Corruzione negli appalti pubblici, la 'ricetta' del Consiglio nazionale | Ingegneri.info

Corruzione negli appalti pubblici, la ‘ricetta’ del Consiglio nazionale

Rotazione dei manager, verifica delle competenze, piu' spazio ai giovani: le proposte del presidente Cni dopo gli scandali sulla corruzione nelle grandi opere

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“Rimettere al centro l’importanza delle competenze, affidando incarichi dirigenziali in una logica di trasparenza e di rotazione dei manager, aprendo sempre di più l’ambito pubblico a giovani preparati e determinati”: è questa la ‘ricetta‘ del Consiglio nazionale ingegneri per porre fine all’ondata di corruzione negli appalti pubblici. Una dichiarazione, quella del presidente Cni, Armando Zambrano, che arriva a pochi giorni di distanza dall’ondata di arresti e indagini legati al mondo delle grandi opere, particolamente sentita da parte degli ingegneri visto che due dei quattro arrestati erano ingegneri iscritti all’Albo.

“La recente riforma, che ha introdotto i Consigli di disciplina terzi rispetto agli organi amministrativi degli Ordini, consente di sanzionare con maggiore tempestività i comportamenti scorretti dei nostri iscritti”, spiega Zambrano. “Se si reintroducesse l’obbligo per i tecnici che svolgono attività professionale nell’ambito della pubblica amministrazione di essere iscritti all’albo, si consentirebbe agli Ordini di poter concorrere con il proprio controllo deontologico, svolto ora da organi terzi composti da soggetti anche esterni all’Ordine, nominati dal Presidente del Tribunale competente territorialmente, di poter affiancare e supportare l’azione della magistratura a tutela del corretto realizzarsi dell’azione amministrativa”.

“Vi è un altro vulnus etico nel sistema – prosegue Zambrano – e riguarda le società di ingegneria. Anche per loro non vige l’obbligo di iscrizione all’albo. Quelle coinvolte in casi di corruzione possono continuare ad operare indisturbate, semplicemente sostituendo il proprio Direttore tecnico sottoposto a giudizio o arrestato. Ciò comporta anche una disparità di trattamento con i professionisti e le società tra professionisti che invece hanno l’obbligo di iscrizione all’albo ed in caso di arresto dei propri titolari o dei propri soci, sono immediatamente e automaticamente sospese dall’albo, con la conseguente impossibilità di continuare ad operare sul mercato”.

Poi il Presidente del Cni suggerisce una lettura della vicenda più di carattere generale. “Al di là delle responsabilità personali – ha dichiarato – questi eventi sono originati da un sistema che si fonda su un quadro normativo complesso, reso di fatto inapplicabile dalle centinaia di interventi di modifica che il legislatore ha introdotto e continua a introdurre senza soluzione di continuità. Questo determina la necessità, nell’emergenza, di derogare ad un quadro normativo inapplicabile, concentrando i poteri decisionali sempre sulle stesse persone”.

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Come prima soluzione Zambrano chiede la rotazione e ridefinizione delle competenze delle figure dirigenziali che operano nella PA. “Gli eventi delle ultime settimane provano la quasi totale mancanza di rotazione delle funzioni dirigenziali, ciò anche a causa del blocco del turn over nelle amministrazioni pubbliche per tagli alle risorse”, spiega il presidente Cni. “Si parla oggi di riforma e di rinnovamento della Pubblica Amministrazione, iniziamo a dare sostanza a questa riforma anche attraverso figure professionali appropriate e processi di selezione e valutazione delle competenze che siano corretti e trasparenti”.

“Bisogna, inoltre, – continua Zambrano – ripristinare una rigida separazione dei ruoli, che consenta di tagliare alla radice la possibilità di quella commistione di interessi che sta alla base del fenomeno corruttivo nel settore dei lavori pubblici. Ciò significa ricondurre l’appalto integrato di progettazione e costruzione ai limitati casi che la normativa prescrive. Reintrodurre la regola aurea della prima “Merloni”, con una separazione netta tra attività di progettazione e quella di costruzione, il cui affidamento deve essere reso possibile solo sulla base di un progetto esecutivo. Occorre abrogare la disposizione che consente al concessionario di nominare il direttore dei lavori, il quale ultimo che deve essere indicato esclusivamente dalla stazione appaltante. L’attività di verifica del progetto, nel caso quest’ultimo sia stato predisposto dagli uffici tecnici interni alla pubblica amministrazione, non deve poter essere svolta dagli stessi uffici ma essere affidata a professionisti esterni”.

L’ultimo elemento è quello della trasparenza. “E’ evidente che il settore degli appalti pubblici sia un comparto chiuso, dove a vincere gli appalti sono sempre i soliti soggetti e dove incarichi milionari possono essere affidati senza gara a pochissimi soggetti, sempre gli stessi. E’ necessario rendere trasparenti questi dati, con l’istituzione di una anagrafe nazionale degli affidamenti che possa consentire di evidenziare l’eventuale presenza di posizioni oligopolistiche. Oltre all’azione meritoria dell’Anac, vorremmo vedere anche in questo settore gli interventi dell’Autorità garante della concorrenza che finora è rimasta immotivatamente silente”. 

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