L'ospedale del futuro tra tecnologia, salute e nuovo Umanesimo | Ingegneri.info

L’ospedale del futuro tra tecnologia, salute e nuovo Umanesimo

Cells di Filippo Taddei è l'installazione nata nell'ambito della Milano Design Week per rappresentare l'innovazione possibile in ambito sanitario, con il paziente al centro della riflessione strutturale

L'interno della Ca' Granda con l'installazione Cells - photo by Edoardo Delille, Courtesy Platek
L'interno della Ca' Granda con l'installazione Cells - photo by Edoardo Delille, Courtesy Platek
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Tema delicato, controverso ma quotidiano: come deve essere l’ospedale del futuro? Non basterà di certo solo il BIM, serve molto altro. Una risposta concettualistica ha provato a darla l’architetto Filippo Taidelli dello studio milanese FTA, con un’installazione-prototipo durante la Design Week edizione 2018. Nel più antico ospedale milanese, la Ca’ Granda, all’interno del Cortile dei Bagni,  ha messo in scena Cells, una visione del futuro nel rapporto tra uomo, architettura, tecnologia, natura nell’ospedale di domani.

Innovazione e ospedali: come declinare questo binomio

La crescita demografica, l’invecchiamento della popolazione, la maggiore attenzione al nostro corpo segnano oggi i punti di una domanda di salute destinata a crescere esponenzialmente e velocemente nei prossimi anni.
Basti pensare all’incremento, anche nel campo dell’ingegneria, di figure professionali legate alla medicina. L’innovazione tecnologica ed il rapporto con l’uomo avrà un ruolo chiave in questo cambiamento. Con esso si modificherà anche lo spazio sanitario in cui si opera e la maniera di progettarlo.
Ottimizzazione dei processi di cura, l’incremento dei day hospital, la trasformazione in mall multifunzionale (con servizi, palestre, ristoranti), la ridefinizione delle stanze di degenza e dei flussi per velocizzare gli spostamenti del malato, aggregare aree funzionali per intensità, tipologie e durata dell’assistenza per facilitare lo scambio di conoscenze tra medici e fornire una migliore qualità di vita al malato.
Nuove esigenze funzionali che richiedono una nuova veste architettonica contemporanea orientata alla massima ospitalità, efficienza e flessibilità.

L’innovazione tecnologica permette di velocizzare i processi e la precisione della diagnosi e utilizzare nuove modalità di cura. In un futuro non lontano, macchine dalle capacità cognitive e sembianze sempre più umane affiancheranno il personale e formeranno i medici del futuro. Un cloud gestirà tutte le comunicazioni a distanza, tra diversi specialist ie tra medico e paziente, arrivando anche nelle zone più remote del pianeta, non servite da assistenza sanitaria.
A ciò si affianca la crescente necessità di far sentire i pazienti protetti, assistiti e ascoltati, creando delle strutture dall’atmosfera più domestica che ospedaliera, che favoriscano il comfort psico-fisico e i rapporti tra degenti e staff. Ciò significa rendere gli ospedali più caldi e intimi, introdurre la vegetazione e la luce come strumenti terapeutici e di sensibilizzazione ambientale, ma anche creare degli involucri (temperatura, umidità, luminosità) che siano adattabili ai bisogni specifici dell’utente.
Con la telemedicina il confine tra casa e ospedale sarà sempre più intangibile: avremo la possibilità di curarci dalla nostra abitazione assisiti a distanza e di stare in ospedale sentendoci a casa. A questo si accompagnerà una migrazione delle attività sanitarie nei luoghi che frequentiamo tutti i giorni, stazioni, centri commerciali, casa, che ridurranno drasticamente i nostri spostamenti per avere accesso alle cure.
Al design spetta il delicato compito di dare forma a questo cambiamento: umanizzare l’interfaccia uomo – macchina per contenere l’alienazione dal mondo naturale e ridisegnarelo spazio della salute attraverso l’applicazione delle tecnologie, per renderlo più accogliente, sicuro ed efficiente in stretto contatto con l’ambiente naturale circostante.
Come l’installazione Cells ci anticipa, per progettare i futuri spazi della sanità sarà necessario un approccio completamente nuovo, che permetta il rapido adattamento a una continua metamorfosi tecnologica, senza perdere mai di vista la centralità dell’uomo.

