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Innovazione digitale, crescono gli investimenti delle imprese italiane

Un’azienda su tre fa Open Innovation e oltre la metà guarda alle startup per innovare. Per il 2019 è prevista una crescita del 2,6%: quattro imprese su dieci aumenteranno il budget ICT per dematerializzazione dei documenti, Big Data Analytics e sistemi ERP. I risultati della ricerca dell’Osservatorio Startup Intelligence e Academy PoliMi

Futuristic user interface concept. Graphical User Interface(GUI). Head up Display(HUD). Internet of things.
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Le imprese italiane investono sempre più nell’innovazione digitale. Lo dicono i risultati della ricerca annuale degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano. Gli investimenti crescono per il terzo anno consecutivo, anche se l’Italia rimane agli ultimi posti in Europa nello sviluppo del digitale. Aumentano anche i budget destinati all’innovazione digitale presenti in altre Direzioni aziendali, tra cui il Marketing e la Direzione Tecnica.
Inoltre, per il 2019 è previsto un incremento medio del 2,6% del budget ICT, che coinvolgerà il 39% delle imprese intervistate, con investimenti concentrati nella dematerializzazione dei documenti, Big Data Analytics e sistemi ERP. A trainare il fenomeno sono le grandi imprese, che mostrano un incremento medio del 4,8%, seguite dalle medie (+3,2%) e dalle grandissime imprese (+1,9%).

Come funziona la ricerca

L’indagine, attraverso le risposte alla Survey Innovation 2018 di 250 tra Chief Innovation Officer e Chief Information Officer e 45 interviste dirette, ha fotografato l’innovazione digitale nelle imprese italiane in termini di risorse impiegate e modalità di governance, studiando il livello di adozione di nuovi modelli di Open Innovation per gestire l’innovazione e l’evoluzione delle collaborazioni tra startup e aziende incumbent in Italia.

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Che cos’è l’Open Innovation?

L’Open Innovation, che in italiano si traduce con “innovazione aperta”, è un nuovo modello di business partecipativo adottato da imprese che, per competere sul mercato e raggiungere standard di innovazione più elevati, non si basano solo su idee e risorse interne ma ricorrono anche a strumenti e competenze tecnologiche di interlocutori esterni, come startup, università, istituti di ricerca, fornitori, inventori, programmatori, consulenti e anche aziende non concorrenti.
Secondo la ricerca, il 33% delle imprese italiane, una su tre, adotta sistematicamente iniziative di Open Innovation e il 24% ha in programma di realizzarle a breve. Invece, le aziende non interessate all’argomento sono il 24%, il 18% non sa e l’1% ha abbandonato questi progetti dopo averli adottati in passato. Tutte le imprese che adottano iniziative di Open Innovation praticano la cosiddetta Inbound Open Innovation (o Outside-in), che incorpora stimoli esterni all’interno dei processi. Solo l’11% pratica azioni di Outbound Open Innovation (o Inside-out), il modello che esporta stimoli di innovazione interna.
Nello scorso triennio le principali fonti di innovazione sono state piuttosto “tradizionali”: venditori e fornitori di soluzioni ICT (42%), top management (38%), clienti esterni (36%) e società di consulenza (32%). Mentre l’impatto di università e centri di ricerca (15%), startup (10%) e aziende non concorrenti (7%) è stato piuttosto limitato. Tuttavia, secondo le indicazioni delle imprese per gli investimenti nel futuro triennio, il divario è destinato a ridursi notevolmente. Tutte le fonti tradizionali sono in calo: venditori e fornitori di tecnologie (-27%), società di consulenza (-33%) e top management (-6%). Registrano un forte incremento, invece, startup (+138%), centri di ricerca e università (+59%), unità aziendali di ricerca e sviluppo (+21%) e aziende non concorrenti (+20%).

Gli investimenti per il 2019

Per il 2019, il 14% delle aziende prevede un aumento del budget superiore al 10% e il 25% un aumento fino al 10%; mentre solo il 9,5% delle imprese diminuirà il budget ICT. Gli investimenti in innovazione digitale saranno focalizzati in 6 aree principali: Digitalizzazione e Dematerializzazione di processi e documenti (indicata dal 39% del panel); sistemi di Big Data Analytics e Business Intelligence (38%); Consolidamento applicativo, sviluppo e rinnovamento dei sistemi gestionali e ERP (31%); Sviluppo e Rinnovamento dei sistemi CRM (26%); Soluzioni di eCommerce e Mobile Commerce (20%); Sistemi di Information Security, Compliance e Risk Management (18%).
Altri ambiti di interesse sono: Applicazioni e tecnologie di Industria 4.0 (16%); Mobile Business (16%); sviluppo o rinnovamento dei Data Center e Information Management (15%). Chiudono la top ten Cognitive Computing, Artificial Intelligence e Machine Learning (10%), seguite da Smart Working (10%), Internet of Things (9%), Supply Chain Finance e Blockchain (2%).

