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Informatica da museo: ecco la sfida di Verde Binario

Computer e calcolatori che hanno fatto la storia e tantissimi giochi, nonni della PlayStation, in mostra a Cosenza grazie ad un gruppo di studenti di ingegneria

Il Seleco Ping-O-Tronic (1974)
Il Seleco Ping-O-Tronic (1974)
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Archeo informatica nella terra dei Bronzi di Riace: succede in Calabria, più precisamente a Cosenza con il MIAI, il Museo Interattivo di Archeologia Informatica, realizzato da studenti di ingegneria informatica riuniti nell’associazione Verde Binario. Dal recupero, ripristino e riuso del materiale hardware, elettrico ed elettronico obsoleto, dismesso e da rottamare, l’associazione presieduta da Irene De Franco ha messo in campo anche un’altra attività, importantissima: la valorizzazione attraverso l’attività di divulgazione museale, di strumenti che raccontano l’evoluzione dell’informatica. Il museo è stato allestito in via Accattatis 4 a Cosenza ed è visitabile ogni sabato dalle 16 alle 19 con un contributo di tre euro. Gran parte delle macchine presenti nel museo sono messe a disposizione dei visitatori di ogni età che possono così cimentarsi ad esplorarle con attività didattiche e ludiche.

Le macchine sono arrivate da donazioni private ma soprattutto grazie all’acquisizione delle strumentazioni utilizzate dai dipartimenti di Informatica dell’Università della Calabria, insieme a materiale software originale e documentazione cartacea. Il museo vanta oggi centinaia di sistemi operativi tra cui il primo enorme mainframe VAX dell’Università della Calabria, vecchi cloni IBM, workstation UNIX, i primi computer prodotti da Apple e Olivetti.

L’obiettivo del 2018 è portare a termine, anche grazie alle vendite di un calendario speciale,  il restauro del sistema Digital VAX 11/780, datato 1977, uno dei primi sistemi commerciali a 32 bit e capostipite della architettura VAX. L’esemplare esposto al MIAI è stato recuperato dall’ex Centro di Calcolo dell’Università della Calabria e ha rappresentato una tappa fondamentale nell’informatizzazione dell’ateneo.

Vax_11_780
Il restauro, fanno sapere dall’associazione Verde Binario, procede per il meglio perché tutti i test elettrici hanno confermato le buone condizioni della macchina: dai dischi è stato estratto un dump completo dei dati e del sistema operativo VMS 5.4, che si esegue correttamente nell’emulatore di 11/780 fornito dal software simh.

Nel MIAI ci sono davvero tantissime chicche informatiche, alcune pesanti anche cinque tonnellate, come il General Eletric 120, un sistema che serviva negli anni ’60 per gestire il traffico aereo a Zurigo, ma soprattutto c’è un’area vastissima dedicata al retrogaming. Per i millennials che conoscono solo la PlayStation, scoprire il vastissimo mondo dei videogiochi è davvero un’esperienza totale. Non ci sono solo i Commodore 64 e le immancabili cassette o i GameBoy, consolle portatile ormai prossima ai trent’anni. Esistono videogiochi ancora più antichi nel MIAI, come il Ping-O-Tronic, prodotto dalla Zanussi nel 1974: si poteva giocare a squash e a ping pong. Sono giochi che hanno un sapore arcaico in confronto all’altissima definizione grafica alla quale siamo abituati oggi, ma anche il freddo mondo dei bit ha un’anima fatta di memorie.

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