Sergio Marchionne, l’uomo che ha segnato l’auto italiana | Ingegneri.info

Sergio Marchionne, l’uomo che ha segnato l’auto italiana

Un profilo del manager appena scomparso, che ha saputo, nel bene e nel male, far rinascere un settore fondamentale dell’industria nazionale

Sergio Marchionne
Sergio Marchionne
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Sergio Marchionne, il manager italiano che ha segnato la nuova vita della Fiat, oggi FCA, è venuto a mancare. Ripercorriamo, a prescindere dai giudizi di carattere politico, la carriera e il lavoro di quest’uomo, legato a doppio filo al mondo dell’automotive: Mike Manley, nuovo CEO di FCA, proprio oggi ha presentato l’ultimo bilancio predisposto da Marchionne, dove si legge dell’azzeramento del debito industriale e del taglio di ricavi e utili per il 2018.

Sergio Marchionne prima della Fiat

Una vita in giro per il mondo, quella di Sergio Marchionne. Abruzzese di ferro, nato a Chieti il 17 giugno 1952, si trasferisce ben presto con la famiglia in Canada, all’età di 13 anni, dove comincerà una scalata che lo porterà ai vertici del management mondiale. Tre lauree, in Legge, in Discipline Commerciali e in Lettere, una lunga carriera che l’ha portato, dopo varie esperienze dirigenziali Oltreoceano, al rientro in Europa nel 1994, precisamente in Svizzera, dove diventerà il CEO di Algroup, colosso di metalchimica, e successivamente l’amministratore delegato di SGS a Ginevra, leader mondiale di certificazione aziendale e controllo della movimentazione merci con oltre 50 mila dipendenti, che Marchionne riesce a risanare in soli due anni guadagnando subito la stima e gli onori da parte degli ambienti economici e finanziari internazionali (nel 2006 ne diventa anche presidente). Nel giugno del 2004, poi, ecco il suo rientro in grande stile in Italia, con la carica di Amministratore Delegato del Gruppo Fiat e di Fiat Auto subito dopo.

Il lavoro in Fiat

In Fiat Marchionne si trova a che fare con un’azienda in crisi, il commissariamento è dietro l’angolo ma nel giro di tre anni riesce a risanare l’azienda e a portarla a picchi mai toccati nella sua storia. Il primo passo è la divisione del gruppo: da una parte Fiat Auto, dall’altra tutti gli altri rami aziendali. La trattativa con General Motors durata un anno è un passo importante in quanto Marchionne porta a casa ben 2 miliardi di dollari dalla società americana per l’estinzione del diritto di acquisto dei titoli Fiat. L’azienda torinese, fortemente indebitata con le banche, riuscì ad alleggerire la sua posizione grazie ad un’intuizione del manager abruzzese: la conversione dei debiti in azioni andando a vendere agli istituti finanziari il rilancio del gruppo Fiat. Un progetto di consolidamento del gruppo che passa, successivamente, attraverso un piano commerciale e produttivo che porta al lancio di numerosi nuovi modelli d’auto di gran successo. Nascono la nuova Cinquecento, la Grande Punto, le linee innovative della Lancia e dell’Alfa Romeo. Ma non basta: la concorrenza è spietata, per rimanere competitivi è necessario mettere in campo le giuste economie di scala, produrre e vendere con numeri importanti. Il target per Marchionne sono i 6 milioni di autovetture: l’unica strada percorribile per raggiungere l’obiettivo è acquisire nuove aziende per aggredire mercati sino ad allora inesplorati. Ed ecco quindi che Marchionne non si lascia sfuggire l’occasione di far entrare nel gruppo la Chrysler. Nel progetto di espansione di Marchionne l’unico vero ostacolo è rappresentato dal governo tedesco, che di fatto impedisce l’acquisizione della casa automobilistica Opel.

Chrysler Group

Nel giugno del 2009 Sergio Marchionne diventa amministratore delegato di Chrysler Group. In quegli anni la Chrysler di Detroit perde un miliardo di dollari al mese e sta correndo ad ampie falcate verso il fallimento. Il governo americano, però, con il presidente Barack Obama in testa, non può permettersi di far saltare all’aria un’azienda di così grande portata, con evidenti disagi sociali per le perdita di migliaia di posti di lavoro. Marchionne, insomma, annusa l’affare e nella trattativa riesce a portare a casa la Chrysler senza sborsare un euro ed ottenendo l’impegno ad avere prestiti dallo stato americano; in cambio offre la sua tecnologia, in particolare i motori per le auto di bassa cilindrata. La portata dell’accordo è tale che viene annunciato direttamente da Barack Obama: la Fiat quindi acquisisce gratis il 35% della fabbrica di Detroit, con opzioni per incrementare la quota con un minimo impegno finanziario. Una mossa importante, perché sarà il via che farà nascere FCA, società di diritto olandese con sede a Londra e quotata in borsa a Wall Street e a Milano. I risultati in due anni sono stupefacenti la Chrysler è passata dalla bancarotta ad un utile operativo di 5 miliardi di dollari; le vendite fanno un balzo in avanti incredibile ed in un solo anno aumentano del 45%. Oggi la Fiat detiene il 53.5% di Chrysler e la quota potrà salire a breve fino al 58%.

La presidenza della Ferrari

Tra le varie cariche che ha avuto Marchionne, vanno citate anche la presidenza del Gruppo Fiat dedicato al settore macchine agricole e costruzioni; dal 2005 era presidente della Banca Unione di Credito; dal 2006 dell’ACEA (European Automobile Manufacturers Association). Altra tappa fondamentale, l’assunzione della presidenza della Ferrari, il 13 ottobre 2014, in sostituzione di Luca Cordero di Montezemolo. Un’operazione che porterà nel 2016 allo scorporo della Casa di Maranello da FCA e annunciando il giorno del suo insediamento l’entrata del gruppo automotive in borsa. Nell’ultima uscita pubblica della sua carriera, avvenuta il 26 giugno scorso a Roma per consegnare una Jeep all’Arma dei Carabinieri, Marchionne aveva annunciato l’azzerameno di o tutti i debiti nel bilancio semestrale di FCA, presentato proprio oggi dal suo successore Mike Manley.

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