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Come viene gestita l’innovazione digitale nelle aziende

Il 77% delle imprese che ha introdotto la Direzione Innovazione lo ha fatto negli ultimi 2 anni. Dalla ricerca è emerso anche che il 35% delle imprese ricorre a team dedicati per ogni specifico progetto di innovazione; il 26% è caratterizzato da attività non strutturate e con gestione occasionale; nel 4% dei casi è presente un Comitato Innovazione interfunzionale che si riunisce periodicamente; mentre nel 36% c’è una Direzione Innovazione o un ruolo dedicato all’innovazione.
Solo il 17% delle imprese possiede un sistema di metriche per misurare gli impatti dell’Innovazione Digitale. Di queste, il 14% deve ancora consolidarne la struttura. Tuttavia, il 40% delle aziende intervistate ha dichiarato di avere in programma di adottarne uno per: valutare la profittabilità delle attività di innovazione (58%); supportare la selezione dei progetti (41%); tenere sotto controllo le risorse utilizzate (36%); motivare le persone verso l’innovazione (36%); e favorire il coordinamento e la comunicazione (28%).

Le difficoltà incontrate dalle imprese nella gestione dell’innovazione digitale

Per il 55% delle aziende intervistate, l’ostacolo maggiore è l’organizzazione di strutture, ruoli e meccanismi di coordinamento che coinvolgono le diverse Direzioni. Il 44% incontra difficoltà nel reperire, valutare e sviluppare competenze digitali e il 41%, nel definire nuove forme di collaborazione con i fornitori tradizionali e nuovi partner come startup, centri di ricerca e università.
Del 60% di imprese che ha avviato iniziative per favorire l’attitudine imprenditoriale dell’organizzazione, il 39% ha sensibilizzato i manager a stili di leadership indirizzati all’accettazione del rischio e dell’errore; il 35% ha fatto formazione su temi di frontiera come il design thinking e il 30% percorsi di formazione per stimolare l’innovazione fra i dipendenti; il 29% ha collaborato con startup; e il 24% ha organizzato contest o hackathon per coinvolgere i dipendenti. Il 26% non ha lanciato nessuna iniziativa, ma le sta pianificando; mentre il 14% non è interessato.

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Il ruolo delle startup

Più della metà delle aziende intervistate guarda alle startup come fonte alternativa per lo sviluppo di innovazione digitale: il 33% delle imprese ha già collaborazioni attive, mentre il 21% ha in programma di avviarne a breve. La percentuale di collaborazioni attive sale al 57% fra le grandissime imprese. Tra quelle che hanno già collaborato, un’azienda su due ha avviato una partnership in ricerca e sviluppo per la realizzazione di un prodotto o di un servizio; il 41% delle imprese ha utilizzato la startup come fornitore spot; il 27% come fornitore a lungo termine; il 20% ha attivato una partnership di tipo commerciale e il 13% collabora alla definizione e innovazione del modello di business complessivo. Inoltre, il 16% delle imprese ha inserito la startup all’interno di un programma di incubazione o accelerazione di proprietà dell’azienda o con cui l’azienda collabora; il 12% ha partecipato nell’equity della startup e il 6% ha acquisito la startup.
I principali ostacoli alla collaborazione tra azienda e startup sono: gestione delle difficoltà di comunicazione (43%); formalizzazione di garanzie per favorire un impegno continuativo (37%); regolamentazione della proprietà intellettuale (29%); gestione dei processi di qualifica (25%); definizione di accordi di riservatezza (24%); allineamento sulle scadenze della collaborazione (13%) e gestione dei tempi di pagamento (9%).
Nel 2018 le startup hi-tech italiane hanno raccolto 267 milioni di euro di finanziamenti in più rispetto al 2017, quasi raddoppiando il valore complessivo del settore, che sfiora i 600 milioni di euro. Con 229 milioni di euro, gli investimenti esteri rappresentano il 38,3% sulla raccolta complessiva, fungendo ancora da principale traino per l’ecosistema. I finanziamenti internazionali provengono soprattutto da Stati Uniti (72,73%), Europa (23,36%), Cina (3,77%) e Brasile (0,06%).

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