Cercasi Bim Manager per cambiare la nostra edilizia: intervista all'ing. Ilaria Lagazio | Ingegneri.info

Cercasi Bim Manager per cambiare la nostra edilizia: intervista all’ing. Ilaria Lagazio

Definire il profilo di un Bim manager oggi è molto complesso, ma una cosa è certa: che la domanda di questa figura professionale è in costante crescita. Ne abbiamo parlato con l'ing. Ilaria Lagazio di Autodesk Italia

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Lo scorso 20 aprile 2016 la sede di Assolombarda a Milano ha ospitato il primo Forum Oice sul Bim. Se è pur vero che sarà il tempo a rivelarci i frutti concreti di questa iniziativa, è certo che si è trattata di una delle prime occasioni concrete in Italia di sistematizzazione sul tema, con esperti del settore, istituzioni (compresa l’Anac), accademici internazionali e aziende a rappresentare lo stato dell’arte dell’impiego del Bim in Italia e nel mondo e le prospettive future (leggi le nostre impressioni sull’evento).

Al Forum Oice sul Bim abbiamo incontrato l’ingegnere Ilaria Lagazio, Senior Technical Sales Specialist di Autodesk Italia. A Lagazio, che ha avviato la propria attività sul Bim ben prima che esso diventasse tema di attualità, abbiamo posto alcune domande, peraltro pochi giorni dopo il rilascio della Autodesk Building Design Suite 2017 (che comprende anche Revit). Tutto ciò, anche alla luce della recente riforma del Codice degli Appalti, che ha introdotto l’utilizzo del Bim tra le soluzioni chiave indicate per conseguire gli obiettivi di ‘qualità del progetto’.

Lei è ufficialmente “Senior Technical Sales Specialist”. Può spiegarci come è arrivata a questo ruolo?
Ho iniziato la professione come ingegnere strutturista, anche se ho svolto l’attività ‘classica’ per pochi anni, mentre da piu di 10 anni mi occupo di soluzioni per l’innovazione in Autodesk. Quello che non mi piaceva del lavoro tradizionale come ingegnere erano le inefficienze del sistema: ad esempio, dover andare molte volte in cantiere per poter risolvere problematiche in fondo banali…

Una schermata di Revit 2017 (Image courtesy of Autodesk)

Una schermata di Revit 2017 (Image courtesy of Autodesk)

L’idea del Bim di condividere tutti gli elementi – architettonici, strutturali, di facility management – in un unico macrosistema di dati mi ha fatto capire che questa era la strada migliore per andare oltre queste inefficienze. Ho iniziato a lavorare su Revit già prima dell’acquisizione da parte di Autodesk. Sebbene fosse un prodotto nuovo e per certi versi all’epoca nemmeno troppo maturo, intuivo che al suo interno c’erano le potenzialità per risolvere i problemi decennali dell’edilizia. Purtroppo ogni volta che parlavamo di queste tematiche non veniva neanche presa in considerazione l’ipotesi che ci potesse essere una alternativa perché era un periodo in cui c’erano margini tali per tutti che le inefficienze venivano fatte passare come fisiologiche del costruire; l’obiezione classica era:“è normale che in cantiere accadano queste cose perchè le case si fanno cosi”.

In qualche modo questa visione conferma la teoria di sostiene che una seria valutazione della crisi del mercato edilizio andrebbe commisurata anche alle inefficienze che per decenni l’hanno caratterizzato. Per dirla in modo un po’ schematico, “i numeri erano alti perché alti erano anche gli sprechi fatti”.
Certamente. Nel periodo di maggior crisi paradossalmente io ho maturato un profondo orgoglio nei confronti della mia attività perché mi sono resa conto che come tecnici abbiamo una responsabilità e la possibilità finalmente di fare qualche cosa in Italia, anziché dover scappare all’estero. Questo a mio avviso dovrebbe essere l’elemento chiave del nostro impegno a contrasto con una purtroppo ampia categoria di colleghi che “subisce” la crisi come un male di cui non sente di avere responsabilità né via d’uscita. Penso in realtà che se si è ritenuta la crisi edilizia la causa principale dei problemi dell’Italia, allora bisogna anche considerarla la chiave per la soluzione, chiaramente implementando metodi e logiche di lavoro nuovi. Nell’ultimo decennio siamo passati dal considerare il BIM da semplice “modello” a database, ovvero collettore ‘intelligente’ di informazioni. Il BIM è sicuramente la chiave di svolta per il nostro settore edile e conseguentemente per la nostra economia.

Ancora molte persone anche se esercitano questa professione fanno fatica a capire che il Bim non è ‘un CAD evoluto’… Che il tema centrale non sono gli ‘oggetti’ ma il flusso stesso.
Secondo me quello che il mercato fa fatica a capire è che non si tratta dell’ennesima burocratizzazione. Ne abbiamo subite tante ed è comprensibile che i professionisti siano stanchi e spaventati; ma io credo che il nostro mestiere non debba ridursi alla produzione di carta, alla firma di un foglio, alla redazione di un progetto con minor costi… questo non è progettare! Noi ingegneri dobbiamo avere voglia di dare qualità al nostro lavoro, di elevare le competenze e di conseguenza elevare anche il livello dei nostri interlocutori.

