Bim obbligatorio negli appalti pubblici dal 2019: consultazione pubblica sul decreto | Ingegneri.info

Bim obbligatorio negli appalti pubblici dal 2019: consultazione pubblica sul decreto

Pubblicato lo schema di decreto Mit che disciplina l'introduzione del Building Information Modeling negli appalti. Sulla piattaforma online il Mit attiva la consultazione pubblica in chiave "social": commenti e risposte agli articoli sono tutti visibili e condivisi

(C) Tekla
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Il Building Information Modeling diventerà obbligatorio in forma scaglionata, a partire dal 1° gennaio 2019 per alcuni lavori (vedremo quali) in forma progressiva fino al 1° gennaio 2025 per tutti i lavori. È questa la novità più importante contenuta nella proposta di decreto che regola l’utilizzo degli strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture nella progettazione (altresì, il BIM), che il ministero delle Infrastrutture ha messo in consultazione pubblica. Entriamo nel vivo della questione.

Cosa prevede il Codice Appalti

Il nuovo Codice degli Appalti, riformato nel 2016, ha introdotto l’obbligatorietà di metodi e strumenti elettronici specifici quali il BIM con lo scopo di razionalizzare le attività di progettazione e delle connesse verifiche e snellire processi che fino ad oggi hanno influito su tempi e modi di partecipazione agli appalti.

Così il Mit definisce il BIM:

 

“La modellazione elettronica è un cambio di paradigma nel comparto Costruzioni consentirà inoltre di razionalizzare la spesa per investimenti, internazionalizzare Professionisti ed Imprese e contribuirà a rendere efficiente e trasparente il settore.

Il processo è noto e già applicato come BIM – Building Information Modeling (Modello d’Informazioni di un Edificio): è un modello per ottimizzare, tramite la sua integrazione con metodi e strumenti elettronici specifici, la progettazione, realizzazione e gestione di costruzioni in ambito di edilizia e infrastrutture. Tramite esso tutti i dati rilevanti di una costruzione e presenti in ogni fase del processo devono risultare disponibili in formati digitali aperti e non proprietari.”

L’importanza del BIM obbligatorio e la commissione Mit

Il testo che disciplina l’introduzione del BIM obbligatorio rappresenta un’attesa novità di importanza storica per i progettisti italiani, che da anni si interrogano su vantaggi, sfide e difficoltà di un cambio paradigmatico simile. Compresa la portata della novità, il Mit ha nominato un’apposita commissione che regolasse il testo (oggi in consultazione prima di essere chiuso come decreto attuativo).

La commissione è composta da rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, del mondo accademico e della rete nazionale delle professioni dell’area tecnico-scientifica. Il suo obiettivo è stato “individuare le modalità e i tempi di progressiva introduzione dei predetti metodi e strumenti elettronici”.

La Commissione ha avviato, come prima fase di ascolto, un’attività di coinvolgimento attraverso la predisposizione di un apposito questionario e l’audizione degli stakeholder, terminata con la costruzione di una proposta finalizzata all’adozione del decreto.

La proposta sui tempi

Lo schema di decreto prevede l’obbligatorietà nella richiesta espressa da parte delle stazioni appaltanti secondo il seguente calendario:
a) per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 100 milioni di euro, a decorrere dal 1° gennaio 2019;
b) per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 50 milioni di a decorrere dal 1° gennaio 2020;
c) per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 15 milioni di euro a decorrere dal 1° gennaio 2021;
d) per le opere di importo a base di gara pari o superiore alla soglia di cui all’articolo 35 del codice dei contratti pubblici, a decorrere dal 1° gennaio 2022;
e) per le opere di importo a base di gara pari o superiore a 1 milione di euro, a decorrere dal 1° gennaio 2023;
f) per le nuove opere di importo a base di gara inferiore a 1 milione di euro, a decorrere dal 1° gennaio 2025.

Come funziona la consultazione pubblica

La proposta individua:

• gli adempimenti preliminari delle stazioni appaltanti,

• l’utilizzo facoltativo e obbligatorio dei predetti metodi e strumenti, in relazione alla tipologia delle opere alle quali gli stessi saranno applicati,

• i contenuti informativi del capitolato.

Con la consultazione pubblica, il Mit punta a “raccogliere tutti i contributi di chi quotidianamente è coinvolto nell’utilizzo dei metodi e degli strumenti elettronici specifici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture”. La Consultazione – disponibile dal 19 giugno 2017 al 3 luglio 2017 – è ospitata su piattaforma on line messa a disposizione dal Formez qui. Gli utenti partecipano alla Consultazione pubblica online – commentando i testi dei singoli articoli della bozza del decreto attuativo.

