Il Marocco sta completando Noor, centrale CSP da 580 MW | Ingegneri.info

Il Marocco sta completando Noor, centrale CSP da 580 MW

Il progetto sorge a Ouarzazate ed è inserito nella strategia nazionale che punta a raggiungere il 42% di produzione energetica da fonti rinnovabili entro il 2030

© Ciments du Maroc
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Noor, parola araba che significa ‘luce’, è il nome scelto per la realizzazione di uno dei più grandi impianti per la produzione di energia elettrica da fonte solare mai realizzati in Marocco. La centrale sta prendendo forma nella regione di Draâ-Tafilalet a una distanza di circa 10 km da Ouarzazate, la porta del deserto famosa per essere stata più volte immortalata nelle produzioni cinematografiche di Hollywood. Una volta terminato, darà al paese un impianto da 580 MW per soddisfare il suo fabbisogno di energia elettrica, crescente del 7% l’anno.

Un progetto sostenibile nel nome del Sole

Dai primi pannelli solari installati nel 2011, il Marocco ne ha fatta di strada. Questa centrale, avviata nel 2013 da ACWA Power Ouarzazate (consorzio misto pubblico privato costituito dalla Moroccan Agency for Sustainable Energy – Masen con la saudita ACWA Power e le spagnole Aries e TSK), con la realizzazione del progetto Noor sta avanzando attraverso quattro distinti impianti realizzati in tre fasi: Noor I (fase 1), Noor II e Noor III (fase 2), basati sulla tecnologia della concentrazione solare (CSP, Concentrated Solar Power) completati e nella gran parte operativi, e Noor IV (fase 4), che deve ancora completare la centrale con un impianto fotovoltaico.

La tecnologia CSP, utilizzata in forme differenti nelle diverse parti del progetto e progettata e fornita dalla spagnola Sener, converte l’energia solare in energia termica attraverso la sua raccolta da parte di elementi riflettenti che la indirizzano, concentrandola, verso un ricevitore che la converte in elettrica tramite una turbina a vapore.

Operativa dal 2016, Noor I ha realizzato un primo impianto da 160 MW lordi (10 MW sono destinati alla sua alimentazione) esteso su una superficie di 450 ettari. Posa lunghe file di elementi riflettenti composte da 500.000 specchi parabolici cilindrici da 12 m di diametro. Dotati della possibilità di ruotare attorno a un asse per seguire la posizione del sole e massimizzare l’efficienza, gli specchi indirizzano la radiazione solare verso un tubo collettore centrale che, correndo per tutta la loro lunghezza, trasporta il calore attraverso un fluido termovettore, un olio sintetico riscaldato alla temperatura di 350°, verso una turbina a vapore che converte l’energia termica in energia elettrica. Per dare energia anche dopo il tramonto, Noor I è completato da un serbatoio di accumulo a sali fusi che consente di utilizzare l’energia immagazzinata, anche se per sole 3 ore.

Mentre Noor II, impianto da 200 MW dal cantiere avviato nel 2015 e produttivo dall’inizio del 2018, estende gli stessi specchi parabolici su una superficie di 680 ettari e riesce ad aumentare a 7 ore la sua capacità di immagazzinamento, Noor III cambia forma alla stessa tecnologia: l’impianto CSP da 150 MW, la cui costruzione è partita in parallelo a Noor II e la produzione è in avvio, è infatti costituito da una distesa di 7.000 specchi riflettenti piani che indirizzano la radiazione solare verso una torre di captazione, dove l’olio sintetico è sostiuito con i più efficienti sali fusi.

Soddisfare i bisogni energetici con una fonte naturale e altamente disponibile

Nonostante alcuni svantaggi tipici di una tecnologia piuttosto promettente, tra cui la grande richiesta di acqua necessaria per la periodica pulizia degli specchi, che devono essere sempre mantenuti in perfette condizioni per garantire il funzionamento ottimale dell’impianto (solo Noor III è dotato di un sistema di pulizia a secco), le speranze di avere individuato una delle migliori soluzioni per il soddisfacimento dei bisogni energetici del paese è alta: come tutti i paesi africani (che in modi diversi stanno percorrendo strade simili), la latitudine dà enormi potenzialità di produrre energia dal sole a un paese che da sempre si affida a combustibili fossili, nella quasi totalità importati, nonostante le 3.600 ore di sole annue raggiunte nelle sue aree desertiche.

La realizzazione del progetto di Ouarzazate, che è stata economicamente supportata anche da diversi investitori europei tra cui la Banca Europea degli Investimenti (BEI), è un importante passo verso la concretizzazione del programma nazionale di sviluppo delle energie rinnovabili implementato nel 2016, anno in cui Marrakech ospitò la Cop 22 e diede nuova spinta a un piano di sviluppo solare fra i più importanti al mondo, comprendete la realizzazione di impianti in diverse aree del paese.

Gli obiettivi sono ambiziosi: partendo da una situazione che nel 2012 indicava la quota di fabbisogno energetico soddisfatto da energie da fonte rinnovabile (solare, eolico e idrico) nel 32% (con un’incidenza bassissima del solare, corrispondente al solo 0,5% del totale nazionale), vennero programmati innalzamenti progressivi al 42% entro il 2020 e al 52% entro il 2030, che dovrebbero incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili di 3.000 MW entro il 2020 e di altri 6.000 MW entro il 2030.

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