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Appalti pubblici: l’Italia deve conformarsi alla direttiva sui pagamenti

In un parere motivato, la Commissione Europea rende noto che l’Italia deve adeguare il suo diritto nazionale alla direttiva 2011/7/Ue che punta a garantire la tempestività dei pagamenti a favore degli operatori economici

Direttive europee
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In un parere motivato inviato il 7 giugno 2018, la Commissione Europea rende noto che l’Italia deve adeguare il suo diritto nazionale alla direttiva 2011/7/Ue che punta a garantire la tempestività dei pagamenti a favore degli operatori economici.
Il parere prende in esame le novità introdotte nel Codice dei contratti dal D. Lgs. n. 56/2017, in particolare, l’articolo 113-bis, comma 1 “Termini per l’emissione dei certificati di pagamento relativi agli acconti”,  in quanto ha esteso sistematicamente a 45 giorni, decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, i tempi per la predisposizione dei certificati di pagamento – successivamente ridotti a 30 giorni dalla modifica apportata dalla legge di Bilancio 2018 (art. 1, comma 586, legge n. 205 del 2017) – mentre la direttiva europea impone alle autorità pubbliche di eseguire i pagamenti non oltre 30 o, in casi singolarmente motivati, 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione dei servizi.

Termini di pagamento, quando scadono?

La questione dei tempi di pagamento non riguarda tanto i giorni necessari all’emissione del certificato di pagamento, fissato in 30 giorni, quanto i giorni intercorrenti tra la data di maturazione del credito, calcolata dalla registrazione nel libretto delle misure e nel registro di contabilità i lavori eseguiti con contestuale raggiungimento della rata di acconto prevista nel contratto sottoscritto e la data di effettivo pagamento.  Da quella data scatta il termine di 30 giorni previsto dall’art. 4, comma 3, lettera a) della Direttiva 2011/7/Ue.
La posizione italiana giustifica le nuove disposizioni che estendono i tempi di gestione del pagamento delle fatture per stato avanzamento lavori negli appalti pubblici, in relazione alle verifiche finali, necessarie nonostante siano già state svolte nel corso delle diverse fasi di realizzazione delle opere pubbliche.
La commissione ha ritenuto tali argomentazioni non soddisfacenti e chiede la modifica del Codice, in mancanza della quale per l’Italia scatta il deferimento alla Corte europea di giustizia, con le relative sanzioni in caso di condanna.
L’Ance, dal 2013 referente privilegiato nei confronti della Commissione Ue sull’attuazione della direttiva pagamenti in Italia, aveva evidenziato nel corso dell’Audizione preliminare all’esame del Documento di economia e finanza 2018,  la necessità di riallineare la disciplina sui pagamenti del corrispettivo di appalto alla normativa europea, introducendo un termine massimo non superiore a un mese per la redazione dello Stato di avanzamento lavori (Sal), nonché un termine per il pagamento dei lavori, che deve essere non superiore a 30 giorni dal Sal stesso.
L’Italia ha tempo due mesi per rispondere al parere della Commissione; in caso contrario, la questione passa alla Corte europea di giustizia.

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