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Decreto Bim: la posizione del Consiglio nazionale ingegneri

Dagli scaglioni di inserimento obbligatori alla posizione in merito alla Uni 11337, la circolare del Cni che fa il punto sul Decreto Bim

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Come è noto lo scorso 1° dicembre il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Del Rio, ha firmato il cosiddetto “Decreto Bim”, cioè il decreto ministeriale che, in applicazione del comma 13 dell’art. 23 del D.Lgs. n. 50/2016, Codice degli Appalti, come modificato dal D.Lgs. n. 56/2017, disciplina “Le modalità e i tempi di progressiva introduzione … dell’obbligatorietà dei metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture, nelle fasi di progettazione, costruzione e gestione delle opere e relative verifiche” (art. 1).
Il decreto Bim è il frutto di un lavoro a cui hanno preso parte molti attori e si basa sui risultati dell’attività della speciale Commissione Ministeriale, presieduta dal Provveditore Ing. Pietro Baratono, di cui ha fatto parte la Rete delle Professioni Tecniche, rappresentata dal suo Coordinatore (Armando Zambrano). Anche in virtù di questo ruolo cruciale dei tecnici, il Cni ha emanato un parere in cui riassume i punti principali del Decreto dal punto di vista ingegneristico e sintetizza il piano di azione in merito. Eccone alcuni stralci.

Decreto Bim: Gli scaglioni definitivi per l’introduzione
Il Decreto prevede una articolazione dell’obbligo per le stazioni appaltanti di utilizzare le procedure digitali di cui sopra, scaglionata nel tempo, dal 2019 al 2025, in ragione dell’importo dei lavori delle opere da progettare; in particolare l’art 6 del decreto prevede:
1° gennaio 2019: opere di importo pari o superiore a 100 M€
1° gennaio 2020: opere di importo pari o superiore a 50 M€
1° gennaio 2021: opere di importo pari o superiore a 15 M€
1° gennaio 2022: opere di importo pari o superiore a 5.225.000 € (art. 35 del D.Lgs. n.
50/2016)
1° gennaio 2023: opere di importo pari o superiore a 1,00 M€
10 gennaio 2025: opere di importo inferiore a 1,00 M€

Il commento degli ingegneri
“Come CNI siamo ovviamente molto interessati, per la categoria, a tutto questo, consapevoli delle difficoltà di vario genere che accompagnano questa innovazione di processo, prima ancora che di progetto, non ci sfuggono infatti i problemi legati a nuovi profili professionali (BIM Manager, BIM coordinator, BIM specialist ecc.), alla scrittura di nuove regole etiche e deontologiche più coerenti con l’innovazione digitale, e, infine, i problemi legati alla crescita delle strutture professionali ed a una loro organizzazione in grado di competere in una sfida molto articolata e complessa quale quella che si sta aprendo.”

Su cosa si attiverà il Cni, nell’immediato
“Il primo fronte su cui come CNI saremo rapidamente operativi riguarda tre aspetti:
– Programmi di formazione distinti per progettisti e dirigenti e funzionari pubblici, strutturati 
e definiti tanto nei programmi quanto bei costi;
– Convenzioni per l’acquisto agevolato di hardware e software;
– Convenzioni per l’accesso a forme di credito agevolato per gli acquisti di cui sopra.
”
Il Cni annuncia anche l’intenzione di avviare “un coinvolgimento stretto di ANCE e ANCI per un format che, sul modello di quello già utilizzato per “industria 4.0”, traguardi anche l’esigenza di un nuovo rapporto del progettista tanto con la stazione appaltante che con il costruttore; il processo “digitale”, infatti, nasce con il Capitolato informativo (Stazione appaltante) , prevede la redazione dei vari livelli di progettazione richiesti (professionista) e giunge a conclusione con lo sviluppo della fase costruttiva (impresa) ed attenzione al ciclo di vita (gestore).”

UNI 11337: la posizione del Cni
Come è noto la principale controversia generata dal Decreto Bim è stata quella in merito alla decisione se rendere obbligatorio il riferimento alle UNI 11337, il set di norme tecniche scritte in ambito Uni da una partecipata da tutti i maggiori soggetti interessati e qualificati nel settore, sul modello di quanto già presente, per esempio, nelle l’JTC 2008. 
“A noi” spiega il Cni, “il riferimento sembrava utile, pur se, ovviamente, non cogente, perchè, in ogni caso, chi affronterà il tema del capitolato informativo e, quindi, del progetto, dovrà necessariamente fare riferimento a standard consolidati. L’ufficio legislativo del Ministero, in nome di una poco comprensibile difesa della concorrenza, ha optato per non mettere alcun riferimento limitandosi a richiamare l’art. 68 del Codice. 
In ogni caso il lavoro di UNI sarà oggetto anche dei processi formativi di cui sopra e costituirà, comunque, il riferimento normativo più agevole per i professionisti del settore e per le stazioni appaltanti.
”

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