Abilitazioni professionali degli ingegneri in calo ma aumentano gli iscritti all’Albo | Ingegneri.info

Abilitazioni professionali degli ingegneri in calo ma aumentano gli iscritti all’Albo

Il dato emerge dal Rapporto 'Osservatorio sugli esami di abilitazione svolti nel 2017' del Centro Studi del Cni: -3% rispetto al 2016

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Non sembra conoscere soste la disaffezione dei laureati in ingegneria verso l’abilitazione professionale. È questo il dato più importante che emerge dal Rapporto del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri sul tema “Osservatorio sugli esami di abilitazione svolti nel 2017”. Nell’anno di riferimento, hanno conseguito l’abilitazione alla professione di ingegnere e ingegnere iunior 9.163 laureati, il 3% circa in meno rispetto al 2016.

Una riduzione lenta ma costante

Una prima doverosa precisazione: gli 8.446 abilitati alla sezione A costituiscono solo un terzo circa dell’universo potenziale di riferimento (stimato intorno ai 25 mila laureati). Di questi, poi, il numero di coloro i quali hanno optato per l’iscrizione all’albo è pari a 3.746. A dispetto di quest’ultimo dato, però, il numero degli iscritti all’Albo risulta in crescita. I dati della ricerca evidenziano anche come l’abilitazione professionale non venga ritenuta indispensabile per i laureati di primo livello, tanto che il titolo è conseguito appena dal 2,4% dell’universo potenziale.

Secondo Armando Zambrano, Presidente del Cni, “È molto significativo il fatto che nell’ultimo anno si sia registrata l’iscrizione di numerosi ‘vecchi’ abilitati, sicché il numero complessivo degli iscritti al nostro Albo risulta in aumento. Questo accade perché negli ultimi anni come categoria ci siamo sforzati di trasformare l’Ordine in un organismo attivo, capace anche di erogare servizi. In questa direzione, ad esempio, stanno andando due progetti in cui crediamo molto, come CERTIng e WorkIng, dedicati alla certificazione delle competenze e alle opportunità professionali per gli ingegneri iscritti”. Come spiegano gli esperti del Centro Studi, sono in atto due fenomeni concomitanti che contribuiscono alla riduzione, lenta ma costante, del numero dei colleghi che conseguono l’abilitazione professionale. Non solo, infatti, si sta contraendo di anno in anno il numero di ingegneri che decide di abilitarsi, ma anche tra coloro che conseguono il titolo abilitante, un numero decisamente elevato (nel 2017 oltre la metà degli abilitati) decide di non iscriversi all’albo, assegnando alla libera professione un ruolo di seconda opportunità in caso di necessità. I dati evidenziano inoltre, ancora una volta, come l’abilitazione professionale non venga ritenuta indispensabile per i laureati di primo livello, tanto che il titolo è conseguito appena dal 2,4% dell’universo potenziale. E non ci si può nemmeno appellare ad una presunta crescita del livello di difficoltà nel superamento della prova d’esame, visto che i numeri dicono che nel 2017 il tasso di successo è dell’87,4%, similare rispetto agli anni precedenti. Dal rapporto si evidenzia, dunque, che un “fattore determinante va individuato nella distinzione in settori dell’Albo professionale che, di fatto, ha indotto diverse categorie di laureati in ingegneria a ritenere inutile l’iscrizione all’albo professionale. Non meraviglia dunque che la maggior parte degli abilitati della sezione A (quasi il 60% nel 2017) appartenga al settore civile ed ambientale, mentre decisamente ridotta risulta la quota di abilitati tra gli ingegneri dell’informazione (appena il 6,1%)”. Un dato su tutti: se nel 2017 gli abilitati alla professione di ingegnere e ingegnere iunior sono stati 9.163 laureati, a metà dello scorso decennio il titolo era conseguito da ben 10 mila professionisti in più.  Stiamo parlando di un declino costante nel tempo sia per gli abilitati alla sezione A (si è passati dagli oltre 17mila abilitati del 2006 agli 8.446 del 2017) che per gli abilitati alla sezione B (i 717 abilitati del 2017 costituiscono quasi un terzo dei circa 2mila del 2006).

La distribuzione geografica

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, l’incremento degli abilitati è una realtà solo negli atenei del Nord-Est: la flessione invece è evidente nelle altre aree del paese, in particolare nel Nord-Ovest e in tutto il Sud Italia.

Le università più selettive sono quelle del Nord, dove si rilevano circa 20 bocciati ogni 100 candidati, mentre nel meridione la quota di abilitati rispetto ai candidati supera il 94%. “Le diverse performance rilevate – si legge nel Rapporto – potrebbero essere uno dei motivi che inducono molti giovani a sostenere l’Esame di Stato in un ateneo differente da quello in cui hanno conseguito il titolo di laurea e potrebbero spiegare come mai il Politecnico di Milano, ossia il principale centro di formazione ingegneristica italiano, stabilmente con il numero più elevato di laureati, si collochi soltanto al settimo posto per numero di abilitati”. È ancora una volta l’Università di Padova l’ateneo con più abilitati (685, poco meno rispetto ai 693 del 2016), seguita dal Politecnico di Bari (605 abilitati) e dalla Federico II di Napoli (577 abilitati). L’Università di Bologna è la più ‘cattiva’: un terzo dei candidati non ha conseguito l’abilitazione alla professione di ingegnere. Per quanto riguarda gli ingegneri iuniores, i numeri cambiano sensibilmente, specialmente al Sud: i due atenei di Napoli (Federico II e Campania Vanvitelli) e il Politecnico di Bari risultano le tre strutture accademiche con il maggior numero di abilitati di primo livello: complessivamente 200, pari al 28% di tutti gli abilitati iuniores.

Il tasso di successo rilevato nelle prove per l’abilitazione alla professione di ingegnere iunior appare inferiore rispetto a quanto rilevato tra i candidati della sezione A: ha infatti conseguito l’abilitazione il 73,5% dei candidati, ma in alcuni atenei, come Bologna e Trento, oltre la metà dei candidati non ha superato le prove di esame.

Uno sguardo ad Architettura

Il Rapporto del Centro Studi rileva che è in diminuzione anche il numero di abilitati tra gli architetti e le altre figure attinenti alla ex facoltà di Architettura (conservatore dei beni architettonici ed ambientali, paesaggista e pianificatore territoriale): nel 2017 hanno infatti superato le prove dell’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione 4.334 laureati, circa 350 in meno rispetto all’anno precedente. “A differenza di quanto avviene tra gli ingegneri, tuttavia, è necessario evidenziare che, per questa tipologia di laureati, le probabilità di esito positivo alle prove per l’abilitazione professionale sono decisamente inferiori, tanto che nel 2017 si è abilitato solo il 60% dei candidati. Più specificatamente, nell’anno in esame hanno conseguito il titolo abilitante 3.893 Architetti, 248 Architetti iuniores, 106 Pianificatori, 20 Pianificatori iuniores, 2 Conservatori dei beni architettonici e ambientali e 65 Paesaggisti”, conclude lo studio.

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