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Abolire il valore legale del titolo di studio?

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Introdurre nuovi meccanismi di accreditamento dei percorsi formativi affidati alla completa e autonoma responsabilità degli organismi professionali, a garanzia della qualità delle prestazioni: questa la posizione espressa dal CNI in un’audizione alla Commissione Istruzione del Senato. Abolire il valore legale del titolo di studio rappresenta uno di quei provvedimenti capaci di cambiare radicalmente gli attuali e delicatissimi equilibri del sistema professionale italiano: per il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in tale ipotesi, esiste solo una strada percorribile ed è quella dell’introduzione di un meccanismo di accreditamento dei corsi di laurea e di un nuovo esame di Stato entrambi affidati alla completa e autonoma responsabilità dell’Ordine professionale, a garanzia della qualità delle prestazioni.

Una posizione dettagliatamente illustrata dal CNI nel corso della recente audizione alla Commissione Istruzione del Senato, con un documento, oggi agli atti, che evidenzia come “stante l’attuale quadro normativo, l’abolizione del valore legale del titolo di studio comporterebbe un indebolimento della già ridotta capacità dell’Ordine degli ingegneri di garantire la qualità delle prestazioni dei propri iscritti.

L’Ordine degli ingegneri non ha, infatti, alcuna possibilità di incidere sulla selezione dei percorsi accademici che consentono l’accesso all’esame di abilitazione e solo una limitata influenza nella gestione di questi ultimi. Il CNI sostiene che in realtà il “valore legale” del titolo accademico rende equivalenti corsi accademici che forniscono conoscenze e competenze differenziate, la cui disomogeneità si è accresciuta a seguito della proliferazione delle Facoltà e dei corsi di laurea conseguente all’introduzione del modello “3+2”, cui peraltro i recenti interventi del Ministero dell’Istruzione hanno posto un significativo freno.

Tuttavia il processo da cui discende l’attribuzione del “valore legale” è oggi l’unico che in qualche misura consente di validare, almeno dal punto di vista formale, i percorsi formativi posti in essere dal variegato mondo delle Università italiane. Tale processo potrebbe essere abrogato solo e soltanto se, contemporaneamente, fossero introdotti nuovi meccanismi di verifica e validazione dei percorsi formativi. In altre parole, un sistema virtuoso e certificato di accreditamento dei corsi di laurea, con una specifica attribuzione delle conoscenze e competenze dei candidati all’esercizio della professione.

In tal senso il CNI prefigura un nuovo esame di Stato preceduto da un congruo periodo di tirocinio affidati alla completa ed autonoma responsabilità dell’Ordine professionale.

O.O.

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