Bim Manager raccontano: come si lavora col BIM da Mario Cucinella Architects | Ingegneri.info

Bim Manager raccontano: come si lavora col BIM da Mario Cucinella Architects

L’impegno verso un approccio sostenibile del costruire passa anche attraverso sfide di natura costruttiva ed etica, affrontate da MCA grazie al sostegno di un team di architetti e ingegneri dediti al BIM. Il racconto dell’architetto Maria Persichella, Bim Manager presso lo studio di Mario Cucinella

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L’impegno verso un approccio sostenibile del costruire passa anche attraverso sfide di natura costruttiva ed etica, affrontate dall’architetto Mario Cucinella grazie al sostegno di un team di architetti e ingegneri esperti nei vari campi della progettazione architettonica. Tra questi, vi l’architetto Maria Persichella, BIM Manager presso lo studio bolognese, alla quale abbiamo chiesto una opinione circa la sua esperienza gestionale in relazione al BIM.

Dopo aver consolidato, negli ultimi 15 anni, la sua esperienza quale tecnico esperto di progettazione esecutiva, costruttiva e coordinatore di Commessa su progetti di grande complessità, l’architetto Persichella ha colto le grandi potenzialità di controllo integrato del progetto offerte dalle piattaforme in BIM, specializzandosi nella gestione progettuale in BIM. Dal 2015, collabora presso lo Studio MCA come BIM Manager per il progetto del Nuovo Centro Direzionale Unipol a Milano.

Ecco, a seguire, un interessante colloquio in cui si analizzano in dettaglio le questioni legate al BIM, tra pratica professionale e responsabilità manageriale all’interno della filiera progettuale:

“I motivi generali per cui il BIM viene, ormai, largamente utilizzato negli studi di architettura sono la conseguenza del cambiamento delle esigenze e delle relazioni tra gli attori coinvolti nella filiera costruttiva (dai progettisti alla Committenza fino al Contraente Generale ed i Subappaltatori).
Con la crisi che ha investito il mondo delle costruzioni nello scorso decennio (ed i cui effetti in molti Paesi come l’Italia permangono) gli operatori del settore hanno dovuto rispondere adeguandosi negli aspetti, più procedurali che strumentali, che inficiavano la redditività. Dunque, ottimizzazione dei tempi e maggior controllo dei costi. Il BIM authoring, con la possibilità di gestire non solo informazioni fisiche, ma facenti capo a diverse discipline all’interno dello stesso “modello federato”, costituisce il comun denominatore di varie competenze, sia tradizionali (architettura, impianti, strutture) sia più specialistiche (progetto antincendio, progettazione acustica, illuminotecnica, bioclimatica etc.). Da questo ruolo di “prototipo” effettivo trae vantaggio, in termini di efficienza progettuale ed economica, tutta la filiera del settore.

Mentre, in precedenza, Revit o altri programmi parametrici di progettazione integrata erano utilizzati soltanto per la modellazione tridimensionale immediata, con l’evolversi delle tecniche di digitalizzazione dell’ultimo decennio ci si è resi conto delle possibilità che, in realtà, questi offrivano. Essi operano dal punto di vista della gestione dei dati e del controllo del progetto in ogni suo elemento, siano questi prettamente progettuali oppure di tipo documentale. Quindi, per questo è più corretto parlare di “prototipo” piuttosto che di modello tridimensionale, al fine di evitare l’equivoco in cui ancora oggi molti cadono in relazione al BIM. Il progetto è un contenuto grafico, visivo, tecnico e digitalizzato di tutte le informazioni relative all’edificio come esso sarà effettivamente una volta costruito. Un prototipo a tutti gli effetti. Con evidenti vantaggi per l’investitore e per l’utilizzatore finale, attenti al controllo tempi-costi e, come vedremo, dei costi di gestione.

In secondo luogo, un’altra motivazione a vantaggio dell’utilizzo delle piattaforme BIM è legata alla continuità gestionale sull’asset progettato e costruito. Molti clienti scelgono questa metodologia per la maggiore efficienza del controllo del ciclo di vita dell’edificio, grazie alla possibilità di strutturare in maniera più efficace tutte le informazioni contenute all’interno del modello. Questo, naturalmente, significa un lavoro propedeutico iniziale di impostazione spesso impegnativo quanto la modellazione stessa.
Infatti, essendo tutte le informazioni relative alle varie competenze progettuali all’interno dei modelli, è fondamentale impostare le procedure organizzative delle stesse quanto prima possibile, addirittura nel preliminare stesso. Le procedure sono fatte da regole di modellazione, di organizzazione dei parametri da estrarre, standard di utilizzo della piattaforma e protocollo di scambio delle informazioni. Questo implica una chiarezza delle condivisioni degli obiettivi tra i vari attori della filiera, fin dal principio (controllo costi? Gestione appalto in BIM? FM?), onde ottimizzare il numero e il tipo delle informazioni contenute nel prototipo pena la minore efficienza del processo.

