Competenze ingegneri iunior: interviene il Consiglio nazionale | Ingegneri.info

Competenze ingegneri iunior: interviene il Consiglio nazionale

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sull'ennesima sentenza che si è pronunciata sugli ingegneri iunior, arriva la posizione del Consiglio nazionale ingegneri. Tra cautela, proposte e un briciolo di amarezza

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Si è dimostrata fitta di insidie la materia delle competenze dell’ingegnere iunior – appartenente cioè alla Sezione “B”. Nei giorni scorsi una sentenza del Consiglio di Stato (la 776 del 25 febbraio 2016) pronunciatosi sulla facoltà di operare nel settore degli appalti pubblici per gli ingegneri iunior, ha gettato benzina su un fuoco già vivo scatenando voci di indignazione tra i rappresentanti “iunior” della professione. Una posizione comprensibile se si considera, peraltro, che la stessa sentenza del CdS era riferita a una precedente del Tar Campania (la n. 797 del 14 aprile 2015) di parere opposto e che comunque, tra circolari del Cni e altre sentenze pregresse, il ‘confine’ dell’azione degli ingegneri iunior è stato talvolta ridefinito e – a seconda dei punti di vista – minato. Resta comunque un dato di fatto: le opportunità professionali per gli ingegneri iunior, purtroppo, non sono oggi quelle che ci si attendeva al momento dell’istituzione di questo percorso. Per questa ragione abbiamo chiesto alla Consigliera del Consiglio nazionale ingegneri, Ania Lopez, non solo di chiarire la posizione del Cni, organo di rappresentanza nazionale della professione, sulla sentenza ma più in generale di fare una riflessione sullo stato dei percorsi formativi verso la professione.

L’ultima sentenza del Consiglio di Stato sul tema delle competenze dell’ingegnere iunior nelle gare d’appalto (la numero 776 del 25 febbraio 2016) sta provocando una serie di discussioni. Lei che interpretazione ne da?

Dare oggi un’interpretazione equilibrata delle competenze degli ingegneri di primo livello è arduo e complesso. Purtroppo il percorso universitario triennale non ha sortito gli effetti sperati. I laureati di primo livello in ingegneria non hanno trovato, come si auspicava, uno sbocco professionale nell’Industria. Tuttavia, i nostri colleghi sono riusciti a portare avanti la professione, anche in autonomia.

Che effetti sta avendo la crisi sugli ingegneri iunior, rispetto ai loro colleghi senior?

Le ricerche del Centro Studi del CNI presentate nell’ultima Assemblea Nazionale, lo scorso 4 marzo a Bologna, indicano come ci sia stato un rallentamento dell’incremento degli iscritti della sez.B. E’ altamente probabile che su questo rallentamento abbia influito la crisi degli ultimi anni, innescando un effetto di scoraggiamento ad iscriversi all’Albo. Nonostante il livello quantitativo dell’insegnamento nei corsi di Ingegneria in Italia continui ad essere elevato, occorre fare i conti con un mercato che lascia meno spazio, rispetto al passato, ai professionisti. E’ complicato immaginare di costruire percorsi esattamente tarati sulle domande provenienti dal mercato, perché nei fatti questa richiesta non solo è ridotta e impalpabile, ma anche molto mutevole in termini di “know-how” specifico richiesto. A nostro avviso, occorre affrontare la questione con flessibilità e, soprattutto , con un confronto aperto tra tutte le parti interessate, non escludendo di poter apportare correttivi al sistema attuale.

Cosa si può fare realisticamente in termini di percorsi universitari?

La giurisprudenza offre degli elementi di ambiguità. Il CNI, proprio al fine di eliminare tali ambiguità, ha ipotizzato una diramazione del percorso triennale in due distinti indirizzi : laurea di primo livello “professionalizzante”, per coloro che avessero intenzione di procedere, subito dopo il conseguimento del titolo, alla ricerca di un’occupazione; laurea di primo livello “propedeutica”, per coloro che, invece, fossero intenzionati al prosieguo del percorso formativo universitario ed al conseguimento della laurea magistrale. Del resto oggi l’Europa ci richiama ad una revisione dei percorsi formativi universitari in sintonia con le politiche comunitarie.

Cosa vi riproponete per il futuro?

Il cammino è ancora lungo. Posso affermare che il CNI è aperto al confronto e cerca di promuovere proposte condivise, non solo all’interno della nostra casa comune. Continueremo a rivendicare la nostra identità professionale e la nostra cultura comune, pur nelle differenze.

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