L'Aquila, le motivazioni della sentenza Grandi Rischi e il parere dell'Ingv | Ingegneri.info

L’Aquila, le motivazioni della sentenza Grandi Rischi e il parere dell’Ingv

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Sono contenute in oltre 900 pagine le motivazioni della sentenza di condanna emessa lo scorso 22 ottobre nei confronti dei vertici della Commissione Grandi Rischi, riunita all’Aquila il 31 marzo 2009, a pochi giorni dal terremoto che il 6 aprile avrebbe distrutto la città e provocato 309 morti.

Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi sono stati condannati in primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesione colpose e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Nei giorni scorsi sono state rese note le motivazioni che hanno portato alla condanna, che possono essere riassunte in questa frase pronunciata dal giudice del tribunale dell’Aquila, Marco Billi: “Chiusero i loro saperi in un cassetto. E rassicurarono gli aquilani sulla base di valutazioni approssimative, generiche e inefficaci. Mentre con una corretta analisi del rischio «si sarebbero potute salvare vite”.

Gli esperti della Grandi Rischi sono dunque accusati di aver minimizzato lo sciame sismico in corso, “inducendo alcune delle vittime a rimanere a casa anche dopo la prima scossa”. Il giudice Belli ha anche precisato che quello che si è svolto all’aquila non è stato un “processo alla scienza”, poiché è chiaro che i terremoti non si possano prevedere, ma ai a sette funzionari che hanno violato le regole “sulla corretta analisi del rischio andava calibrata una corretta informazione”.

“Questo processo sembra ignorare la dura lezione lasciata dal terremoto del 6 Aprile 2009: l’assenza di prevenzione e l’incapacità del sistema paese di gestire nel medio e lungo termine le informazioni sulla pericolosità, sulla vulnerabilità e quindi sul rischio sismico”. È questo il commento dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) all’indomani della lettura delle motivazioni della sentenza. “Si è invece focalizzata l’attenzione sulla previsione a brevissimo termine – continua la nota – nonostante l’acclarata impossibilità di prevedere l’accadimento di una forte scossa sismica in termini di ora, luogo ed intensità; impossibilità che non esclude che il terremoto possa verificarsi.

Secondo l’Istituto, la strada da percorrere per ridurre il rischio sismico è quella della prevenzione in termini di riduzione della vulnerabilità degli edifici. “Noi pensiamo che il progresso per la mitigazione dei rischi naturali debba essere basato sulla conoscenza della pericolosità del territorio – affermano dall’Ingv – sulla riduzione della vulnerabilità e sulla consapevolezza dell’esposizione al rischio. Ciò è raggiungibile solo attraverso l’azione congiunta di scienziati, istituzioni, autorità locali, operatori dei media e società”.

“Purtroppo dal 2009 a oggi poco è stato fatto per migliorare la capacità di affrontare i rischi connessi con i fenomeni naturali. Noi riteniamo urgente intraprendere una nuova strada, civile e moderna, in cui scienziati, Protezione Civile, governo, amministratori locali, cittadini contribuiscano, ognuno per il proprio ruolo, a creare un sistema capace di affrontare e convivere con i rischi naturali. Per questo motivo, rinnoviamo il nostro impegno per la ricerca, per la comunicazione e per il dialogo con la società e le popolazioni dei territori a rischio”.

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