Debiti dei professionisti, è scontro tra Inarsind e Inarcassa | Ingegneri.info

Debiti dei professionisti, è scontro tra Inarsind e Inarcassa

Botta e risposta tra il Sindacato degli Architetti e degli Ingegneri e la Cassa di Previdenza: difficile mediare tra sanzioni e difficoltà economiche

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Una vicenda che ormai si trascina di tempo, con risposte ufficiali e tramite lettere inviate che non pare possano risolvere il problema alla radice. Cerchiamo di fare chiarezza su una vertenza che coinvolge il mondo della previdenza degli architetti e degli ingegneri. Protagonisti della vicenda, dunque, l’Inarsind, l’Associazione di Intesa Sindacale degli Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti Italiani, e l’Inarcassa. Tutto nasce da una prima missiva, un accorato appello di Inarsind nel quale si evidenziano le difficoltà di ingegneri e architetti nel sanare le loro posizioni debitorie nei confronti di Inarcassa “con le modalità ad oggi consentite”.

Le richieste di Inarsind

Michele Diracca, presidente di Inarsind, nella prima lettera inviata al numero uno di Inarcassa, Giuseppe Santoro, chiedeva di apportare delle modifiche sostanziali alle modalità di pagamento relative alle situazioni debitorie di tanti colleghi che stanno vivendo un momento di difficoltà economico ed occupazionale, “per ragioni indipendenti dalla propria volontà e dalle proprie capacità professionali.

Il Sindacato di Architetti e Ingegneri ritiene, infatti, fondamentale che Inarcassa mantenga una funzione solidaristica nei confronti dei colleghi che la costituiscono”. Ed ecco, dunque, le richiese di Inarsind:

  • aumentare la durata della rateizzazione in modo da renderla fruibile da chi si trovi in ristrettezze economiche (72-120 rate mensili a seconda dell’entità del debito e della situazione specifica, con un minimo mensile che potrebbe essere di 150 euro);
  • consentire a chi arriva all’età pensionabile con un debito di poterlo sanare con una trattenuta percentuale sulla pensione (considerando il debito anche in relazione all’aspettativa di vita);
  • valutare le situazioni di indigenza, in base ai redditi ed alla situazione patrimoniale, per le quali rinunciare alla riscossione di sanzioni e interessi sulle stesse;
  • consentire la partecipazione alle procedure di affidamento di servizi di ingegneria e architettura bandite dalla PA anche in pendenza della regolarità contributiva con l’impegno alla cessione del credito a Inarcassa in caso di aggiudicazione dell’incarico e all’avviamento di un processo di regolarizzazione con rateizzazione (andrebbe coperta prima la parte contributiva e successivamente quella sanzionatoria).

La risposta di Inarcassa

La risposta di Giuseppe Santoro non si è fatta attendere. Per InarcassaLe osservazioni di Inarsind si fondano sull’assunto, mal posto, che il credito abbia un’unica origine e sia figlio solo della crisi”. E ancora: “Sebbene molti siano stati indotti al non pagamento, loro malgrado, un numero enormemente superiore ha mantenuto la regolarità contributiva pur a costo di grandi sacrifici”. Come dire: non guardare solo a chi non ha pagato ma anche – e soprattutto – a chi si è sforzato di rimanere in regola con la Cassa. Santoro entra poi nel merito delle richieste avanzate da Diracca, sottolineando come una dilazione a 120 rate mensili assumerebbe una connotazione molto più simile ad un mutuo, prodotto finanziario molto più consono al mondo delle banche rispetto al sistema previdenziale.

Per quanto riguarda la richiesta di valutare le situazioni di indigenza, in base ai redditi ed alla situazione patrimoniale, per le quali rinunciare alla riscossione di sanzioni e interessi sulle stesse, Santoro non ha lasciato spazio di discussione, ribadendo che In qualità di Iscritto, di Delegato e di Amministratore di questo Ente, sono orgoglioso che Inarcassa non abbia mai fatto ricorso a sanatorie, condoni e rottamazioni. Contrariamente a quanto è costume fare dallo Stato”. E poi ha snocciolato tutti gli interventi e le misure già messe a disposizione per le fasce di reddito più deboli:

