Una donna ingegnere alla guida di Ance giovani: intervista a Regina De Albertis | Ingegneri.info

Una donna ingegnere alla guida di Ance giovani: intervista a Regina De Albertis

Ingegnere edile, il nuovo dirigente punta tutto sull'innovazione: "Competitività e sburocratizzazione per tornare ad essere vincenti"

Regina De Albertis, presidente di Ance Giovani
Regina De Albertis, presidente di Ance Giovani
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Innovare per rilanciare il settore delle costruzioni ed essere competitivi sul mercato. È questo il progetto ambizioso ma stimolante di Regina De Albertis, la nuova presidente dei Giovani di Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili. L’imprenditrice milanese succede a Roberta Vitale alla guida dei giovani per il prossimo triennio. Laureata in Ingegneria edile al Politecnico di Milano, Regina De Albertis lavora nell’impresa di famiglia di costruzioni e sviluppo immobiliare Borio Mangiarotti Spa, fondata nel 1920, ormai giunta alla quarta generazione di imprenditori.

Ance Giovani nei giorni scorsi ha eletto anche la squadra di vicepresidenti, formata da:

  • Valentina Bianchi, con delega al Centro studi,
  • Stefano Boscolo (Tecnologia, innovazione e ambiente),
  • Federico De Cesare (Rapporti interni),
  • Luigi De Santis (Economia, fisco e tributi, progetti speciali partenariato pubblico-privato),
  • Gioia Gorgerino (Opere pubbliche),
  • Domenico Perdono (Edilizia e territorio),
  • Tommaso Sciara (Relazioni industriali).

Abbiamo intervistato la neo presidente di Ance Giovani, per capirne le linee programmatiche e gli obiettivi che si pone alla guida di un’associazione così importante.

I giovani e le costruzioni: quale può essere il vostro apporto all’interno di una categoria importante ma che sta attraversando un momento di difficoltà?

“Sono sei i punti focali che insieme ai miei collaboratori ho individuato per contribuire a creare il futuro dell’edilizia italiana. Innanzitutto, la collaborazione, sia a livello associativo, visto che non credo ci sia più necessità distinguere tra senior e giovani, sia in ambito istituzionale: dobbiamo recuperare il rapporto con il pubblico e dar vita ad una partnership importante, ottimizzando così i risultati. E poi bisogna investire maggiormente sulla formazione: i professionisti devono essere in grado di adeguarsi ai cambiamenti che impone il mercato, solo apprendendo tecniche e metodologie nuove si potrà rimanere competitivi a livello nazionale ed internazionale. E non dimentico la qualificazione per le imprese: l’appartenenza ad Ance deve essere sempre più garanzia di qualità ed offerta di alto livello. Grande attenzione, inoltre, all’internazionalizzazione, fondamentale saper accompagnare le nostre imprese alle sfide con i mercati di tutto il mondo, e alla comunicazione: stiamo parlando di un settore, quello delle costruzioni, che rappresenta l’8% del PIL italiano. Abbiamo una valenza sociale che deve essere valorizzata e rimodulata all’esterno dell’associazione”.

Tra le linee programmatiche, lei pone grande attenzione alla questione innovazione: scendendo nei particolari, cosa intende?

“Dobbiamo puntare all’innovazione di processo: il mondo delle costruzioni evolve giorno dopo giorno e le tecniche che si utilizzavano solo pochi anni fa ormai sono sorpassate. Le informazioni, dunque, devono essere condivise tra i professionisti e gli operatori del settore con grande velocità, ridando valore a tutto il processo edilizio, dal progetto alla costruzione sino alla manutenzione successiva. Un buon strumento, in tal senso, può essere il BIM ma è fondamentale un cambiamento culturale generalizzato per compiere il necessario cambio di passo. Oggi l’imprenditore di successo deve essere in grado di anticipare l’evoluzione e i sentori del mercato, captare i gusti della clientela ed adattare di conseguenza il suo prodotto”.

Ha parlato di manutenzione: quanto è importante nel settore immobiliare?

“Fondamentale. Già in fase progettuale bisogna ragionare sul ciclo di vita di un edificio e dar vita a procedure manutentive durante le varie fasi. Importanti anche le scelte dei materiali, soggetti a deterioramento. Un po’ come le macchine, che devono fare il tagliando, anche le nostre abitazioni e gli immobili in genere vanno gestiti, riqualificati e ristrutturati. Un concetto che vale a maggio ragione per il patrimonio pubblico, che necessita di decisi interventi di efficientamento energetico e nelle parti strutturali. In tal senso sono convinta che gli ingegneri con le loro competenze possano dare una grossa mano”.

I segnali del mercato delle costruzioni fanno segnare segnali incoraggianti: la produzione in Italia ha mostrato a settembre un aumento dell’1,3% rispetto al mese precedente e del 2,7% su base annua. Il terzo trimestre dell’anno si è chiuso positivamente, con un aumento dello 0,5% sul trimestre precedente. Insomma, la crisi è dietro le spalle?

“Qualche piccolo segnale di ripresa effettivamente c’è, si sente soprattutto al Nord, in particolare in Lombardia e a Milano, nel resto del Paese le difficoltà persistono. Ma se davvero si vuol far ripartire il settore delle costruzioni con decisione, gli operatori vanno messi nelle condizioni di lavorare al meglio: è un messaggio che lancio al Governo. Spero sia in grado di mettere mano al Codice dei Contratti, adeguandolo, per far sì che gli appalti possano essere aggiudicati in tempi ragionevoli”.

Una critica non troppo velata nei confronti della macchina farraginosa della burocrazia?

“La sburocratizzazione e la semplificazione sono passi essenziali per permetterci di essere operativi. Se le procedure e le scartoffie per avviare un cantiere sono infinite, come accade oggi, allora non si va da nessuna parte. L’Ance, in tal senso, è pronta a fare la sua parte: spero che il Pubblico faccia la sua”.

Una donna alla guida di Ance giovani: non sono tante in Italia le rappresentanti del gentil sesso che occupano posizioni verticistiche nelle aziende e a livello di management. Si è chiesta perché?

“Guardi, da sempre vivo in un mondo di uomini, il segreto per avere successo è saper collaborare in maniera costruttiva e massimizzare i risultati. Io non credo alle quote rosa, vince il merito e chi sa lavorare bene, un concetto che deve passare sia per gli uomini sia per le donne. Certo, esistono ancora dei preconcetti in un settore un po’ troppo mascolino come quello delle costruzioni: pensi che io sono ingegnere e pochissimi mi chiamano dottoressa, la maggior parte mi appella ‘signora’ sul luogo di lavoro. Per fortuna poi si ricredono tutti quando vedono come so agire in ambito professionale”.

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