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Flash Charge, da Enea la ricarica superveloce per gli autobus elettrici

Il sistema prevede l'utilizzo congiunto a bordo dei bus e alle fermate di supercondensatori che permettono di ricaricare un autobus in 10 secondi

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I dati sull’inquinamento atmosferico provocato dai mezzi che ogni giorno transitano sulle nostre strade sono allarmanti e richiedono un’inversione di rotta. Sebbene si faccia un gran parlare di mobilità sostenibile siamo di fatto ancora ben lontani dall’ottenimento di risultati che possano considerarsi soddisfacenti per un reale miglioramento della qualità dell’aria e per un futuro a basso impatto ambientale.

Gran parte delle speranze vengono riposte nella mobilità elettrica, ma c’è ancora molta strada da percorrere in termini di tecnologie e infrastrutture. Un contributo in tal senso arriva dall’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile che ha presentato a Rimini, lo scorso 6 novembre, in occasione delle fiere KeyEnergy ed Ecomondo, alcuni progetti dedicati alla mobilità sostenibile, con una particolare attenzione alla propulsione elettrica.

Flash Charge, ricarica superveloce per gli e-bus

Fra le novità presentate spicca Flash Charge, un innovativo sistema di ricarica superveloce per gli autobus elettrici. La tecnologia legata ai veicoli elettrici sconta infatti alcuni forti limiti che ne impediscono tutt’ora una diffusione capillare, fra cui la scarsa durata delle batterie e i tempi di ricarica eccessivamente lunghi. La soluzione sviluppata da Enea cerca di risolvere queste criticità grazie all’utilizzo congiunto a bordo dei bus e alle fermate, di supercapacitori o supercondensatori, in grado di fornire elevate potenze in brevi periodi.

Vantaggi e svantaggi dei supercondensatori

Rispetto alle comuni batterie elettrochimiche, i supercondensatori hanno una vita molto più lunga, riuscendo a superare i 10mila cicli, e vantano tempistiche di carica e scarica decisamente ridotte, perché pressoché istantanee. Di contro, riescono a immagazzinare molta meno energia, cosa che ne ha limitato l’applicazione diffusa nel campo della mobilità elettrica.

Dai 10 ai 20 secondi per ricaricare un autobus

Un limite che l’Enea ha ‘raggirato’ con la compresenza di supercondensatori sia negli autobus sia nelle fermate e con lo sviluppo quindi di un’infrastruttura in grado di supportare il sistema.

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“Per ricaricare un autobus in 10, massimo 20 secondi basta la sola presenza di una adeguata infrastruttura di ricarica lungo la linea di servizio. Ciò consente di proiettare il trasporto pubblico elettrificato verso un’autonomia illimitata – spiega l’ingegnere Antonino Genovese, responsabile del Laboratorio sistemi e tecnologie per la mobilità sostenibile e l’accumulo dell’Agenzia – Un altro vantaggio di questa tecnologia è il minore impatto sulla rete di distribuzione elettrica. Per rendere il sistema più versatile, stiamo lavorando ad ulteriori soluzioni con batterie di piccola capacità”.

Mobilità sostenibile, il lavoro di Enea

Flash Charge non è l’unico progetto al quale Enea sta lavorando sul fronte della mobilità sostenibile. Fra le ricerche e sperimentazioni in corso vanno citati i progetti HOWMOVE per ottimizzare costi e impatti degli spostamenti casa-lavoro, ECOTRIP per la stima dei consumi e delle emissioni dei veicoli,  CITYLOG per ottimizzare la consegna merci e STREET per la diagnostica del traffico.

Biometano da fonti rinnovabili

A Ecomondo sono stati inoltre presentati per la prima volta risultati del progetto +Gas per la produzione di biometano da fonti rinnovabili attraverso la trasformazione in idrogeno e l’utilizzo di batteri selezionati.

“Si tratta di un processo ‘Power to Gas’- sottolinea Giuseppe Nigliaccio coordinatore del progetto +GAS – che permette di trasformare l’energia elettrica prodotta in eccesso da fonti rinnovabili non programmabili (fotovoltaico, eolico) in idrogeno e successivamente in combustibile per autotrazione (biometano) o da immettere nella rete di distribuzione del gas naturale. Il combustibile viene prodotto insufflando idrogeno e anidride carbonica in appositi digestori dove, mediante utilizzo di batteri selezionati ad hoc, avviene la trasformazione in biometano”

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