Il Bim sarà obbligatorio nel Codice Appalti: parola del ministro delle Infrastrutture | Ingegneri.info

Il Bim sarà obbligatorio nel Codice Appalti: parola del ministro delle Infrastrutture

Graziano Delrio chiarisce che il Bim entrarà nel Codice Appalti e preannuncia un periodo di sperimentazione di almeno 12/14 mesi

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Il Bim diventerà obbligatorio nel nuovo Codice degli appalti, con un periodo di sperimentazione di minimo 12/14 mesi: ad anticiparlo è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, intervenuto in un convegno dedicato alla “La transizione digitale in Europa per il settore delle costruzioni”, svoltosi alla Camera lo scorso 18 febbraio 2016.

“Se è la centralità del progetto se è una delle chiavi di volta per ritornare ad essere un Paese normale da un punto di vista delle opere pubbliche è chiaro che qui va applicata anche la massima innovazione tecnologica”, ha chiarito il ministro. “L’applicazione di queste nuove tecnologie permette a questo progetto di diventare molto meno oneroso e molto più adatto, diciamo cosi, adatto ad essere utilizzato per una spesa prevedibile finalmente, per una spesa che l’amministrazione pubblica può programmare in maniera più adeguata. Quindi dobbiamo valorizzare tutte le tecnologie ed avere il coraggio di spingerci in questa direzione; il nuovo decreto attuativo del codice degli appalti andrà in questa direzione, daremo un tempo che riteniamo congruo per l’adattamento ma al termine di 12/14 mesi bisogna che ci sia questo adeguamento”.

Pertanto se da un lato si configura l’ormai imminente introduzione del Bim nelle attività regolari di progettazione, dall’altro viene ventilata una ipotesi di dilazione dei tempi rispetto a quanto scritto nella Legge Delega sugli Appalti Pubblici, che prevede l’obbligatorietà entro 180 giorni dall’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti, per le opere pubbliche di importo superiore alle soglie comunitarie (209.000 euro per la progettazione e 5.200.000 euro per i lavori).

Delrio ha parlato di tecnologie in senso ampio, facendo riferimento anche ad altri aspetti oltre il Building Information Modeling (sui quali, a dire il vero, si è soffermata soprattutto la geologa e deputata Raffaella Mariani) ma anche a un ampio spettro di sistemi che potrebbero non solo definire il ‘nuovo’ costruito, ma favorire la sicurezza dell’esistente sul territorio. Ricordando, ad esempio, il caso del crollo sulla A19 Palermo/Catania, cita tecnologie “già a disposizione come i micro sensori che possono essere messi dentro ai piloni che possono misurare le variazioni di movimento di 2/3 centimetri” oppure “i droni per monitorare i 200 viadotti della A19”, un vantaggio enorme se si considera invece i costi che richiede l’attività tradizionale di monitoraggio con le gru.
“Quindi”, ha chiosato Delrio, “siamo davvero di fronte a una grande potenzialità che ci invita a essere coraggiosi che ci invita a essere umili, nel senso di imparare a utilizzare questi dati tutti per la protezione del bene pubblico come strade ed edifici. La riqualificazione è una nuova via che noi abbiamo indicato con grande forza”.

Nel convegno sulla transizione digitale del sistema delle costruzioni Delrio ha anche approfondito un altro aspetto ritenuto controverso da alcune voci, ovvero il coinvolgimento diretto dell’Anac nel codice. “Le opere pubbliche in Italia si fanno poco e si fanno male a causa di diversi fattori: un primo fattore è certamente il fattore della corruzione, come sappiamo. Io sono abbastanza distante da coloro che pensano che un ruolo attivo di Anac dentro il codice degli appalti voglia dire in qualche modo una anomalia, non è una anomalia la vigilanza. L’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici è un fatto importante, è un fatto decisivo”, ha chiarito Delrio.
“Il Governo ha voluto l’Autorità anticorruzione perché sa che i costi della corruzione in Italia sono elevatissimi ma ovviamente non c’è un fatto solo etico di vigilanza, ma ci sono fatti più sostanziali, più strutturali. Non è questione di contingenza ma c’è un problema sostanziale dentro al ritardo e alla inefficienza nelle opere pubbliche italiane e una delle cause principali di questo ritardo e questa insufficienza è certamente dovuta alla mancata centralità del progetto”.

 

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