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Tutte le forme del ‘better’: cronaca dalla Autodesk University di Las Vegas

Dall’intelligenza artificiale al cloud, dai droni ai QR Code in cantiere: tutto ciò di cui si sta parlando all’AU 2017, evento mondiale di riferimento per sapere come progetteremo tra qualche anno. Dal nostro inviato

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“La tecnologia cosa può fare per me e per la mia famiglia? E per il mio lavoro, oltre che per il pianeta?” La risposta sta nell’automazione, afferma Andrew Anagnost, CEO di Autodesk, in apertura dell’edizione 2017 della Autodesk University, il gigantesco evento di Las Vegas dedicato ormai da qualche anno all’individuazione e anticipazione delle nuove tendenze nel progettare (con il passato slogan “The Future of Making Things” che quest’anno diventa “Make anything”).
L’automazione rappresenta la 4a rivoluzione del sistema economico nella storia umana, dopo quella agricola, industriale e digitale. Associata qui a Las Vegas allo slogan “more, better, less” (di più e meglio, ma con meno), impone serie riflessioni ad ogni livello, in particolare nel mondo delle costruzioni.
Per cominciare, l’obiettivo di città più sostenibili è pressante e reale, considerando le sue esigenze interne di crescita spinte dal numero di persone che vi cercano ospitalità. Ad oggi, il comparto AEC (Architecture, Engeneering, and Construction) utilizza il 40% dell’energia primaria, rendendosi responsabile dell’emissione in atmosfera del 33% della CO2 totale.

In più, essa impiega circa il 20% dell’acqua potabile disponibile. La crescita dell’export di materiali edili è cresciuto del 125% nel decennio tra il 2005 e il 2015, seppur a fronte di uno spreco di questi pari, mediamente, al 30% in ogni progetto (come, ad esempio, nelle demolizioni). Di queste, circa il 40% va in discarica ed è perso per sempre. Tutto ciò è sostenibile, se si parla di un futuro che vedrà una popolazione mondiale di circa 10 miliardi di individui nel 2050? A fronte di tali dati, “more” è inevitabile, ma qui si innesta il concetto di “better”, dato dalla tecnologia.
Dominic Thasarathar, nel suo interessante intervento durante la Autodesk University, entra nel concreto delle applicazioni pratiche del “better” e le elenca: la stampa 3D, la robotica, il calcolo infinitesimale, i droni, il cloud, la realtà aumentata, le collaborazioni in tempo reale, l’Internet delle cose, le analisi predittive, i big data e l’intelligenza artificiale. Tutto ciò contribuirà a migliorare la nostra vita e l’economia, di cui il mondo delle costruzioni fa parte. Ad oggi, si stima che nelle principali 600 città a livello mondiale risieda il 22% della popolazione, è che lì vi sia concentrato il 60% del Prodotto Interno Lordo planetario.

 

 

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Ma se, al 2035, il numero dei residenti nelle città doppierà quello delle campagne, si apriranno nuove esigenze e necessità nel comparto edile, anche esso soggetto alla finitezza delle risorse naturali. In primis, grazie alla tecnologia sarà possibile passare da alti rischi in fase di esecuzione (con margini di guadagno sensibilmente ridotti) a rischi molto contenuti con margini di profitto più alti, il tutto grazie alla maggiore collaboratività di tutti gli attori in gioco. Dunque, maggiore interazione tra progetto, ingegnerizzazione, fabbricazione e posa di ogni elemento, la quale aprirà ad un design più rapido fatto di dettagli maggiormente accurati grazie alla oggettività della comunicazione. Il trattamento dei dati sarà impiegato per dar forma al futuro in modo più preciso possibile.

Ad esempio, il software gestionale “Pillar” è utile alla rilevazione delle performance del cls (quali resistenza, temperatura e umidità relativa) mediante sensori bluetooth integrati e collegati ad una piattaforma avente funzione proattiva dei processi. In dettaglio, il monitoraggio della resistenza consente di avere un accesso a tali dati in tempo reale, andando ad ottimizzare i giorni necessari all’esecuzione dei singoli interpiani. I dati raccolti andranno a costituire un database, il quale sarà di grande importanza per perfezionare processi futuri in altri edifici, sgravandoli da inutili costi. Sempre dal punto di vista gestionale, questi possono aiutare nel Facility Management.

In esso, vi è l’opportunità di poter risalire direttamente all’oggetto da manutenere partendo dalla scansione digitale del suo codice a barre o del QR code. Questi viene eseguito con il software BIM 360 Field e Ops, ove Ops consente alla ditta manutentrice di poter operare con estrema precisione alla verifica e riparazione dell’oggetto indicato. La sua identificazione viene comunicata all’operatore direttamente sul suo smartphone dal software, mediante appositi report. Grazie a questa tecnologia, ogni oggetto o macro-oggetto (es: centrale termica, fan coil) è possibile sia interrogato in tempo reale, anche durante le fasi di esercizio. Per quanto concerne la verifica del costruito, procedure laser scanning sono state esposte abbinandole alla realtà aumentata; per la rilevazione dei dati afferenti a stato di fatto e al contesto, invece, il laser scanning è stato prodotto con l’ausilio di droni. Altri software passati in rassegna sono stati: Dynamo, Revit, Forge ed Insight, sia in fase di modellazione che di dati da esso estraibili a vantaggio dell’intera filiera.

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