Energia nucleare: aspettando la DTT a Frascati nasce il forno hi tech | Ingegneri.info

Energia nucleare: aspettando la DTT a Frascati nasce il forno hi tech

Il nuovo dispositivo sarà utile per testare le proprietà di speciali spugne di tungsteno, utili per la costruzione del DTT, il divertore per la ricerca nucleare

Una fase di testing sul nuovo dispositivo nel centro ENEA di Frascati
Una fase di testing sul nuovo dispositivo nel centro ENEA di Frascati
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L’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, segna un altro passo verso la fusione nucleare: i tecnici e i ricercatori hanno messo a punto un forno da vuoto ad alta temperatura che offrirà le competenze tecnologiche necessarie alla produzione di alcuni componenti della DTT (Divertor Tokamak Test facility), la nuova macchina per la ricerca sulla fusione nucleare che verrà costruita presso il Centro Ricerche di Frascati.

In particolare, il forno servirà a studiare le proprietà dei CPS (Capillary-Pore System), spugne imbevute di metallo liquido che verranno utilizzate nel divertore come materiale direttamente esposto al plasma. Vediamo alcuni dettagli del funzionamento del nuovo dispositivo dell’ENEA.

La composizione del nuovo dispositivo dell’ENEA

Questo forno hi-tech si presenta come un cilindro metallico delle dimensione di una caldaia: è stato assemblato da un team di giovani tecnici e ricercatori a testimonianza del ruolo fondamentale che hanno i giovani nella ricerca sulla fusione, oggi e ancora di più nel prossimo futuro con la realizzazione del progetto DTT.

La superficie del metallo liquido, intrinsecamente, non è soggetta a danneggiamenti all’interno del tokamak e in questo modo rappresenta una possibile soluzione al problema del deterioramento dei materiali solidi, allungando il ciclo di vita di un componente fondamentale per il futuro reattore come il divertore.

La procedura messa a punto nei laboratori del Centro ENEA di Frascati prevede che delle speciali spugne di tungsteno vengano immerse all’interno del forno, in un bagno di stagno liquido a 1200 gradi centigradi con l’obiettivo di studiare l’assorbimento dello stagno da parte della spugna ed investigare i fenomeni corrosivi legati all’impiego di questo metallo.

Sinora l’unico tokamak che ha sperimentato lo stagno come metallo liquido si trova proprio nel centro dell’ENEA di Frascati ed è il FTU (Frascati Tokamak Upgrade). Le spugne in questo caso sono state sviluppate in collaborazione con un centro di ricerca russo.
Pur continuando la collaborazione, il nuovo forno di Frascati – spiega Giuseppe Mazzitelli, capo della divisione Tecnologie Fusione Nucleare dell’ENEA – ci porterà ad acquisire il know-how per la fabbricazione dei CPS e a sviluppare soluzioni innovative da installare sulla futura macchina DTT”.

Il fattore umano decisivo nella ricerca

Lo studio per la realizzazione del forno hi-tech è stato finanziato da EUROfusion ed ha coinvolto personale tecnico tra cui Luigi Verdini, Mario Mezzacappa, Valerio Cerri, Stefano Rueca e Marco Vellucci, che si sono occupati dell’installazione del forno, insieme al dottorando dell’Università di Padova, il 26enne Matteo Iafrati, che da quattro anni porta avanti il suo progetto di ricerca nel Centro di Frascati.  “La presenza di giovani nei nostri centri di ricerca testimonia l’importanza del ruolo formativo per ENEA -sottolinea Giuseppe Mazzitelli – una prerogativa fondamentale soprattutto in un campo di ricerca dal futuro promettente come la fusione che, oggi più che mai, ci vede impegnati nella nuova sfida della costruzione di DTT, con il coinvolgimento di oltre 150 giovani ricercatori e fino a 1.500 persone, tra dirette e indotto, che lavoreranno complessivamente al progetto”.

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