Bando-vergogna a Catanzaro: il compenso all'ingegnere è di 1 un euro | Ingegneri.info

Bando-vergogna a Catanzaro: il compenso all’ingegnere è di 1 un euro

La protesta del sindacato degli ingegneri e architetti liberi professionisti: il Comune di Catanzaro ha pubblicato un bando in cui pone a base d'asta il simbolico compenso per l'ingegnere di 1 euro più copertura spese documentate

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Si moltiplicano in queste settimane le segnalazioni di protesta su alcune modalità ‘creative’ dei bandi di gara pubblici, che vanno a scapito della libera professione di ingegnere e architetto. Nei giorni scorsi è stata l’Oice, l’associazione delle società di ingegneria, ad essersi scagliata contro il bando del Comune di Gubbio che prevedeva un incarico di riprogettazione in Bim di una scuola gratuito ‘in cambio di visibilità’.

Ora è la volta dell’Inarsind, l’associazione nazionale d’intesa sindacale ingegneri ed architetti liberi professionisti Italiani, a denunciare “l’inaccettabile oltre che offensivo bando promosso dall’Amministrazione Comunale di Catanzaro per la redazione del piano strutturale comunale e relativo R.E.U.”, un bando per qui Inarsind ha presentato esposto all’Anac.

Già la scorsa estate in molti – sigle sindacali e ordini professionali – avevano protestato nel momento in cui l’amministrazione del Comune capoluogo calabrese aveva manifastato l’intenzione di procedere con un bando per l’affidamento di prestazioni professionali a compenso zero. Dopo le proteste, l’Ente ha pubblicato il bando in cui pone a base d’asta il simbolico compenso di 1 euro e dichiara la disponibilità alla coperture di spese documentate fino ad un massimo di 250.000,00 euro.

Inarsind ha giudicato questi bandi “lesivi degli interessi e della dignità dei liberi professionisti che rappresenta, potenziali partecipanti alla procedura; non è accettabile che si possa richiedere una prestazione professionale gratuita, per giunta attraverso un bando, ledendo principi costituzionali (art. 36) e norme di settore quali il codice degli appalti, le linee guida ANAC e il codice deontologico professionale che impone agli iscritti di non agire nell’esercizio della professione con modalità che contrastino la leale concorrenza.” È questo “uno svilimento della professione, l’ennesimo, per cui sembra che il professionista debba guadagnarsi possibili futuri incarichi – o semplicemente la gloria – lavorando gratuitamente, non si vede perché qualsiasi bene venga acquistato dietro pagamento, i dipendenti vengano pagati mensilmente (compresi quelli degli studi professionali) e i professionisti possano invece regalare il loro operato, da cui discendono peraltro significative responsabilità, come fosse un hobby”.

L’invito del sindacato è che “in merito a tali bandi possa portare al loro ritiro prima della conclusione delle procedure e si augura che la coscienza dei professionisti impedisca loro di assecondare questa deriva perniciosa del sistema mandando deserte le gare, questo sarebbe forse il segnale più forte da dare: davvero abbiamo bisogno di un pronunciamento del TAR o dell’ANAC per sentirci legittimati a rifiutare proposte che ledono la nostra dignità di professionisti?”.

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