L’automazione aiuta a prendere decisioni migliori: intervista a Dominic Thasarathar | Ingegneri.info

L’automazione aiuta a prendere decisioni migliori: intervista a Dominic Thasarathar

Ecco l’intervista, in esclusiva per noi di Ingegneri.info, a Dominic Thasarathar di Autodesk, realizzata durante il prestigioso evento internazionale Autodesk University 2017 tenutosi a Las Vegas, USA

Dominic Thasarathar
Dominic Thasarathar
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Come la tecnologia può, e potrà, offrire il proprio supporto concreto nell’affrontare alcune delle più urgenti problematiche che affliggono il mondo? Ne parliamo con Dominic Thasarathar, in un’ampia prospettiva di riflessioni ad ogni scala. Dal 2011, egli è responsabile delle strategie a lungo termine di Autodesk per il comparto delle costruzioni, dell’energia e delle risorse naturali. Tali considerazioni si muovono dal prendere atto di una continua crescita demografica globale, la quale porterà ad avere circa 9,8 miliardi di individui entro il 2050, quasi 2 miliardi in più rispetto ai 7,7 attuali. Di conseguenza, molte saranno le questioni da affrontare, tra cui il necessario limite allo spreco di risorse in ogni campo. Ciò sarà possibile anche grazie alla preparazione acquisita da ogni individuo a lavorare in modi nuovi, in processi interamente supportati dalla tecnologia. L’impegno di Autodesk va in tale direzione, verso un futuro che richiederà ai lavoratori di fare e costruire di più, ma in modo migliore e meno impattante a livello globale. A titolo di esempio, si pensi all’impiego del BIM: nel biennio 2013/2014, ha apportato un significativo contributo nel risparmio di circa 800 milioni di sterline nel comparto edile britannico, secondo le stime contenute nello studio prodotto da G. Paterson, J. Harty e T. Koulder nel 2015. Tali prospettive e analisi, da cui queste ultime provengono, sono contenute nell’opuscolo “Constructing with the power of digital” distribuito da Autodesk in concomitanza dell’Autodesk University 2017 e disponibile al seguente link.

Secondo quanto da lei esposto nell’interessante intervento tenutosi all’interno della sessione di lunedì (13 Novembre, n.d.r.), l’automazione potrebbe aiutare a rimodellare il mondo e a superare i limiti del nostro concetto occupazionale. In Italia, l’opinione pubblica guarda a questa rivoluzione con diffidenza, impaurita dalla disoccupazione tecnologica e funzionale, invocando un reddito di cittadinanza. Qual è la sua opinione su ciò e sulle prospettive future?
Penso sia un argomento incredibilmente sensibile, legato al fatto che l’automazione possa potenzialmente dislocare persone da quel determinato lavoro. Ciò, però, va contestualizzato rispetto all’enorme sfida che abbiamo davanti, relativa all’efficientamento di un numero crescente di edifici dal punto di vista costruttivo, fronteggiando le problematiche ambientali che vanno oltre a quella dell’inquinamento, così come la diversità e la competitività. Il dilemma su questo punto, oggi, è se le questioni tradizionali sono quelle che determineranno la domanda futura. Quello che intendo affermare con ciò è che l’automazione, piuttosto che sostituirsi ai lavori delle persone, sia in realtà un modo per poterli incrementare. Se conduciamo questa grande sfida, anziché temere che i robot possano sostituirsi ai singoli operatori, possiamo accompagnare le persone nel controllarli così come accade nella filiera dell’architettura. In sostanza, è una guida utile al fine di aiutare a prendere decisioni migliori.

Maggiori tecnologie potrebbero aiutare ad avere ‘smart cities’, in cui edifici e infrastrutture intelligenti migliorano davvero la qualità della vita di tutti i giorni. Tuttavia, volendo configurare uno scenario distopico, molte persone guardano a ciò in modo sospetto, per via di una potenziale erosione della privacy. È reale pensare ad una deriva autoritaria, in cui tutto sia monitorato e controllato?
Beh, è una domanda più per la politica e per l’opinione pubblica! Penso però che la tecnologia stia incrementando le possibilità a nostra disposizione e che questo si rifletta sul prezioso valore sociale che rivestiamo. Dobbiamo assicurarci che si stia ottenendo il meglio possibile al fine di avere un buon ambiente in cui vivere. Per esempio, molti edifici non vengono utilizzati per una parte della giornata. Come si rapporta questo rispetto alle 24 ore giornaliere? La tecnologia ci permette di identificare quei brevetti funzionali al settore privato tali da renderli impiegabili negli edifici. In termini di privacy, io penso sarà esattamente lo stesso problema che abbiamo per la privacy online con le piattaforme multimediali, e così via. Questo è la società che lo determina.