In terzo luogo, un altro motivo di preferenza delle piattaforme BIM è più specificamente legato al metodo di gestione del progetto e, di conseguenza, delle responsabilità manageriali nei termini del Coordinamento strategico ed operativo. Come accennavamo prima, i benefici del BIM sono prima di tutto procedurali. La progettazione parametrica, con la sua impostazione della struttura operativa molto più approfondita di quanto non accadesse nelle modalità ‘tradizionali’, produce evidenti vantaggi nelle fasi progettuali per chi ha la responsabilità della gestione del processo progettuale.
Con estrema facilità, è possibile effettuare la verifica attraverso l’utilizzo di software specifici come, nel nostro caso, Navisworks e Solibri, programmi utili al controllo delle interferenze. L’organizzazione in elementi appartenenti a gruppi parametrici specifici facilita il controllo della coerenza dei dati immessi, così come delle interferenze tra le varie competenze specialistiche.
Questo è un aspetto di non trascurabile rilevanza per l’efficienza del processo, soprattutto se si ha una responsabilità di coordinamento. E’ dimostrato che l’utilizzo dei processi progettuali integrati aumenta in maniera consistente il controllo dei costi progettuali, mentre riduce la dispersione di energie in termini economici e temporali dovute ad eventuali cambiamenti/varianti richieste e/o resosi necessarie.

(fonte grafico: Effort/Effect curve by Patrick MacLeamy, HOK)

(fonte grafico: Effort/Effect curve by Patrick MacLeamy, HOK)

Personalmente, lavoro in ambito di coordinamento da 15 anni, mentre mi occupo di BIM da relativamente poco tempo. Appena ho potuto dedicarmi al BIM l’ho fatto, perché, proprio avendo un’esperienza di coordinamento abbastanza consolidata, conosco tutte le problematiche legate alla sua conduzione.
Inoltre, lavorando in modalità tradizionale soprattutto con tempi di progettazione molto ristretti, numerosi elementi sfuggono alle maglie di controllo del Coordinatore: su progetti complessi, riuscire a garantire il minimo di ‘clash’ tra le varie discipline è molto difficile. I motivi sono impliciti nei limiti dei software: ad esempio, utilizzando software CAD standardizzati si possono eseguire un certo numero di sezioni di verifica, ma magari manca proprio quella che mette in evidenza un problema. Invece, nel BIM questo errore viene evitato, perché, con un modello tridimensionale multidisciplinare e tramite l’utilizzo di software specifici, è il programma stesso che le verifica tutte. Naturalmente, sta al coordinatore impostare i parametri del controllo di tali interferenze.

Inoltre, approfondendo il tema della responsabilità di Coordinamento, spesso una scelta naturale da parte della Committenza ricade sull’architetto. E’ lui il promotore degli impulsi progettuali che caratterizzano l’edificio, nonché la figura attorno a cui il processo creativo si trasforma in progetto grazie al confronto con le altre discipline coinvolte, facendosi garante dell’integrità creativa iniziale. La possibilità di ridurre al minimo i rischi di non verifica di problematiche con le altre discipline è un assoluto vantaggio, anche per la maggiore tutela della qualità del prodotto finale.

Poi, c’è un ulteriore motivo fondamentale per il consolidamento della metodologia BIM. Con tutti gli applicativi che il mondo tecnologico BIM mette a disposizione è possibile avere, in diretta e in qualsiasi momento, lo stato dell’arte del progetto, visualizzabile anche dal cliente stesso. Questo aumenta il consenso rispetto al metodo. Infatti, in qualsivoglia circostanza il committente intenda vedere lo stato di avanzamento del progetto, è sufficiente collegarsi a questa piattaforma mediante software specifici di BIM-viewing senza avere tutti i permessi di accesso operativi all’utilizzo dei programmi di modellazione. Può, dunque, verificarne gli sviluppi ed essere, quindi, più coinvolto nel processo creativo e progettuale.
Naturalmente non tutte le attività che ho evidenziato sopra sono state/saranno di facile esecuzione. Il processo di maturazione del metodo BIM è tutt’ora in corso. E a questo riguardo faccio un’ulteriore riflessione.

