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Per Porto Marghera una riconversione da 5 miliardi

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Sono 12 gli articoli che fanno parte dell’accordo di programma per la riconversione industriale, in chiave ambientale, del sito di interesse nazionale Venezia-Porto Marghera; annunciato all’inizio del mese, l’accordo è stato sottoscritto lunedì scorso da Ministero dell’Ambiente, Magistrato alle Acque, Regione del Veneto, Comune e Provincia di Venezia, Autorità Portuale veneziana.

Al centro del documento, come riporta l’Ansa, la volontà di armonizzare e sburocratizzare le procedure di bonifica e intervento, e di favorire il recupero del territorio con il reinserimento di industrie. Il tutto in un’ottica di “sviluppo di attività produttive sostenibili dal punto di vista ambientali e coerenti con l’esigenza di assicurare il rilancio dell’occupazione”.

I progetti di riconversione ai quali si punta riguardano principalmente chimica verde, energia, logistica, nautica, cantieristica, innovazione e la ricerca. Nel documento è inoltre previsto un fondo di rotazione in dotazione alla Regione Veneto per incentivare la bonifica in favore delle piccole e medie imprese. Viene inoltre previsto per il vetro e per Murano, la richiesta di riconoscimento Unesco.

Il documento è il prodotto di un accordo lanciato dalla Regione del Veneto e accolto dal Ministero dell’Ambiente in “ottica federalista”: un’intesa che porterà a investimenti complessivi per 5 miliardi di euro, di cui 3 da fonte pubblica e 2 miliardi privati, con oltre 100 aziende pronte a investire.

L’accordo, che ha una validità di 10 anni, stabilisce anche la tempistica per l’avvio dei progetti di bonifica. Le attività dovranno iniziare entro sei mesi dall’approvazione del progetto, fatte salve le operazioni di emergenza per le quali il ministero dell’Ambiente, in fase di approvazione, ha facoltà di richiedere tempistiche inferiori.

Il modello di riqualificazione ambientale di Porto Marghera si pone come propedeutico al grande progetto di risanamento che riguarda 57 siti di interesse nazionale; tra le principali aree da risanare, si collocano l’area orientale di Napoli (ex raffineria Mobil), il petrolchimico Eni a Gela e quello di Priolo, a Brindisi il petrolchimico e due centrali a carbone, l’acciaieria Ilva a Taranto e la raffineria Eni, a Piombino il polo siderurgico.

V.R.

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