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L’ingegnere triennale puo’ progettare in zona sismica

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L’ingegnere con laurea triennale, iscritto alla sezione B dell’albo, può progettare autonomamente strutture in zona sismica. Lo ha stabilito la sentenza n. 686/2012 del Consiglio di Stato, quarta sezione, emessa lo scorso 9 febbraio.

A darne notizia è Sind.In.Ar 3 (Sindacato nazionale ingegneri juniores e architetti juniores) che riassume come sono andati i fatti. La questione riguarda il progetto di un’abitazione rurale presentato da un ingegnere junior a un Comune e al Servizio Sismico della Regione. Il progetto non è stato autorizzato perché le amministrazioni competenti hanno ritenuto che la progettazione in zona sismica non rientrasse nella competenza degli ingegneri e architetti juniores.

L’ingegnere junior e Sind.In.Ar 3 si sono quindi rivolti al Tar, il quale ha respinto il ricorso richiamando gli artt. 16 e 46 del dPR 328 del 5 giugno 2001, che, nel delineare le competenza degli ingegneri e architetti juniores, fanno riferimento alla “progettazione di costruzioni civili semplici con l’uso di metodologie standardizzate”.

Secondo il Tar, da tali norme si desume che l’architetto e l’ingegnere juniores non possano mai essere chiamati a risolvere problemi di speciale complessità e che le costruzioni in zona sismica, invece, dovrebbero sempre reputarsi di speciale difficoltà, poiché la loro progettazione presupporrebbe l’applicazione di metodologie e normative complesse e richiederebbe una conoscenza avanzata dell’ingegneria strutturale e geotecnica.

La questione è stata portata davanti al Consiglio di Stato. I giudici di Palazzo Spada hanno, prima di tutto, ricordato che il dPR 328 del 5 giugno 2001 prevede due distinte sezioni (A e B) per gli albi, rispettivamente riservate ai laureati di primo e di secondo livello, individuando le competenze degli iscritti alle due sezioni, e hanno sottolineato che l’elencazione delle attività attribuite agli iscritti ai diversi settori delle sezioni A e B dell’albo degli ingegneri ha il solo scopo di ripartire le competenze, esplicitando quelle maggiormente caratterizzanti la professione, senza modificare il quadro complessivo delle attività esercitabili nell’ambito della professione stessa.

I ricorrenti hanno posto all’attenzione del Consiglio di Stato ulteriori questioni: il Tar ha ritenuto che le costruzioni in zona sismica siano connotate sempre e comunque dalla necessità di “risolvere problemi di rilevante complessità”, senza entrare nel merito del progetto; la normativa non si occupa minimamente della progettazione in area sismica; nella decisione del Tar la “metodologia standardizzata” è stata equiparata alla “metodologia semplice”.

I giudici di Palazzo Spada, nella sentenza, concordano sull’assenza, nelle norme che disciplinano l’attività degli ingegneri e degli architetti juniores, di qualsivoglia preclusione alle costruzioni in area sismica e affermano – pur riconoscendo la specificità della progettazione in area sismica – che è necessaria una valutazione caso per caso dei progetti in zona sismica, che tenga conto in concreto dell’opera prevista, delle metodologie di calcolo utilizzate, e che potrà essere tanto più rigida quanto maggiore sia il rischio sismico in cui l’area è classificata. Nel caso in oggetto tale valutazione è del tutto mancata.

Il Consiglio di Stato ha accolto quindi l’appello degli ingegneri juniores e annullato il diniego obbligando l’Amministrazione a ripronunciarsi sul progetto.

O.O.

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