Per la mia esperienza, posso dire che non siamo arrivati ancora ad un utilizzo ‘ortodosso’ del BIM in ogni singola fase della progettazione, almeno per quanto riguarda la disciplina architettonica che richiede un alto livello di controllo e sofisticazione degli oggetti realizzati nel modello. Sebbene le varie case produttrici di software parametrici stiano implementando, in maniera sempre più efficiente, la funzionalità, alcuni passaggi relativi alla trasmissione delle informazioni continuano ad essere ancora farraginosi, e talvolta complicati.

Sul ruolo del BIM Manager apro un’ulteriore parentesi. Quest’ultima è una figura importante per la riuscita del metodo BIM ma i cui confini non sono ancora ben delineati. Da una parte, infatti, Il BIM Manager è responsabile del processo di impostazione, di raccolta e coordinamento delle informazioni di tutto il progetto veicolate dai modelli. Dall’altro, le sue specifiche competenze spesso (e necessariamente) toccano ambiti di responsabilità più comuni, quali quelli di un PM: gestione e controllo dei tempi, garanzia della corretta traduzione di tutti i momenti processuali agli stakeholders, condivisione con il cliente del processo impostato, anche sulla base di specifiche contrattuali.
In questa fase è soprattutto il progettista architettonico ad essere maggiormente impegnato nell’impostazione del modello. Tutti gli altri attori, però, sulla base di un modello architettonico di massima già strutturato nelle sue dimensioni, possono inserire e verificare i propri contributi. Successivamente, nel definitivo si entra in una fase di lavoro integrato, vero e proprio. E’ in esso che gli impiantisti cominciano a portare le ‘dorsali’ principali e a condurre le valutazioni circa gli ingombri dei macchinari, così come dei dispositivi generatori, inserendoli nel modello architettonico. Lo stesso accade per le strutture: avvengono i primi dimensionamenti.

In seguito, nell’esecutivo si entra nel “dettaglio”. Su questo aspetto è necessario fare un chiarimento. Per le piattaforme BIM non si parla in realtà di “dettaglio”, ma di quantità di informazioni scambiate. E’ già imponente la letteratura (e il dibattito tuttora in corso) sulla relazione tra le categorie tradizionali di definizione del “dettaglio grafico” e quelle parametriche di identificazione del concetto di LOD (Level of Development). Peraltro, continua ad essere uno degli aspetti di più difficile comprensione per gli stakeholder estranei alla metodologia. I progettisti, infatti, implementano il modello per le sole informazioni necessarie al “momento” a cui il progetto è legato: questo aspetto unico, e tipico, dei processi BIM non ha nulla a che vedere con il dettaglio grafico.

Ad esempio, nella fase esecutiva una muratura deve essere dotata di tutte le informazioni necessarie per quella fase, quindi: dimensioni principali (H, L, Lg, Sp), tipo di materiale, principali caratteristiche fisico-tecniche dei suoi componenti. Tutti i componenti del modello sono “magazzini” di informazioni. I dettagli grafici della loro rappresentazione può essere più o meno elevato, a seconda delle informazioni che la fase progettuale specifica richiede. Ma ancora si tende a giudicare la qualità del modello in base alla qualità grafica dei suoi contenuti e non alla quantità ed organizzazione degli stessi! Ci rendiamo conto che il cambiamento richiesto dal BIM è una rivoluzione epocale, che avrà bisogno di qualche tempo di adattamento. E un forte aiuto all’allineamento di questo aspetto rispetto alle categorie di sviluppo progettuale tradizionali sarà dato dall’adozione di una normativa standard ora in corso di definizione (mi riferisco alla nuova UNI 11337 di imminente emanazione e, anche, al Nuovo Codice Appalti in fase di commento).

LOD -Copyright, BIM Forum (BIMforum.org/LOD) & IKERD Consulting (IKERD.com), 2015

LOD -Copyright, BIM Forum (BIMforum.org/LOD) & IKERD Consulting (IKERD.com), 2015

Perché abbiamo utilizzato Revit e non altri software? Non c’è una preferenza. Semplicemente Revit è quello che io, e come me tanti altri miei colleghi, abbiamo trovato più naturale imparare proprio perché conseguenza di Autocad. Siccome è un prodotto della casa madre Autodesk, quindi la stessa di Autocad, Revit è quello di immediata comprensione per chi è già abituato a lavorare in Autocad. Questo nulla toglie alle potenzialità, alle possibilità e alle modalità di lavoro di altri software come Allplan o che Archicad. Non c’è in realtà una differenza, non ce n’è uno migliore o peggiore; è stata semplicemente una questione di opportunità.”

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