A un primo sguardo, il sistema si affida a una logica da “social network”, in cui i commenti e le proposte di modifica sono nominali e pubbliche, visibili chiaramente.

È una logica coerente anche con una delle peculiarità portanti degli strumenti con approccio BIM: la possibilità di intervenire “in cloud” e in condivisione sul progetto con proposte di modifica visibili e percorribili a ritroso, una caratteristica che risponde al rinnovato mercato “globale” del settore Architecture, Building & Construction. Il Mit garantisce che i risultati della consultazione pubblica saranno presi in considerazione nella stesura del documento definitivo del decreto.

Da segnalare, come è già possibile notare nei commenti al testo, che lo schema di decreto non contiene riferimenti alla norma UNI 11337, dedicata proprio agli strumenti per la gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni.

Com’è fatto il testo

Il testo è composto da 9 articoli.

  • L’articolo 1 ricorda il presupposto contenuto nell’articolo 23, comma 13 del decreto legislativo del 18 aprile 2016, n.50 (Codice Appalti) che investe le stazioni appaltanti e le amministrazioni concedenti della progressiva introduzione della obbligatorietà dei metodi e degli strumenti elettronici (per la modellazione e per la gestione informativa). A questo proposito, la strutturazione del capitolato informativo proposto dalla domanda pubblica influenza profondamente le modalità di adozione della modellazione e della gestione informativa proposta dai soggetti appaltatori e concessionari, lungo la propria catena di fornitura, descritte nei piani di gestione informativa.
  • L’articolo 2 introduce la definizione inedita di ambiente di condivisione dei dati, definendolo come un ecosistema digitale in cui i dati strutturati principalmente attraverso il modello informativo sono, qualora possibile, prodotti, raccolti e condivisi in base a criteri contrattuali, a principî giuridici sulla tutela della proprietà intellettuale e a dispositivi di protezione della sicurezza dei dati. Ambiente di condivisione significa compiuta trasparenza e la tracciabilità delle azioni e delle transazioni, in termini informativi: per questa ragione, a livello contrattuale, sarà importante che le PA decidano liberamente se imporlo o se delegarne la scelta alle controparti. Da segnalare anche la definizione di lavori complessi che, rispetto a quella contenuta all’articolo 3, comma 1, lettera oo) del codice dei contratti pubblici, risulta meglio contestualizzata all’applicazione del decreto, specie per gli aspetti che vertono, oltre che sulla natura dell’opera, sulla articolazione del procedimento e sulla eterogeneità dei saperi disciplinari e specialistici coinvolti, alla luce della natura di collaborazione e di integrazione che la modellazione e la gestione informativa intimamente includono.
  • L’articolo 3 pone una serie di vincoli cogenti alla adozione della modellazione e della gestione informativa da parte delle stazioni appaltanti e delle amministrazioni concedenti che si riassumono:

– nella definizione di un programma formativo (possibilmente annuale e pluriennale: intenzionalmente non prescritto in questi termini precisi) del personale di appartenenza alla committenza pubblica, la cui destinazione ai compiti inerenti non preclude evidentemente la possibilità di ricorrere a servizi esterni di supporto;

– nella redazione di un piano di investimento (che include la manutenzione e l’aggiornamento, oltre all’acquisizione) inerente agli strumenti di modellazione e di gestione informativa. Naturalmente l’entità degli investimenti non può essere prefissata e dipende dalle valutazioni di coerenza tra i fabbisogni operativi (dalla maturità digitale della committenza) e le disponibilità finanziarie della amministrazione specifica;

– nella determinazione di un disposto amministrativo che permetta alla domanda pubblica di interiorizzare i processi digitalizzati all’interno delle strutture e delle pratiche organizzative correnti. Si tratta di un elemento determinante in quanto assicura che i benefici che derivano dalla digitalizzazione, quale metodologia di pianificazione/programmazione, di monitoraggio e di controllo dei procedimenti, siano conseguiti interamente, ben oltre la mera richiesta, produzione e controllo dei modelli informativi.

Nell’atto si disciplinano esplicitamente, altresì, i profili e le responsabilità dei soggetti coinvolti nella modellazione e nella gestione informativa e, implicitamente, i quadri contrattuali mediante i riferimenti alle attese espresse contrattualmente, oltre che i temi legati alla gestione dei conflitti.

