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La nebbia è una risorsa idrica?

Sì, secondo un progetto innovativo dell’Alta Scuola Politecnica di Milano e Torino: reti tessili che intrappolano gli ammassi nebbiosi. Ecco come funziona

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È possibile armonizzare le risorse ambientali con il contesto urbano, sfruttando la forza lavoro del luogo? La risposta è positiva: è ormai innegabile la crisi idrica che sta coinvolgendo in modo sempre più crescente il nostro pianeta, quindi perché non sfruttare la nebbia a nostro favore.
L’idea parte dall’Alta Scuola Politecnica (ASP) di Milano e Torino e sarà sviluppata grazie al progetto Water for Life (WaLi): un gruppo multidisciplinare di studenti e docenti dell’ASP che ha proposto un’idea concettualmente semplice ed economica. Attraverso reti tessili approntate ad arte rispetto ai venti prevalenti è possibile intrappolare gli ammassi nebbiosi. “Non tutte le nebbie sono uguali, è possibile riconoscere tre diversi tipi”, afferma la dottoressa Gloria Morichi, tra i promotori del progetto WaLi, “ovvero:
• Quella dovuta al raffreddamento di una massa d’aria calda e umida che si irradia dal terreno durante la notte e si forma a livello del suolo;
• Quella che si forma attraverso il contatto, con movimento orizzontale, tra masse d’aria calda e umida e superfici più fredde;
• Quella che si forma quando aria umida risale un pendio poi si espande e si raffredda”.

Il progetto WaLi punta alla realizzazione di sistemi di sedute urbane integrate con reti ombreggianti e pareti verdi da impiegarsi a scala urbana così come nuove facciate tessili tridimensionali cattura-nebbia con funzione di supporto nella microfiltrazione dell’aria inquinata, con specifico riferimento alle aree metropolitane.

L’idea di sfruttare le reti tessili ha in realtà un’origine abbastanza antica, infatti paesi quali ad esempio il Cile già sfruttano in contesti poco urbanizzati, sistemi di cattura nebbia. La sfida è doppia: da un lato si vuole creare una risorsa alternativa di riserva d’acqua, dall’altro attraverso l’emancipazione della popolazione si vuole far sì che vi siano installazioni permanenti, periodicamente manutenute conservate dagli stessi cittadini”.
Il primo passo è quindi far riscoprire e far conoscere questo metodo di captazione della nebbia orografica, “ecco perché si è pensato, in via preliminare, ad un’installazione temporanea coadiuvata da pannelli interattivi, ovvero monitor touchscreen in cui sono contenute le informazioni inerenti questa, apparente, semplice tecnologia. La valenza di questo allestimento temporaneo corrisponde ad una formazione fondamentale in materia di educazione e tutela ambientale”.

Vi sono delle condizioni di base che devono essere soddisfate, affinché si abbia un buon rendimento di captazione? “La rete capta il contenuto d’acqua della nebbia, pertanto questa deve essere orientata perpendicolarmente alla direzione del vento prevalente. Vi sono però delle condizioni al contorno che possono incidere sul suo buon rendimento, ovvero il contesto territoriale d’inserimento, un esempio potrebbero essere le ostruzioni urbane. Di fatto queste reti, disposte verticalmente, sono pensate per spazi aperti, in cui l’orientamento del vento prevalente è pressochè costante. Questo offre uno spunto di riflessione e di ricerca: tradurre la rete in un elemento architettonico orientabile in funzione della direzione del vento, fare quindi in modo che diventi a tutti gli effetti un elemento ordinario di arredo urbano, inserito in un futuro prossimo in un prezzario edile”.
Ora nella sua fase di progettazione e prototipazione sperimentale WaLi sta studiando elementi funzionali alla scala territoriale, dei quali si vuole valutare l’impatto sui paesaggi agricoli della Pianura Padana e di altre aree pianeggianti dell’entroterra, ma anche su paesaggi coltivati a terrazzamenti degradanti verso il mare.
I potenziali progetti pilota prevedono l’installazione temporanea a Tenerife, Milano e Lima. Il comune denominatore è ovviamente la presenza della nebbia. Tenerife ben si presta in quanto isola ma soprattutto la finalità è anche il coinvolgimento locale della cittadinanza in termini di manodopera e manutenzione”.

Attraverso workshop di progettazione multidisciplinari e con il coinvolgimento di esperti e di possibili portatori di interessi, i partecipanti hanno anche concorso per un finanziamento di ricerca europeo e stanno realizzando i primi prototipi con il supporto tecnico scientifico del laboratorio interdipartimentale di ricerca sui materiali tessili e polimerici Textiles Hub del Politecnico di Milano, coinvolgendo anche aziende manifatturiere del settore delle tensostrutture.

 

Soggetto intervistato

Dott.ssa Gloria Morichi

Dott.ssa Gloria Morichi

Laureata in Architettura Ambientale presso il Politecnico di Milano, specializzanda in Progettazione Tecnologica e Ambientale (Politecnico di Milano). Dopo un periodo di scambio alla Aalborg University (Danimarca) si occupa di tecnologie sostenibili per l’architettura.

Breve descrizione del gruppo di lavoro
Dott.ssa Sara Miladinovic: laureata in Architettura all’Università di Belgrado, Facoltà di architettura. Ora specializzanda in Progettazione architettonica al Politecnico di Milano. Si occupa di design progettazione dell’architettura.
Dott. Federico Lorenzon: laureato in Scienze dell’Architettura al Politecnico di Milano, dove ora è specializzando in Architettura delle costruzioni e si occupa di tecnologia dell’architettura.
Dott. Runze Li: Laureato in ingegneria civile alla Beijing Jiao Tong university, frequenta il corso di Laurea specialistica in Ingegneria civile per la mitigazione del rischio, concentrandosi su analisi del rischio e pianificazione d’emergenza.
Dott. Lucas Bandeira Calixto, specializzando nel programma di Doppia Laurea in Architettura Sostenibile al Politecnico di Torino.

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