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Aggiudicazione dell’appalto: ecco come cambia dopo le modifiche del decreto correttivo

Il decreto correttivo del Codice dei contratti pubblici ha modificato le disposizioni in materia di criteri di aggiudicazione dell’appalto. Vediamo come

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Il D.lgs. 19 aprile 2017, n. 56, c.d. decreto correttivo al Nuovo Codice Appalti ha, tra gli altri, apportato delle modifiche sostanziali nell’ambito dei criteri di aggiudicazione dell’appalto.

In particolare, l’articolo 60 del decreto correttivo ha modificato l’articolo 95 del Codice dei contratti pubblici, recante la disciplina in esame.

 

Le principali modifiche in materia di criteri di aggiudicazione dell’appalto

L’articolo 95 del Codice dei contratti pubblici, viene modificato in più parti, ritoccando la disciplina di entrambi i criteri (prezzo più basso e offerta economicamente più vantaggiosa).

Nel terzo comma viene specificato che devono essere aggiudicati, esclusivamente sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, i contratti relativi ai servizi sociali e di ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica nonché i servizi ad alta intensità di manodopera, come definiti all’articolo 50, comma 1, fatti salvi gli affidamenti ai sensi dell’articolo 36, comma 2, lettera a), cioè gli affidamenti diretti di importo inferiore a 40.000 euro.

 

Leggi qui come era regolata la materia prima dell’entrata in vigore del Decreto correttivo

 

Sulla possibilità di utilizzo del criterio del prezzo più basso, viene completamente riscritta la lettera a) del quarto comma, riferita adesso ai lavori di importo pari o inferiore a 2.000.000 di euro, quando l’affidamento dei lavori avviene con procedure ordinarie, sulla base del progetto esecutivo e non anche in caso di affidamento congiunto di progettazione e esecuzione.

Viene riscritto e chiarito il contenuto del comma 10, relativamente all’indicazione dei costi della manodopera e degli oneri aziendali nell’offerta economica e viene introdotto il comma 10-bis, riguardante l’utilizzo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, contenente un tetto massimo per il punteggio economico entro il limite del 30 per cento, al fine di valorizzare gli elementi qualitativi dell’offerta.

Nel comma 13, allo scopo di incentivare la produzione locale, tra i criteri di premialità che possono essere inseriti dalle stazioni appaltanti nei bandi di gara, vengono ora indicati anche i beni o prodotti da filiera corta o a chilometro zero.

Infine, viene introdotto un nuovo comma 14-bis, secondo il quale, nei casi in cui è obbligatorio utilizzare il solo criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (art. 95, comma 3), le stazioni appaltanti non possono attribuire alcun punteggio per l’offerta di opere aggiuntive rispetto a quanto previsto nel progetto esecutivo a base d’asta.

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