  • L’articolo 4 regola le condizioni di produzione e di fruizione dei modelli informativi anche attraverso formati neutri e interoperabili, riconosciuti internazionalmente al fine di non condizionare la modellazione e la gestione informativa al ricorso a predeterminati formati proprietari.

Molto significativa è la previsione che i flussi di dati, espressi in formati neutri, oltre che proprietari, debbano avvenire entro l’ambiente di condivisione dei dati, garantendo che essi siano sempre utilizzabili al fine di migliorare i processi decisionali relativi ai procedimenti.

L’intenzione è connettere intimamente la modellazione e la gestione informativa alle rinforzate competenze gestionali (manageriali) dei dirigenti e dei responsabili delle stazioni appaltanti o delle amministrazioni concedenti e dei relativi procedimenti che sono espresse dalla legislazione e dalla regolazione.

  • L’articolo 5, nel rispetto dell’adempimento delle condizioni previste all’articolo 3, ribadisce la necessità di ottemperare al vincolo prestabilito all’articolo 3 per adottare e richiedere metodi e strumenti di modellazione e gestione informativa.
  • L’articolo 6 fissa le scadenze temporali dell’obbligatorietà sulla scorta degli intervalli di importi posti a base di gara e della sussistenza della natura di complessità dei lavori.
  • L’articolo 7 rappresenta il nucleo fondante del provvedimento, in quanto attribuisce alla stazione appaltante oppure alla amministrazione concedente il ruolo di agente determinante del procedimento in materia di modellazione e di gestione informativa attraverso la redazione del capitolato informativo che indica i contenuti informativi dettagliati attesi e la loro progressione, finalizzati alle fasi successive alla progettazione, cioè la esecuzione dei lavori, le attività di manutenzione e, più in generale, la gestione dell’opera e delle attività in essa ospitate, a seconda delle diverse specificità contrattuali. Per le amministrazioni pubbliche l’obbligo concerne l’adozione della modellazione e della gestione informativa, prima ancora della sua imposizione alle controparti.

Particolarmente importante è la previsione secondo la quale il capitolato informativo debba riportare, tramite un modello informativo, i dati e le informazioni di ingresso alla progettazione riferiti ai luoghi dell’intervento in oggetto, così da fornire elementi di ingresso certi agli operatori che agiscono nell’ambito dei contratti di appalto o di concessione.

Ciò offre, inoltre, uno stimolo alle amministrazioni per digitalizzare ulteriormente l’anagrafica del proprio patrimonio immobiliare al fine della gestione dei cespiti nel loro ciclo di vita.

In questo comma compare il piano di gestione informativa quale elemento cruciale, a carico di appaltatori o di concessionari, sia in fase di predisposizione dell’offerta sia per l’esecuzione del contratto, che costituisce la risposta conforme alle richieste puntuali in precedenza espresse dalla stazione appaltante o dall’amministrazione concedente.

Determinante è l’obbligo, per i titolari delle offerte o dei contratti, di comunicare e di condividere, per quanto di competenza, i contenuti del capitolato informativo ai soggetti professionali o imprenditoriali coinvolti nelle catene di fornitura, affinché essi contribuiscano attivamente alla comprensione dei requisiti informativi espressi dalla committenza pubblica e alla produzione dei modelli informativi.

La graduazione della prevalenza contrattuale del modello informativo, inteso come aggregazione di uno o più modelli afferenti le varie discipline progettuali e comunque esposti nel rispetto della congruenza geometrica e informativa, come oggetto del contratto, è naturalmente dovuta alla evoluzione tecnologica, in fieri, degli strumenti di istruttoria, produzione e verifica dei modelli informativi, così come di gestione dell’ambiente di condivisione dei dati.

  • L’articolo 8, che contempla l’istituzione di una commissione di monitoraggio, evidenzia la opportunità di tenere sotto osservazione le dinamiche evolutive della digitalizzazione e della gestione informativa, così come accade in altri Paesi, sia pure con modalità assai differenti tra loro, oltre che di formulare criteri di indirizzo e misure operative a supporto degli operatori della domanda pubblica e dell’offerta privata.
  • L’articolo 9 infine, oltre all’entrata in vigore, stabilisce che il decreto si applica a opere i cui bandi di gara siano pubblicati successivamente alla data della sua entrata in vigore. L’articolo prevede, inoltre, la facoltà delle stazioni appaltanti di utilizzare i metodi e gli strumenti elettronici specifici alle varianti riguardanti progetti di opere relativi a bandi di gara pubblicati prima dell’entrata in vigore del presente decreto.

Alla fine dell’articolo è possibile scaricare, per chi lo desidera, il testo IN BOZZA in .pdf.
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