo in movimento, e opportunamente registrati e analizzati – si legge ancora nella ricerca –  contengono informazioni significative e solide. Una conferma che le frequenze modali di un ponte possono essere individuate dagli smartphone e che questi dati, una volta aggregati, migliorano in precisione fino a poter competere con quelli raccolti da altri sensori”.
Questo approccio , concludono i ricercatori, non punta a sostituire il metodo classico di monitoraggio dello stato di salute dei ponti, ovvero le ispezioni fatte sul posto da personale qualificato. Ma permette di avere un flusso di dati continuo e costante sulle condizioni di una struttura, che possono formare un archivio di riferimento che può aiutare gli esperti a prendere le decisioni migliori.

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