  • Differimento conguaglio dal mese di dicembre all’anno successivo, dal 2008;
  • Sanzioni abbattute del 70% con ravvedimento operoso (ROP) per ritardi fino a 24 mesi, dal 2011;
  • Sanzioni abbattute del 30% con accertamento con adesione (ACA), dal 2011;
  • Rateazione on line automatica ROP ed ACA in 36 mesi dal 2011;
  • Rateazione straordinaria conguaglio di dicembre 2012, posticipata ad Aprile 2014;
  • Dilazione straordinaria minimi del 2013 posticipata al 2016;
  • Rateazione bimestrale minimi senza interessi, nessuna sanzione per slittamento pagamenti rata 1,2 4 e 5, dal 2014;
  • Rateazione conguaglio regolari SDD dal 2015;
  • Convenzione con Agenzia Entrate Riscossione, per ripianamento insoluti in 72-120 rate mensili dal 2018.

Lo ‘stupore’ di Inarsind

Restiamo stupiti e perplessi, qualcosa ci sfugge: risulta chiaro che non si sia voluto cogliere il senso delle richieste inoltrate da Inarsind”. È questa la controreplica di Michele Diracca alle argomentazioni di Inarcassa. Diracca sottolinea che “Inarsind ben conosce la proposta di revisione dell’impianto sanzionatorio che Inarcassa ha approvato e che consideriamo un punto di partenza, proprio per questo sono state avanzato alcune richieste per studiare delle soluzioni ulteriori, che mettessero in condizione i colleghi di ripianare le proprie posizioni debitorie con più facilità, senza per questo venire meno al versamento di quanto dovuto; ci preme sottolineare che mai Inarsind ha chiesto di ripianare tutti i debiti con dilazioni a 10 anni e rate da 150 euro, come sembra dedursi dalla risposta, visto che nella richiesta si aggiungeva ‘a seconda dell’entità del debito e della situazione specifica’”. E in merito al paventato ‘eccessivo zelo’ di Inarsind nei confronti dei debitori, Diracca puntualizza: “Le risposte ricevute paiono fondarsi sull’assunto che il credito sia figlio della volontà degli iscritti di non pagare e non sulla difficoltà oggettiva che ci viene quotidianamente manifestata dagli iscritti. Non stiamo parlando di evasori, ma di debitori, se non comprendiamo la differenza tra queste due condizioni viene meno anche la mission del nostro, e sottolineiamo nostro, ente previdenziale”.

Richieste non ascoltate

Secondo Inarsind, la Cassa di Previdenza persisterebbe nel non praticare un regime di contenimento delle spese e di attività improprie e/o fuori dallo Statuto che comportano spese certe e rischi significativi quando in occasione delle imminenti elezioni del CND aveva chiesto:

  • la reintroduzione del contributo di solidarietà da pagare se il reddito supera gli 80.000/100.000 euro l’anno con una percentuale del 3-5% in funzione delle necessità che scaturiranno dai bilanci;
  • una seria diminuzione delle spese di funzionamento riducendo il personale, dimezzando il numero dei delegati (più di 200 per 168.000 professionisti appare eccessivo anche per un paese che ha 945 parlamentari per 60.000.000 di abitanti) e riducendo le retribuzioni del CDA, e non occupandosi, senza se e senza ma, di attività improprie e/o fuori dallo statuto che comportano dei costi certi e crescenti come dimostrato dai bilanci degli ultimi anni (Fondazione e Community) o dei rischi significativi (Arpinge, Parching, Inarcheck)”;
  • trasparenza assoluta con tutti i verbali delle adunanze e dei consigli di amministrazione on line nell’area riservata agli iscritti;
  • riunioni del Comitato dei Delegati trasmesse in streaming per consentire (a chi lo vuole) una maggiore partecipazione e informazione.

In conclusione, “Inarsind intende continuare a vigilare su tutti questi aspetti per garantire che Inarcassa operi senza sconfinamenti in ambiti non strettamente previdenziali ed assistenziali; primo interesse di tutti gli iscritti è che Inarcassa sia florida, trasparente e indipendente, per quanto sotto il controllo dei Ministeri vigilanti, ma allo stesso tempo che resti madre e non matrigna dei propri iscritti, sempre nel rispetto della sostenibilità”. Siamo sicuri che la vicenda si concluderà qui?

 

 

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