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La presenza degli ingegneri in Italia

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La redazione di Ingegneri.info ha chiesto a Fabio Bonfà, Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, qual è il contributo della categoria a situazioni d’emergenza come i terremoti, che valore ha la formazione per i professionisti e perché ricerca e innovazione, sia per le infrastrutture fisiche che immateriali, sono tappe obbligate per la modernizzazione del Paese.

Come possiamo passare dall’emergenza alla prevenzione?

Il Cni ha titolato l’ultimo Congresso Nazionale “Noi ci siamo”, a testimoniare la presenza costante degli ingegneri sul territorio e per le popolazioni, come dimostrato con il sisma dell’Aquila e poi dell’Emilia Romagna. Durante le emergenze “ci siamo” mettendoci il “cuore”, ma una volta superate, è la “testa” a dirci che serve la prevenzione per sostituire con gradualità gli interventi in emergenza. Su questo le istituzioni devono poterci ascoltare, perché abbiamo le competenze tecniche per individuare le aree più a rischio e quindi le priorità dove intervenire. Innanzitutto per la sicurezza dei territori più fragili e delle loro popolazioni – priorità assoluta – ma anche per il risparmio che può conseguire dalla sicurezza preventiva. Qualche dato in proposito: più del 50% del territorio nazionale è a elevato rischio sismico (circa il 40% dei comuni italiani, quasi sei milioni e mezzo di edifici, più di 24 milioni di cittadini). Non meno significativa della pericolosità sismica è quella idraulica: più di 4.000, negli ultimi 60 anni, le vittime provocate da calamità naturali; circa 200 miliardi di euro i costi.

La formazione professionale è un elemento qualificante per i professionisti.

Riteniamo questo aspetto molto importante e qualificante per la professione: gli Ordini da anni, anche in assenza dell’obbligatorietà, organizzano infatti corsi di formazione e aggiornamento. Su formazione e deontologia gli Ordini svolgono un ruolo fondamentale, che intendono esercitare per garantire alla collettività professionisti preparati e irreprensibili.

Quali sono a suo parere gli scenari di sviluppo della professione?

Il Cni è impegnato nel promuovere la centralità dell’ingegneria per la crescita del Paese: oltre che di infrastrutture materiali, c’è bisogno di quelle immateriali. Diventa decisiva la capacità di sviluppare l’innovazione. Il tema della modernizzazione del Paese passa infatti attraverso la ricerca, la capacità di informatizzare quanti più processi possibili. Passa attraverso l’ingegneria. Allo stesso tempo occorre modernizzare il nostro modo di operare, come confermato dalla ricerca “Ingegneria 2020”, presentata al Congresso Nazionale di Rimini. È emerso che la professione cambia continuamente, ma che i corsi di laurea formano giovani professionisti con una preparazione “flessibile”, che permette loro di adeguarsi alle esigenze di un mercato improntato alla sostenibilità.

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