Una conoscenza adeguata del Bim diventa anche cruciale per chi vuole operare all’estero?
Il BIM ha raggiunto una certa maturità all’estero e di conseguenza le società italiane più lungimiranti, che sono sopravvissute alla crisi traendo vantaggio da questa situazione sono quelle che hanno già investito in BIM. Queste aziende fanno BIM e lo fanno bene, e oggi più dell’80% delle loro commesse sono all’estero. Perciò in questo momento il BIM è sicuramente un modo di lavorare che presuppone un approccio ‘globale’. D’altra parte ci aspettiamo che in risposta all’aumento del volume d’affari delle aziende italiane all’estero succederà una fase di interoperabilità anche in Italia attraverso la collaborazione tra società italiane e società straniere. In ogni caso, è chiaro che è il modello stesso del BIM, la sua gestione simultanea e multicanale, a consentire e facilitare lo scambio internazionale.

Questo elemento si sposa anche con la vostra strategia. Del resto le ultime soluzioni Autodesk sembrano andare sempre più nella direzione della smaterializzazione.
Diciamo che il cloud è uno dei motori principali di quello che sarà appunto il cambiamento che vedremo nei prossimi anni, proprio perché il modello BIM di fatto è soltanto un punto di partenza. Noi puntiamo sul fatto che le costruzioni integreranno tante innovazioni tecnologiche, connesse attraverso il modello BIM e le applicazioni cloud: penso soltanto, a titolo di esempio, alla possibilità di dislocare le informazioni sul cantiere: grazie al cloud oggi un operatore può muoversi in cantiere con il suo ipad eliminando il ciclo della carta avendo accesso all’ultima versione del progetto. Quindi sicuramente il cloud sarà fondamentale per ottimizzare la fase di esecuzione. Aiuterà tantissimo tuttavia anche in fase progettuale e preliminare: progettare bene vuol dire pensare bene prima, non vuol dire aggiustare dopo. Investire tempo in fase preliminare è importante come lo è avere a disposizione sistemi di calcolo parallelo a tempo ridotto che ci danno la possibilità di analizzare mille soluzioni in contemporanea e ottenere subito un risultato. E penso, in questo caso, ad esempio, alla possibilità di effettuare l’analisi energetica a livello preliminare, avendo in tempo reale risultati che sarebbe possibile ottenere solo dopo, diciamo, un anno di lavoro-uomo. Anche in questo senso spero che i nostri tecnici imparino ad apprezzare le nuove tecnologie come ‘opportunità’ e non come minaccia.

Un'altra schermata da Revit 2017 (Image Courtesy of Autodesk)

Un’altra schermata da Revit 2017 (Image Courtesy of Autodesk)

Chi è il Bim Manager? Un ingegnere? Un tecnico? Un informatico?
Questa domanda è davvero difficile. Noi come Autodesk conosciamo poche persone che possono davvero essere definite pienamente “BIM manager” e sono tutte figure molto diverse tra di loro, perché hanno semplicemente fatto esperienza per anni sul BIM e quindi hanno maturato la competenza giusta per coordinare altre persone. Se vogliamo parlare di profili professionali, i Bim Manager con cui lavoriamo sono tanto architetti, quanto ingegneri e geometri. Devo anche dire, in riferimento ai vari ‘corsi per diventare Bim manager’ che iniziano a fiorire, che non credo sia possibile liquidare la faccenda con un corso di poche ore e una targhetta da BIM Manager a fine corso. . Se andiamo a confrontare una persona che ha frequentato un corsocon una che davvero ha costruito le competenze di Bim management sul campo il confronto sarebbe abbastanza duro. A vantaggio del secondo ovviamente.

Resta comunque fondamentale fare formazione, in questo senso.
La formazione – da intendere in senso molto ampio – è determinante perché abbiamo uno scollamento tra la domanda e l’offerta che è qualcosa di spaventoso. A me personalmente ogni settimana arrivano almeno due o tre richieste di aziende per cercare qualcuno che conosca bene gli strumenti, diciamo un BIM Manager alla quale rispondere per noi è difficile. Nonostante la crisi enorme, le persone in grado realmente di fare BIM management sono poche! Il che dà anche un’idea precisa di quanto questa professione offra sbocchi al momento.
La mia opinione è che come nazione abbiamo in qualche modo rifiutato il cambiamento: siamo stati sempre così concentrati a dirci che eravamo i migliori al mondo che non ci siamo accorti che quel mondo (e quel modo di progettare) non esiste più, ma è completamente cambiato e ci siamo ritrovati senza gli attrezzi per affrontare il futuro. queste nuove sfide. È ora davvero di cambiare.

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