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Brexit e professionisti tecnici: sei cose da sapere

Che cosa succederà ai tecnici già residenti nel Regno Unito? La mia abilitazione continuerà a valere? Facciamo il punto

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Cos’è la “brexit”?

E’ il termine abbreviato per indicare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, “Britain” (Regno Unito) ed “exit” (uscita). L’abbandono da parte dell’economia inglese è stato votato dai cittadini britannici con un referendum nel 2016 ed  ha ufficialmente preso il via il 29 marzo 2017 con l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Tale clausola di recesso conferisce al Paese, che vuole uscire dall’UE, due anni per concordare i termini della scissione. Oggi, quindi, siamo in una fase di transizione e non è ancora possibile sapere cosa succederà con sicurezza, proviamo comunque a chiarire alcuni dubbi sull’argomento.

Quali saranno le possibili conseguenze?

Attualmente c’è molta incertezza sulle reali conseguenze che colpiranno il sistema politico, economico e sociale. Alcuni credono che gli inglesi che vivono all’estero in Europa possano perdere il diritto di residenza e l’accesso alle cure sanitarie di emergenza gratuite. Per questo il governo non ha dato garanzie per i cittadini dell’UE che attualmente vivono nel Regno Unito, almeno finché l’Europa non garantisca impegno reciproco nei confronti dei cittadini britannici espatriati. All’alba del post referendum, dopo la vittoria del fronte del “Leave” gli esperti prevedevano un collasso dei mercati, cosa che non è avvenuta. Oggi prevedono una ripresa dell’economia inglese grazie all’abbandono del sistema Europa. A definire le nuove regole ci penseranno gli accordi tra Ue e Governo britannico, ma molti sono i casi possibili, vediamone alcuni.

Se sono ingegnere abilitato in Italia e lavoro nel Regno Unito, cosa mi succede?

Gli europei che vivono e lavorano nel Regno Unito da almeno 5 anni, quindi con permesso di soggiorno permanente (Permanent residence o Settled Status), non dovrebbero vedere colpiti i propri diritti. Coloro che sono arrivati da meno di 5 anni, ma prima del 29 marzo 2017, dovranno attivare una procedura per l’ottenimento del temporary status, necessario per continuare vivere nel Regno Unito. Ancora diverso il discorso per quelli che arrivano nei due anni di transizione contestuali alla Brexit. L’ex segretario alla Brexit, David Davis, suggeriva che potrebbero non avere diritto a restare, ma viste le sue recenti dimissioni a favore di Dominic Raab e motivate, a suo dire, dalla linea troppo “soft” dell’attuale Primo Ministro inglese Theresa May, le cose potrebbero andare diversamente.

Se voglio andare a lavorare nel Regno Unito dopo la Brexit?

Sicuramente una scelta vincente sarebbe spostarsi il prima possibile e, meglio ancora, con un contratto di lavoro. Per coloro che arriveranno dopo il 29 marzo 2019, infatti, permangono ancora molte incertezze. Il governo britannico potrebbe decidere d’introdurre un sistema di permesso di lavoro simile a quello che attualmente si applica ai cittadini non comunitari, limitando l’ingresso a lavoratori qualificati nelle professioni in cui vi è carenza. Per fortuna, attualmente, gli ingegneri sono ancora una categoria richiesta in Inghilterra (leggi qui) soprattutto dalle multinazionali.  Il governo ha chiarito che, a seguito della Brexit, ci sarà un periodo di circa due anni, che durerà fino al 31 dicembre 2020, durante il quale gli europei potranno continuare ad entrare in UK, ma dovranno registrarsi presso l’Home Office se intendono restare per più di tre mesi. Se poi faranno domanda di temporary status potranno restare fino ad avere accumulato i cinque anni necessari per ottenere il settled status.

Se voglio accettare una proposta di lavoro in Inghilterra, quali titoli devo avere?

Un primo passo può essere ottenere l’equipollenza della laurea. E’ possibile ottenere un certificato che equipara il titolo di studio conseguito in Italia a quello del Paese in cui si intende trasferirsi, in questo caso l’Inghilterra, e per ottenerlo bisogna contattare il centro ENIC/NARIC del Paese in questione. In seguito, poiché il sistema di valutazione britannico differisce dal nostro, è preferibile convertire la laurea, qui puoi trovare alcune indicazioni pratiche per fare quest’operazione.
Infine, non è detto che per un lavoro specifico servano gli stessi titoli che in Italia e può capitare che, di fronte ad una comprovata esperienza, i recruiter diano meno peso al curriculum accademico indirizzandovi verso le abilitazioni britanniche, se necessarie.

Se voglio andare a laurearmi in ingegneria in Inghilterra, il titolo vale anche negli altri Paesi UE?

I titoli acquisiti nelle facoltà storiche inglesi sono universalmente riconosciuti, in genere, ma con l’avvento della Brexit tutto sarà rimesso in gioco e ad oggi non siamo in grado di prevedere quali accordi scaturiranno dai negoziati in corso in questi mesi.
Attualmente tutto il mondo accademico, oltre a quello del lavoro, è in attesa degli accordi che il governo britannico stringerà con l’UE ma ci sono alcune certezze. Ad esempio, per ovviare al rischio che le incertezze sul futuro facessero crollare il numero storicamente alto degli iscritti europei (circa 135.000), anche dopo la separazione ufficiale non ci saranno limiti e confini per la cultura. Inoltre, per il 2019, il governo ha comunicato che non modificherà la retta universitaria. Per tenerti informato/a sugli istituti britannici puoi consultare il Quality Assurance Agency for Higher Education (QAA) e il sito del Guardian dove è possibile trovare la Guida aggiornata dei corsi universitari nel Regno Unito 2019.

Link Utili

Di seguito qualche link utile per tenersi aggiornati sugli sviluppi della Brexit e sulle università inglesi
www.londraitalia.com
www.educationuk.org
www.britishcouncil.org/italy
www.ucas.com
www.direct.gov.uk
www.ukcisa.org.uk

Leggi anche: Rimpatriare o meno? Guida alla scelta per l’ingegnere all’estero

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