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SmokeBot: robotica e intelligenza artificiale a supporto del soccorso

Ultimo di una serie di prototipi di robot oggi allo studio per proteggere la vita umana nelle situazioni di pericolo, si può muovere in ambiti a visibilità ridotta ed è in grado di mappare terreni e analizzare l’aria

SmokeBot è un progetto sviluppato da un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Örebro
SmokeBot è un progetto sviluppato da un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Örebro
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Preservare la vita umana di soccorritori e vittime durante guerre e calamità naturali è uno degli obiettivi primari per chi opera in queste situazioni di pericolo. I robot e l’intelligenza artificiale sembrano essere sempre più di aiuto nel raggiungimento di questo obiettivo attraverso lo sviluppo di progetti di ricerca e la costruzione di prototipi sempre più promettenti.

Sviluppato da un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Örebro in Svezia, con la collaborazione della rescue unit della città di Dortmund e finanziato anche dalla Commissione Europea con 3,5 milioni di euro, il prototipo SmokeBot è uno degli ultimi arrivi in ordine temporale, frutto di un progetto durato tre anni e mezzo e concluso a giugno anche se molte sono le potenzialità di sviluppo futuro. Prende le forme di un piccolo robot cingolato che nasce per essere strumento al supporto delle operazioni di soccorso e recupero attraverso le funzioni permesse dal suo equipaggiamento.

Come funziona SmokeBot

Guidato da remoto ma anche in grado di muoversi, seppur con limitata autonomia visto che nelle prove effettuate finora ha compiuto senza errori un percorso di 1 km, SmokeBot è un piccolo raccoglitore di dati che gli permettono di compiere azioni e svolgere funzioni importanti in contesti di scarsa visibilità e pericolo. Protetto da uno scudo contro il calore, riesce ad analizzare l’ambiente che lo circonda e muoversi in esso anche nel fumo più denso, guidato da un sistema LIDAR, una telecamera a infrarossi e un radar di ricerca tridimensionale che, insieme a uno scanner laser, gli consentono anche di mappare in modo preciso i terreni in cui si trova a operare. Considerando che le condizioni dell’aria sono, oltre alle alte temperature e alla visibilità, uno dei principali pericoli per gli esseri umani, il robot è dotato di un set di sensori a banda larga che gli permette di analizzare l’aria, individuare le tipologie di gas presenti e quantificare la loro concertazione, in modo da, ad esempio, rendere più sicuro l’intervento dei soccorritori ad esempio nelle fughe di gas. SmokeBot è anche progettato per andare a cercare, spostandosi in modo autonomo, i punti in cui è presente una connessione wifi sfruttabile per le comunicazioni con il controllo.

Anche se i passi avanti sono stati molti, molta strada è ancora da fare per arrivare all’operatività nelle emergenze di un sistema oggi limitato anche dai tempi di intervento: SmokeBot rileva infatti i dati di un’area incidentata in mezz’ora, poco ma troppo per situazioni in cui il ‘fattore tempo’ è fondamentale per salvare vite umane. I possibili impieghi non si limitano tuttavia all’emergenza: secondo i ricercatori l’agricoltura, che guarda ai robot con interesse sempre crescente per le loro possibilità di muoversi attraverso la polvere e analizzare la composizione dell’aria, è uno dei possibili ambiti di utilizzo.

I fratelli diversi di SmokeBot

SmokeBot però non è solo. Molteplici sono infatti gli studi e le ricerche che nel mondo si stanno portando avanti per lo sviluppo di robot utilizzabili, e già in uso in versioni meno raffinate, quando l’intervento umano potrebbe rivelarsi pericoloso per la vita.

Al MIT di Boston, università tra le più importanti al mondo per la didattica e il valore della ricerca portata avanti al sui interno, il gruppo guidato da Daniela Rus, ingegnere rumena che dal 2012, prima donna a occupare questo ruolo, dirige il Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (CSAIL), sta sviluppando innovativi progetti di ricerca che in un futuro non troppo lontano renderanno i robot sempre più autonomi e parti integranti della vita umana, strumenti in grado di essere al suo servizio e di preservarla quando è in pericolo. Fra questi, di punta è la ricerca sugli M-blocks: flessibili micro-robot modulari e ultraleggeri, rispondono alle sollecitazioni dell’ambiente che li circonda auto-organizzandosi e auto-riconfigurandosi modificando la loro geometria. Gli utilizzi potenziali sembrano moltissimi, soprattutto nella gestione delle emergenze e delle catastrofi naturali quali terremoti e incendi, quando potranno sostituirsi all’uomo nelle esplorazioni delle aree colpite e realizzare piccole strutture di supporto.

Anche l’Italia è in prima fila in questo processo di sviluppo. L’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) sta infatti portando avanti il progetto integrato quadriennale Walk-Man che, avviato nel 2013 e finanziato da fondi europei, sta portando avanti la progettazione di un robot umanoide che, pilotato da remoto, anche con ridotte possibilità di connessione o operante modo autonomo, potrebbe trovare utilizzo negli interventi di ricerca e ripristino post catastrofe, forte della sua capacità di muoversi in modo quasi umano in mezzo a macerie e terreni dissestati e utilizzare attrezzi.

Shipboard Autonomous Firefighting Robot (SAFFiR) è infine un progetto presentato al Naval Future Force Science & Technology EXPO 2015, sviluppato dai ricercatori della Virginia Tech con il supporto dell’Office of Naval Research. SAFFiR è un robot umanoide che nasce per la gestione degli incendi sulle navi, guardando all’obiettivo futuro di sollevare le persone dall’intervento diretto: grazie ai suoi sensori, è in grado di muoversi in mezzo al fumo e manovrare naspi su terreni accidentati, sebbene ancora manovrato da remoto.

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