Corsi di laurea in ingegneria: scegliere in base alle prospettive occupazionali | Ingegneri.info

Corsi di laurea in ingegneria: scegliere in base alle prospettive occupazionali

Molte strade aperte per chi sceglie di intraprendere gli studi in ingegneria, ma quali sono le reali prospettive di lavoro e i profili professionali più richiesti?

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La laurea in ingegneria continua ad essere una garanzia per l’inserimento nel mondo del lavoro. Secondo gli studi del CNI riferiti all’anno 2015 infatti il 67,6 % dei laureati risulta occupato ad un anno dalla laurea, superando l’88% a cinque anni dalla stessa. Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio quali indirizzi garantiscono più opportunità di lavoro e la relativa retribuzione.

Rapporto tra laureati in ingegneria e occupati: i settori più proficui
Il rapporto tra laureati ed occupati è superiore al 90% per ingegneri della sicurezza, gestionali, meccanici, elettrici, informatici e navali. Mentre le maggiori difficoltà si riscontrano tra i laureati della classe Modellistica matematico-fisica per l’ingegneria, di cui solo la metà risulta occupato (si tratta, tra l’altro dell’unica classe di laurea magistrale ingegneristica il cui titolo non permette l’accesso all’Esame di Stato).
La maggioranza dei laureati magistrali si distribuisce tra i rami di industria e servizi, in particolare nei settori della metalmeccanica e meccanica di precisione (21.3%), informatica e elaborazione dati (11.8%) e altre attività di consulenza e professionali, che si identificano per lo più con collaborazioni con studi professionali (11.6%).

Come considerare le retribuzioni degli ingegneri in base al settore
Le retribuzioni nette mensili per gli ingegneri risultano le più alte rispetto ad altri gruppi disciplinari, andando in media dai 1400€ mensili ad un anno dalla laurea fino ai 1700€ a cinque anni dalla laurea. Quest’ultimo dato varia sensibilmente in relazione all’ambito dell’attività lavorativa, guadagnano infatti di più gli ingegneri impiegati nel settore dell’energia, mentre le retribuzioni più basse si riscontrano tra gli occupati negli studi professionali.
Per quanto riguarda le retribuzioni ad un anno dalla laurea, possiamo confermare la leadership delle figure professionali legate all’ingegneria navale, della sicurezza, meccanica, informatica ed elettrica, l’ingegneria gestionale risulta leggermente al di sotto degli standard di retribuzione delle precedenti, al pari invece dei laureati della classe di Modellistica matematico-fisica per l’ingegneria. Le criticità si riscontrano invece nell’ambito dell’ingegneria civile e per l’ambiente e il territorio. Il settore civile ambientale, in particolare per quanto riguarda i liberi professionisti, presenta i compensi più bassi della categoria, attestati sui 1150€ medi mensili netti.
Analizzando la situazione sul lungo periodo, le prospettive di crescita sono maggiori per i laureati della classe di Modellistica matematico-fisica per l’ingegneria che possono arrivare a percepire in media 2100€ mensili netti. Mentre per quanto riguarda gli ingeneri della sicurezza tali prospettive sembrano essere nulle. I compensi più bassi si confermano quelli del settore civile ambientale.

Ingegneri di primo livello: conviene fermarsi?
Passiamo ad analizzare brevemente la situazione relativa ai laureati di primo livello. Per il settore ingegneristico si evidenzia come il titolo triennale non sia sufficiente per tanti, considerando che l’82% dei laureati prosegue gli studi (salito all’83% nel 2016, secondo i dati di Almalaurea). La maggiore componente di coloro che si iscrive ai corsi di laurea magistrale è costituita dagli ingegneri del settore civile ed ambientale, mentre molti informatici si fermano alla laurea triennale. Questo in conseguenza del fatto che le posizioni lavorative aperte risultano maggiori per questo settore rispetto agli altri. La scarsa considerazione degli studenti per la laurea di primo livello, considerata poco spendibile sul mercato del lavoro, è in contraddizione con i dati rilevati che mostrano un basso dato di disoccupazione per questa categoria di laureati, un’elevata percentuale di occupati con contratto a tempo indeterminato e una media di retribuzione mensile a cinque anni dalla laurea che si attesta sui 1600€. Anche qui i più penalizzati risultano essere gli ingegneri del settore civile ed ambientale.

Ingegneri a tempo indeterminato: è possibile?
Torna a salire la quota di assunti con contratto a tempo indeterminato; dato che porta a rassicurare i giovani rispetto alla visione di precarietà diffusa. In ribasso, invece, il numero di ingegneri che lavorano per la pubblica amministrazione, conseguenza delle misure governative che hanno comportato un deciso taglio alle assunzioni.
La retribuzione è un elemento variabile anche in base all’area geografica, constatando dei compensi decisamente più alti al Nord rispetto al Sud del Paese. Inoltre rimane la tendenza, anche se in leggero ribasso, di trasferirsi all’esterno dopo la laurea; tendenza giustificata anche dalla media di retribuzione per la figura dell’ingegnere all’estero, decisamente più alta che in Italia (in media 2000€ netti mensili ad un anno dalla laurea contro i 1400€ in Italia, e 2500€ contro 1700€ a cinque anni dalla laurea).

Ingegneria e industria: un bilancio in attivo
Dal comunicato stampa di Unioncamere del novembre scorso basato sui dati provenienti dal Sistema informativo Excelsior, viene evidenziato come il mercato del lavoro richiederà ai diversi indirizzi di ingegneria complessivamente 110mila entrate, suddivise in 45mila dottori in ingegneria elettronica e dell’informazione, 30mila in ingegneria industriale, 24mila in ingegneria gestionale e oltre 10mila in ingegneria civile e ambientale. Le imprese faticano però, ad oggi, a trovare 1 laureato su 3, a causa di un “gap di offerta” per cui le professioni specializzate e tecniche ricercate sono molto richieste e il numero di laureati non copre la domanda. Questa motivazione riguarda il 56% dei laureati difficili da trovare. La seconda motivazione fa invece riferimento al “gap di competenze”, legato alla formazione non adeguata o alla mancanza di esperienza. Per quanto concerne i laureati in ingegneria il 55% dei laureati introvabili riguarda l’ingegneria elettronica e dell’informazione. Anche i laureati in ingegneria industriale sono tra i più “introvabili”, tanto che le imprese faticano a reperire quasi metà di quelli previsti in entrata. Seguono poi i laureati in ingegneria gestionale e altri indirizzi minori di ingegneria (un po’ più di un terzo “introvabili”).
In conclusione il settore industriale sembra essere quello che oggi fornisce le figure professionali con la maggior percentuale di occupati e la migliore retribuzione, seguito strettamente dal settore dell’informazione. Per entrambi i settori la richiesta del mercato è superiore all’offerta, confermando quindi una certezza di occupazione anche in prospettiva futura. Il settore civile ed ambientale, nonostante la buona percentuale di occupati, risulta quello con maggiori criticità rispetto al compenso adeguato alle competenze e alla richiesta di mercato. In generale, in relazione ad un tasso di disoccupazione veramente esiguo, un’età di ingresso nel mondo del lavoro relativamente bassa, che si attesta sui 26/27 anni, e una soddisfazione rispetto al percorso di studi affrontato e le qualifiche ottenute, la scelta di conseguire una laurea in ingegneria sembra garantire concrete prospettive per l’impiego nel lungo periodo, portandola ad essere una delle opzioni migliori per un concreto riscontro dei propri sforzi e delle competenze acquisite.

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