Codice degli appalti: Ance ed Anci chiedono procedure più snelle | Ingegneri.info

Codice degli appalti: Ance ed Anci chiedono procedure più snelle

Scuole ed infrastrutture pubbliche tra le opere incompiute e mai partite: costruttori edili e piccoli comuni uniti per chiedere lo snellimento burocratico delle procedure

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Il codice degli appalti deve essere uno strumento in grado di smuovere i cantieri dormienti: è questo il suggerimento portato avanti da Ance, attraverso dieci schede tecniche condivise con l’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani.

Le riflessioni dell’Associazione nazionale dei costruttori edili sono frutto della semplice lettura del sito web istituzionale sbloccacantieri, in cui, Regione per Regione, sono indicati i cantieri non avviati, nonostante lo stanziamento di fondi, la mancata manutenzione e le opere incompiute.

Il quadro è drammatico ed eclatante al tempo stesso, pesante se messo a confronto con i dati ufficiali forniti dal Ministero delle Infrastrutture che in un anno ha censito 670 opere incompiute per 4 miliardi di euro.

Oltre 21 miliardi di euro di opere bloccate per 270 casi segnalati su tutto il territorio nazionale. Questo si traduce nelle seguenti cifre: 330mila posti di lavoro in meno e 75 miliardi di euro di mancate ricadute sull’economia.

 Quali le opere incompiute o non avviate?

Fa abbastanza specie che tra le opere che risultano non manutenute o non messe in sicurezza siano gli edifici scolastici, ovvero quelle struttture ad alto affollamento considerate quali edifici sensibili.

Sul totale dei casi segnalati, circa il 30% sono scuole.

  • Lazio-Marche-Umbria – Programma straordinario scuole – si tratta di 21 interventi relativi a scuole danneggiate dal sisma del Centro Italia che dovevano essere realizzati in tempo per la riapertura per l’anno scolastico 2017-2018. Da inizio giugno 2017 risultano andate deserte 10 procedure, relative a 6 interventi. Significativo è il caso delle scuole di Loro Piceno e Giano dell’Umbria che hanno visto ben due procedure andare deserte e solo al terzo bando gli operatori economici hanno partecipato. Attualmente quindi a fronte di 187 operatori economici invitati, solo 30, pari al 16%, hanno partecipato alle procedure negoziate  previste, presentando la relativa offerta.

Seguono al 29% le opere di gestione delle acque, localizzate principalmente nel Mezzogiorno ma non solo.

  • Veneto – Piano stralcio contro le alluvioni nelle città metropolitane – il programma, approvato nel 2015 al fine di dare attuazione ad una lista di interventi tempestivamente cantierabili, prevede in Veneto 4 interventi, per 160,8 milioni di euro. Solo per un intervento risultano recentemente avviate le procedure di appalto. I restanti sono tutti in fase di progettazione ed hanno accumulato gravi ritardi rispetto alle tempistiche previste.
    Infatti, a fronte di una previsione di spesa a fine 2018 di circa 60 milioni di euro, ad oggi non sono stati avviati cantieri.

E ancora interventi per la viabilità che riguardano messa in sicurezza, manutenzione e realizzazione di strade statali, provinciali e comunali (il 15% dei casi segnalati) e opere idrogeologiche (11%).

  • Il Progetto del Sarno – il progetto di risanamento strutturale del corso del fiume è stato finanziato con quasi 220 milioni di euro con fondi strutturali europei. Sebbene sia stato dichiarato Grande Progetto nel 2011 risulta ancora bloccato.
  • Emilia Romagna: Collegamento autostradale Campogalliano-Sassuolo, tra la A22 e la SS467 Pedemontana, aggiudicata 4 anni fa (aprile 2014), l’opera, di valore di circa 500 milioni di euro, risulta tuttora bloccata. Era una delle opere alle quali si doveva applicare le misure di defiscalizzazione previste nel 2016.

 Quali i suggerimenti di Ance?

Il primo correttivo del codice degli appalti ha lasciato molti punti nebulosi ed irrisolti.

La proposta di Ance ed Anci si traduce nella semplificazione e snellimento delle procedure burocratiche previste dal codice degli appalti a seguito dei seguenti dati oggettivi:

  1. Nel documento sottoscritto dall’associazione dei costruttori edili e da quella dei Comuni italiani – presentata lo scorso 19 luglio a Roma nella sede dell’Ance – si fa notare che “i Comuni sono stati tra gli enti appaltanti più colpiti dall’entrata in vigore del nuovo codice. Nel 2016 hanno registrato un calo del 37% dell’importo complessivamente posto in gara, sebbene però ci sia stata una ripresa del 13% nel 2017 e del 24% nei primi 5 mesi del 2018”.
    Ance ed Anci chiedono quindi di prevedere un’unica fonte regolamentare per l’attuazione del codice degli appalti, abrogando tutti i provvedimenti attuativi, visto che a due anni dall’entrata in vigore della norma sui 66 previsti ne sono stati pubblicati solo 28.
  2. Altra richiesta, per i piccoli Comuni la velocizzazione nella definizione del contenzioso i n materia di appalto e la definizione delle regole tecniche per l’utilizzo delle piattaforme di e-procurement.

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