Cells, un’istallazione sospesa tra passato e futuro

Cells è stata parte della mostra Interni House in Motion 2018 – 20 Years, nell’ambito dell’evento INTERNI FUORISALONE 2018. L’opera si pone l’obiettivo di sintetizzare metaforicamente gli effetti dell’evoluzione del mondo sanitario e renderli percepibili attraverso un’installazione che immerge lo spettatore in un’esperienza sensoriale.
Cells nasce dall’esperienza che l’architetto Taidelli ha sviluppato nell’ambito della  progettazione di strutture socio – sanitarie come il Campus Humanits University e la Clinica Humanitas San Pio X a Milano e dalla ricerca condotta attraverso il confronto dialettico – tra gli altri – con il Prof. Raffaello Furlan, Professore Ordinario Medicina
Interna, Humanitas University, e con il dott. Michele Gatti di IBM Italy, Research &Business.

L'architetto Filippo Taidelli all'interno di Cells - photo by Edoardo Delille, Courtesy Platek

L’architetto Filippo Taidelli all’interno di Cells – photo by Edoardo Delille, Courtesy Platek

L’installazione è collocata nell’Università Statale che nel 1456 fu l’Ospedale Maggiore, voluto dal Duca di Milano Francesco Sforza nel progetto del Filarete. Un sottile fil rouge collega quindi il passato al presente, l’architettura rinascimentale all’installazione che mostra il prototipo della sanità che verrà.
La struttura progettata da Filippo Taidelli si colloca nel Cortile dei Bagni, uno dei luoghi più evocativi dell’antico ospedale, cadenzato da un doppio ordine di portici e dalla rigorosa simmetria della regola rinascimentale.
Alle spalle della crociera, un tempo affollata di pazienti in corsia e oggi animata dagli studenti, l’ingresso in questo cortile interno proietta il visitatore in uno spazio armonico e silenzioso.

Il Concept di Cells

L’etimolgia del termine Cells ha un doppio significato: per la biologia la cellula è l’unità morfologica e funzionale di tutti gli organismi viventi, mentre in ambito architettonico il termine latino cella richiama una piccola stanza.
L’installazione si compone di due cellule di vetro di uguali dimensioni ma caratteristiche formali antitetiche, che instaurano un dialogo visivo collocandosi agli angoli opposti del Cortile dei Bagni.
Rappresentano le due anime complementari ed apparentemente antitetiche della sanità del futuro: da un lato l’attenzione dell’interior design a rendere domestico lo spazio ospedaliero, dall’altro la sanità virtuale, la ridefinizione dell’interfaccia uomo-macchina e la conseguente deospitalizzazione.
Elemento comune ad ogni cellula è la posizione baricentrica del visitatore rispetto allo spazio: a sottolineare come, nella sanità del futuro, la necessità di mantenere l’uomo al centro sia fondamentale, nonostante l’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale, che saranno sempre di supporto e non di sostituzione.

La prima cellula, trasparente ed estroversa, è pensata per amplificare il rapporto con l’ambiente come elemento terapeutico; la seconda, introversa e riflettente, proietta il visitatore nel mondo virtuale, in un’atmosfera fantascientifica evocata da una finestra artificiale in grado di riprodurre l’effetto della luce del sole anche di notte.
All’interno delle cellule si stagliano due schegge monolitiche di grés effetto pietra, che come delle quinte sceniche offrono punti di vista per la contemplazione del contesto in uncaso e della luce naturale creata artificialmente nell’altro. In quella trasparente le schegge assumono la texture materica e calda del travertino monolitico per evocare un ambientedomestico, in quella virtuale il pavimento e le pareti bianco latte si fondono in un unicoestraniante volume fantascientifico, tagliato dalla sola luce zenitale.
Durante la notte l’antitesi formale tra la pelle delle due cellule (trasparente/opaca) si affievolisce per lasciare spazio a un delicato dialogo visivo tra le quinte illuminate al loro interno, riportando armonia tra le due anime e la corte.
L’esperienza visiva viene amplificata da un’installazione sonora ed olfattiva. Nella cellula virtuale un dialogo sonoro tra un avatar ed un umano e un profumo di incenso rimandano ad un luogo di meditazione futuristica. Nell’altra, l’odore pungente della macchia mediterranea e il richiamo sonoro ad ambienti domestici rimandano alla vita all’aperto, al paesaggio e alla terra.

Fotogallery a firma di Andrea Martiradonna.

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