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Recentemente, sui media si legge che Bill Gates sta investendo circa 80 milioni di dollari per costruire una smart city in Arizona. Lei è coinvolto in questo progetto e, in caso affermativo, che tipo di tecnologie utilizzerà Autodesk in questo specifico compito?
Personalmente, non sono coinvolto in questo progetto. Siamo però coinvolti in altri progetti di ‘smart cities’, presentate anche in diverse conferenze. Discutendo con i clienti, essi cercano di capire quali siano le implicazioni delle città intelligenti, in particolare rispetto a cosa loro intendano relativamente ai modelli economici. Un nutrito numero di clienti nel settore delle utility, ad esempio, sta comprendendo come una città intelligente potrà servire i propri cittadini, e i propri consumatori, differentemente dagli ultimi 40-15 anni e le relative implicazioni. Ma spero non si pensi solo attraverso questo processo.

AU2017 - intervento Thasarathar - foto di Fabrizio Aimar

AU2017 – intervento Thasarathar – foto di Fabrizio Aimar

Negli anni ’80, Charles Correa affermava che la forma dell’edificio debba seguire le necessità climatiche. Sono passati molti anni e tale postulato sta divenendo stringente e sempre più rilevante. Qual è il suo impegno per guidare e informare ogni progettista al fine di attirarne l’attenzione su questo importante obiettivo? Intendo dire che, oggi, molte riflessioni della critica di settore si basano su un’idea sbagliata secondo cui il minimalismo sia più sostenibile rispetto alla “wow architecture”. Ma è così?
Questo riguarda i risultati. Il risultato dipende dalle decisioni prese relativamente all’ambiente edificato, e in termini di quale sia la ragione per cui si stia costruendo degli edifici, quale siano gli scopi sociali, economici ecc. Certo, penso stia assolutamente divenendo più importante, ma allo stesso tempo, al pari di uno strumento, stia cambiando. Gli strumenti di design tradizionali sono molto istruttivi, ma siamo noi a decidere cosa fare; tutto ciò si sta facendo molto più integrativo grazie alle opportunità future che verranno messe a nostra disposizione. Ciò è differente rispetto alla standardizzazione, e questo offre già oggi molte modalità differenti di ricercare le giuste soluzioni e i risultati. Suggerisco: proviamo a cambiare, dato che ora è possibile veder albeggiare una nuova era di personalizzazione di massa e, dunque, realizzare edifici ‘personalizzati’ nelle loro forme si rivela parimenti economico.

AU2017 - intervento Thasarathar - foto di Fabrizio Aimar

AU2017 – intervento Thasarathar – foto di Fabrizio Aimar

In conclusione, quali sono le innovazioni nel settore che andrete a presentare nei prossimi 5 anni? Quali saranno gli obiettivi principali che intenderete raggiungere?
Credo questi possano essere due. Il primo, molto importante, è la sostenibilità. Cosa facciamo per assicurarci che, nel processo progettuale, gli edifici siano integralmente accessibili rispetto ad una progettazione ambientale sostenibile, così come deve essere? Molto passa attraverso l’applicazione di strumenti come la progettazione generativa e il calcolo massivo in ambiente cloud, entrambe in grado di aiutarci a capire quale potrebbe essere il risultato finale. Molto c’è da lavorare sui rifiuti, ad esempio, in quanto gli edifici in costruzione ne generano circa il 30% del loro totale. La soluzione passa attraverso una migliore pianificazione di ogni progetto grazie a due possibilità epocali: una è data dalla stampa 3D, davvero significativa per smettere di sprecare in ambito costruttivo, e l’altra è l’utilizzo della forma al di fuori della prefabbricazione, che sappiamo essere ancora fonte di spreco. In aggiunta, come terza considerazione, vi è da mirare alla gestione manutentiva degli edifici operata mediante gli strumenti offerti dall’Internet of Things, quali sensori in grado di capire se e come si stanno usando determinate parti ecc.

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