Nuovi materiali per l'edilizia: due tipologie di sabbia artificiale | Ingegneri.info

Nuovi materiali per l’edilizia: due tipologie di sabbia artificiale

La sabbia naturale sta scomparendo? In Gran Bretagna nasce la start up Finite, nome del composito ecosostenibile, mentre in Vietnam si ricava sabbia artificiale dalle rocce. Vediamo a che punto siamo

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In un mondo sempre più affamato e consumatore di risorse, che non è ancora riuscito ad affrancarsi dalla necessità di crescere in modo costante, la sabbia è uno dei materiali più richiesti e per questo più minacciati. Essere l’elemento base di molti composti fondamentali per l’industria delle costruzioni (dal cemento al vetro) lo rende tra i materiali più richiesti ed estratti al mondo, anche se in sordina, e la sua progressiva scarsità al fronte di richieste che in alcuni paesi continuano a essere in continua crescita sta portando impegni diffusi nella ricerca di surrogati o nuovi materiali in grado di preservare questa importante risorsa naturale a lentissima maturazione, che viene estratta dai greti di fiumi o dalle spiagge in modi spesso dannosi anche per gli ecosistemi e i paesaggi.

Finite: la sabbia biodegradabile e riciclabile nata nel Regno Unito

Ultimo in ordine temporale a essere riportato dalle cronache di settore, è il Regno Unito con le ricerche portate avanti dalla start up Finite che, nata all’interno dell’Imperial College di Londra da Carolyn Tam, Hamza Oza, Matteo Maccario e Saki Maruyama, sta sperimentando lo sviluppo di un nuovo materiale da costruzione basato sull’utilizzo di un elemento diffuso, presente in grandi quantità (anche se solamente in alcune aree del pianeta) ma finora ma sfruttato nelle costruzioni a causa di una granulometria troppo fine: la sabbia del deserto.

Anche se ancora ignota è la sua composizione, Finite, questo il nome del composito che ha dato nome alla start up, si propone come possibile sostituto del cemento ma più ecologico, con simili caratteristiche strutturali ma meno della metà del suo carbon footprint. Anche se è ancora in fase di sperimentazione, dopo la quale per l’eventuale utilizzo saranno necessari impieghi su larga scala e la verifica normativa, secondo i suoi sviluppatori promette di essere un materiale anche biodegradabile, riciclabile (a differenza del cemento tradizionale) e dai molti utilizzi, nelle costruzioni ma anche negli interni, dove potrebbe prendere tutte le forme e assumere i colori desiderati.

In Vietnam la sabbia artificiale si ricava industrialmente dalle rocce

Lo stesso problema è anche allo studio in un paese che sta iniziando a fronteggiare la minaccia della scomparsa della sabbia per le costruzioni, il Vietnam. Forte di una crescita annua del 6%, il suo settore delle costruzioni ogni anno richiede 100 milioni di metri cubi di una sabbia sempre più scarsa, che, recuperata legalmente o illegalmente in mezzo a permessi e divieti, ad esempio, di estrarla dalle rive dei fiumi, ha visto un forte incremento dei prezzi che sta portando alla lievitazione dei costi delle costruzioni, sia edilizie che infrastrutturali.

Per cercare risposte valide e sostenibili al rischio, sempre più concreto, del paese di rimanere senza sabbia in cinque anni, l’Institute of Transport Science and Technology sta lavorando allo sviluppo e alla formulazione di una tipologia di sabbia artificiale ricavata industrialmente dalle rocce. Invece di avere il prodotto “finito”, si prevede una produzione dalla frantumazione delle rocce, procedimento già in uso in alcune parti del mondo dove questo tipo di sabbia è utilizzato sia nella composizione dell’asfalto stradale che per il cemento delle costruzioni.

Partendo da una materia prima naturale ma più diffusamente disponibile e al di là dei necessari passaggi normativi, i vantaggi potrebbero essere molti, partendo dalla maggiore possibilità di controllo di un prodotto che potrebbe aumentare la sua qualità. Un secondo vantaggio sarebbe rappresentato dal costo finale, sia in termini di denaro che di contributo “naturale” dato da una risorsa rinnovabile in tempi estremamente lunghi: si stima che il processo potrebbe portare diminuzioni del 10-15% rispetto alla sabbia naturale risultando più competitiva rispetto all’alternativa tradizionale in sofferenza.

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