Ingegneria biomedica, l'Ue: "Scommettete su questa scienza! | Ingegneri.info

Ingegneria biomedica, l’Ue: “Scommettete su questa scienza!

Un documento dell'Ue sottolinea come l'ingegneria biomedica non vada intesa come sottocategoria della medicina moderna ma come disciplina ingegneristica a tutti gli effetti. Gli ingegneri italiani sono pronti?

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Il 4 settembre 2015 il Cese, Comitato economico e sociale europeo, ha rilasciato un documento che riconosce che l’Ingegneria Biomedica non va intesa come semplice sottocategoria della medicina moderna ed evidenzia la combinazione tra la professione di Ingegnere Biomedico ed il settore dei servizi medici e di assistenza. Alla luce di queste considerazioni, il documento raccomanda che l’Europa segua l’esempio statunitense e riconosca questa disciplina come una scienza a pieno titolo anche per rafforzare la competitività internazionale delle imprese europee.

In questo senso appare importante il riconoscimento delle principali attività che oggi richiedono specialisti in ingegneria biomedica per svolgere lavori che formano oggetto della professione di ingegnere.

“Gli ingegneri che operano nel settore della salute si confrontano giornalmente con problemi concreti che vanno dalla progettazione alla valutazione e gestione di materiali e tecnologie per i dispositivi medici di diagnosi, prevenzione, trattamento, sostituzione o modifica dell’anatomia”, spiega l’ing. Luca Radice, specializzato in ingegneria per la salute.

“Come sempre accade nel mondo reale le soluzioni devono essere realizzabili con risorse strutturali ed economiche limitate”, continua Radice. “Una delle principali preoccupazioni è che i dispositivi medici siano considerati prodotti industriali e che la loro libera circolazione possa avvenire a seguito del rilascio di un certificato emesso da organismi privati di notificazione, dopo la valutazione di documentazione tecnica prodotta dal fabbricante. Il processo di realizzazione e di valutazione di questi documenti appare difatti molto critico per la sicurezza dei cittadini e per la crescita dell’industria, soprattutto se il compito non viene svolto da personale con requisiti minimi di qualifica e competenze tecniche paragonabili a quelle degli ingegneri biomedici esperti”.

“Vista la complessità di questo ruolo interdisciplinare appare evidente”, conclude l’ing. Radice, “l’importanza dell’impegno che il Cni assumerà ed il supporto e l’attenzione che sapranno mantenere gli ordini territoriali degli ingegneri italiani e della comunità accademica e di ricerca per poter per essere protagonisti in Italia, in Europa e nel Mondo”.

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