Tesla realizzerà una mega "batteria virtuale" da fotovoltaico in South Australia | Ingegneri.info

Tesla realizzerà una mega “batteria virtuale” da fotovoltaico in South Australia

Grazie a un accordo con il governo del South Australia, Tesla metterà in rete 50.000 edifici con fotovoltaico e batterie di accumulo. Si stima che sarà un impianto da 250 MW

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Tesla, società guidata da Elon Musk specializzata nella produzione di veicoli elettrici, pannelli fotovoltaici e sistemi di stoccaggio energetici, e il governo dello stato del South Australia hanno siglato un accordo che nei prossimi quattro anni e mezzo porterà alla realizzazione della più grande batteria “virtuale” al mondo: sarà alimentata dall’energia solare tramite un sistema di pannelli fotovoltaici che nei prossimi anni saranno posati sui tetti di decine di migliaia di edifici, pubblici e privati.

Permesso da un partenariato pubblico privato che sta coinvolgendo lo stato australiano e Tesla e presto includerà anche un gestore per la nuova rete, è un progetto innovativo che, con la conferma dei risultati attesi, proporrà un nuovo e concreto modello di produzione di energia da una fonte rinnovabile su grande scala, incrementabile nello spazio e nel tempo e ripetibile in molte parti del mondo.

La batteria virtuale sarà un sistema ramificato e diffuso costituito dalla messa in rete degli impianti fotovoltaici di cui sarà dotato un minimo di almeno 50.000 edifici strategicamente selezionati. In ognuno verranno installati un impianto fotovoltaico da 5kW posizionato sul tetto e batterie da 13,5 kWh che accumuleranno l’energia prodotta e la renderanno disponibile sia per l’alimentazione dei fabbisogni casalinghi che per l’immissione nella nuova rete.

Le fasi del progetto Tesla in South Australia

Il progetto si svilupperà su più fasi in più anni e sta partendo dall’intervento su 1.100 edifici di proprietà dell’Housing Trust, ente governativo che dà supporto nella gestione dei problemi abitativi affittando abitazioni a prezzi calmierati, per estendersi progressivamente nel corso del 2018 e durante tutto il 2019. Il coinvolgimento dei primi privati, che parteciperanno su base volontaria e in numero tale da raggiungere il 50% dei 50.000 inizialmente previsti, dovrebbe partire a inizio 2019, subordinato alla valutazione dei risultati ottenuti nel corso di quest’anno.

Il meccanismo prevede una gestione dei costi di installazione che nel caso dell’Housing Trust sono assorbiti dalla vendita dell’energia prodotta, che viene parzialmente utilizzata e pagata dagli inquilini, mentre per i privati sono a carico degli aderenti al progetto, che potranno riassorbirli nel tempo grazie alle riduzioni degli importi delle fatture per energia da loro coprodotta (le valutazioni diffuse parlano di una riduzione del 30%).

Mentre la nuova rete sarà gestita dall’operatore privato che il governo sta cercando, che avrà il suo guadagno nella vendita dell’energia prodotta, Tesla sarà coinvolta nel supporto tecnico e nelle dichiarazioni di idoneità degli edifici candidati a entrare nel programma, nella fornitura e installazione degli impianti e nel monitoraggio e valutazione dei risultati ottenuti.

Un intervento da 800 milioni di dollari per un impianto da 250 MW/650 MWh

Il piano è ingente, come importante è la decisione di avviare un intervento da 800 milioni di dollari australiani complessivi (pari a circa 500 milioni di euro), che parte da una disponibilità di 30 milioni provenienti dal Renewable Technology Fund e potrebbe avere positive ricadute occupazionali oltre che ambientali ed economiche. I risultati attesi indicano come in una situazione a regime, che si dovrebbe raggiungere al termine degli anni previsti e con il coinvolgimento di almeno 50.000 costruzioni, si creerà un impianto da 250MW/650MWh, che riuscirebbe a coprire il 20% del fabbisogno giornaliero di elettricità di tutto lo stato, pari alla possibilità di alimentazione di circa 75.000 abitazioni medie.

Il concreto avvio di questo programma sembra avere superato, anche solo in parte, alcune resistenze provenienti dal fronte interno. L’Australia è una nazione dagli elevati prezzi di vendita dell’energia elettrica e trarrebbe molti benefici dall’essere alimentato da una fonte rinnovabile di approvvigionamento energetico in grande disponibilità, ma è anche uno dei principali paesi estrattori di carbone, da cui si è sviluppato un fiorente settore minerario che esporta soprattutto verso l’Asia (secondo i dati 2016 di Greenpeace il 60% dell’energia elettrica prodotta in Cina proviene dalla combustione del carbone).

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