Oice-Cer, nel 2013 le societa' di ingegneria piu' piccole in difficolta', mentre i grandi 'crescono' | Ingegneri.info

Oice-Cer, nel 2013 le societa’ di ingegneria piu’ piccole in difficolta’, mentre i grandi ‘crescono’

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Per le società di ingegneria in generale il 2013 sarà un anno negativo, in particolare per le piccole strutture: i livelli occupazionali risulteranno in calo del 10,5%, e diminuiranno anche i nuovi contratti all’estero, -3,3%. Ciò nonostante il dato sul valore della produzione delle società di ingegneria per il 2012, che sostenuto dalle società oltre i 50 addetti, chiude con un +3,7%, con stime di ulteriore crescita per il 2013. Sempre male il mercato degli appalti pubblici. E’ questa la fotografia che emerge dalla 29esima edizione della Rilevazione annuale sulle società di ingegneria italiane, curata dall’Oice, l’Associazione aderente a Confindustria che raggruppa 460 società di ingegneria, con la collaborazione del Cer, Centro Europa Ricerche, presentata oggi a Roma.

La Rilevazione, con i dati a consuntivo per il 2012 e previsionali per il 2013 delle società di ingegneria pura e di quelle di general contracting, mette  in luce il ruolo trainante del mercato estero, che nel 2012 riesce più che a compensare la caduta del mercato interno e contribuisce notevolmente al valore della produzione degli associati Oice, pari a 2.330 milioni di euro, in lieve aumento (+3,7%) rispetto ai 2.246 milioni di euro del 2011.

Leggendo con attenzione il dato, emerge che il segno positivo – in linea con quanto stimato l’anno scorso – è dato soprattutto dalle  società di maggiori dimensioni, oltre i 50 addetti, per le quali la produzione 2012 è aumentata. Al contrario risulta preoccupante la situazione delle piccole società, che pure mantenendosi sulla quota del 2011, mostrano una riduzione degli addetti nel 2012 del 3,7%, contro il +4,3% in questo ambito delle grandi società. Male anche il portafoglio ordini, in riduzione del 13,6 %, bilanciato dagli incrementi, soprattutto e sempre all’estero, delle società oltre i 50 addetti.

Le stime della produzione per il 2013 possono essere considerate in qualche modo migliori: si prevede di raggiungere quota 2.578 milioni di euro con un incremento sul 2012 pari a circa il 10,7%. “Si tratta”, spiega la nota Oice, “di un lento recupero verso i lontani valori del passato, anch’esso guidato dalle imprese di maggiori dimensioni e legato al mercato estero (soprattutto Medio Oriente che rappresenterà il 41% del totale della produzione prevista all’estero), che in previsione viene dato in crescita del 38,2%”. 

Più preoccupanti le stime per l’occupazione nel 2013: il numero di addetti diminuirà a 15.428 unità registrando una contrazione del 10,5% rispetto al dato del 2012. Il valore colpisce soprattutto le piccole società, più esposte con la committenza pubblica italiana, che continua ad essere in forte crisi e con previsioni per il 2013 ancora in calo (con i nuovi contratti che diminuiranno da 717 milioni a 647 milioni di euro),

Tra gli altri dati messi in luce dalla Relazione, anche il poco confortante dato dei nuovi contratti che gli associati Oice prevedono di acquisire, con una diminuzione anche all’estero, pari al -3,3%), un “segno che la concorrenza si sta facendo sempre più dura e che occorrerà certamente un maggiore impegno e supporto per aumentare la propensione ad “aggredire” il mercati esteri da parte delle nostre società”, sempre secondo la nota Oice.

“Occorre, sul mercato domestico, ridurre l’in house engineering, rivedere gli incentivi per i tecnici della Pubblica Amministrazione, limitare l’appalto integrato e attivare tutele per i progettisti nei rapporti contrattuali con le imprese e con le stazioni appaltanti”, ha dichiarato Luigi Iperti, Presidente Oice. “Ma tutto ciò non sarà sufficiente se, sul mercato estero, non verranno messi in campo ulteriori strumenti di effettivo supporto per le imprese che vogliono intraprendere avventure oltre confine, così come hanno a disposizione i concorrenti europei, visto che è prevalentemente grazie ai risultati sui mercati esteri che le società di ingegneria sono riuscite a ridurre gli effetti negativi della crisi. Occorre però evitare che prima ancora di andare all’estero le nostre imprese siano penalizzate da norme assurde come quella che impone di pagare il contributo del 4% a Inarcassa anche sul fatturato estero, rendendo immediatamente non competitive le nostre aziende”

Articolando i dati della Relazione, il Direttore generale del Cer Stefano Fantacone ha illustrato alcune stime sugli investimenti in infrastrutture: “Le politiche di austerità fiscale hanno severamente compresso la spesa per investimenti delle Pubbliche Amministrazioni. Questa flessione spiega da sola il 13,5% della contrazione cumulata del Pil da noi stimata per il periodo 2007-13. Una cifra importante, se si pensa che la quota degli investimenti pubblici sul Pil è di appena l’1,7%. Oltre agli effetti quantitativi vi sono poi quelli qualitativi, dal momento che i processi di sviluppo sono fortemente dipendenti dalle scelte pubbliche in materia di infrastrutture. E’ auspicabile quindi che si possa al più presto riprendere un percorso di graduale recupero degli investimenti pubblici.”

Per il sottosegretario alle infrastrutture, Rocco Girlanda il Governo sta dimostrando l’intenzione, “fin dal decreto-legge del fare, di mettere in condizione il settore di avviare una positiva ripartenza, sia con i 2 miliardi di finanziamenti per le infrastrutture, sia con il programma di interventi dei 6000 campanili, perché alla fine si uscirà dalla crisi e occorrerà arrivare a questo momento con un sistema infrastrutturale all’avanguardia: Per fare ciò dobbiamo però valorizzare quella che è l’intelligenza del settore e quindi l’ingegneria, facendo bene le cose fin dalla progettazione, con costi preventivati delle opere che siano realizzate in tempi certi”.

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