BIM, l’obbligo negli appalti pubblici crea perplessità | Ingegneri.info

BIM, l’obbligo negli appalti pubblici crea perplessità

I dubbi dei professionisti: i pareri di Giovanni Cardinale, Gianni Massa (CNI) e Simone Monotti (Presidente degli Ingegneri umbri)

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Procedere speditamente sul sentiero dell’innovazione. Quindi, avanti con gli strumenti digitali del BIM ma renderlo obbligatorio potrebbe essere un rischio per un Paese, il nostro, ancora indietro rispetto ad altre realtà europee. E’ questo il parere di molti ingegneri in merito alle misure del nuovo Codice degli Appalti, che ha introdotto l’obbligatorietà di metodi e strumenti elettronici specifici quali il BIM (in particolare negli appalti pubblici, con tempistiche scaglionate, a partire dal 2019) con lo scopo di razionalizzare le attività di progettazione e delle connesse verifiche e snellire processi che fino ad oggi hanno influito su tempi e modi di partecipazione agli appalti.

Molti sono i professionisti che non hanno dimestichezza con il nuovo metodo di lavoro ed è quindi doveroso, al di là di ogni discorso e percorso normativo, insistere proprio sulla formazione, come sottolinea Giovanni Cardinale, Vice Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri: “E’ necessario approntare progetti formativi innovativi ed originali rispetto al panorama già molto ampio delle offerte formative di università ed aziende del settore. Una formazione che, prima di tutto, aiuti il sistema professionale a comprendere il significato etico e culturale di questa trasformazione, e che quindi sia fatta attraverso casi di studio concreti, relativi alle costruzioni ed alle infrastrutture, con l’intervento di tutti gli attori del processo”. Una vera e propria rivoluzione culturale e di prospettive che “richiede investimenti importanti in un momento di grande flessione del mercato e delle sue prospettive. Per questo il CNI punta su progetti di incentivazione, rivolti ai giovani e non solo a loro, basati su convenzioni con società produttrici di software e hardware e con istituti di credito”, conclude Cardinale.

Piuttosto dubbioso sull’utilità di rendere obbligatorio l’utilizzo del Building Information Modeling è Simone Monotti, Presidente della Federazione Umbra degli Ordini degli Ingegneri: “In Europa e negli Stati Uniti il BIM è usato abitualmente e addirittura in alcuni Paesi la proporzione è di 1 professionista su due che utilizza tale tecnologia. In Italia non è certo la stessa cosa, siamo indietro e prima di rendere obbligatoria un’innovazione di tale importanza è fondamentale che ingegneri, strutturisti, architetti e tutti gli addetti i lavori ne abbiano coscienza e soprattutto acquisiscano le competenze giuste per comprenderne la portata. Non vorrei, infatti, che l’obbligatorietà del BIM relegasse alcuni professionisti in posizioni di ripiego e non fossero più in grado di competere con gli altri ad armi pari”. Ecco perché l’inserimento del BIM dovrebbe avvenire in maniera più soft, secondo l’ingegner Monotti: “Penso per esempio alla partecipazione dei colleghi alle gare per l’assegnazione di appalti. Ebbene, coloro che dimostrassero conoscenze specifiche sul BIM potrebbero avere un punteggio più alto rispetto agli altri. E’ un percorso, in ogni caso, che richiede del tempo e non sarà certo un obbligo normativo a rendere il nostro un Paese evoluto in tal senso”.

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Critiche – ma anche apprezzamenti – arrivano dall’ingegnere e architetto Gianni Massa, Vice Presidente Vicario del CNI: “E’ sicuramente uno strumento importante che ci permetterà di velocizzare la gestione dell’apparato pubblico, rendendolo più efficiente e creando nuove opportunità lavorative. Ma allo stesso tempo alcune questioni mi lasciano perplesso. Innanzitutto, è necessario formare un linguaggio digitale comune. Vi sono ampi settori produttivi che non sono ancora pronti in tal senso, tra questi ci metterei molte – non tutte – Amministrazioni locali. Quante sono le Pubbliche Amministrazioni in grado di gestire, al giorno d’oggi, una piattaforma evoluta come il BIM? Credo sia una domanda che tutti ci dobbiamo porre, anche il legislatore”. Anche perché il “BIM esige uno sforzo notevole anche da parte dei progettisti, che devono essere in grado di cambiare approccio e modo di svolgere il loro lavoro. Bisogna imparare ad usare gli strumenti che offre il mondo del digitale: l’analogico ormai è acqua passata”.

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