Di Maio vara il Decreto dignità: "Contratti con più tutele" | Ingegneri.info

Decreto dignità, cosa cambia per aziende e lavoratori

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il provvedimento che prevede semplificazione fiscale e stop alle delocalizzazioni. Confprofessioni esulta: "Abolire lo split payment ridà dignità ai liberi professionisti"

Website design. Developing programming and coding technologies.
image_pdf

Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese: questo il titolo del decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri presieduto da Giuseppe Conte e che porta la firma del vicepremier e ministro del Lavoro e per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Semplificazione fiscale, contrasto al precariato e alla delocalizzazione selvaggia i temi inseriti nel documento, insieme al contrasto alla ludopatia, con il divieto che scatterà dal 2019 di  fare pubblicità a giochi o scommesse con vincite in denaro.

Vediamo nel dettaglio cosa può cambiare con questo provvedimento, che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni a partire dal 14 luglio, data di entrata in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Lavoro, obiettivo indeterminato

Il titolo 1 a cominciare dall’articolo 1 del Decreto dignità, punta a limitare l’utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato, favorendo i rapporti a tempo indeterminato. Con questo provvedimento si modifica il decreto legislativo 81/2015. L’obiettivo è ridurre il lavoro precario, riservando la contrattazione a termine ai casi di reale necessità da parte del datore di lavoro. A questo scopo, si prevede che, fatta salva la possibilità di libera stipulazione tra le parti del primo contratto a tempo determinato, di durata comunque non superiore a 12 mesi di lavoro in assenza di specifiche causali, l’eventuale rinnovo dello stesso sarà possibile esclusivamente a fronte di esigenze temporanee e limitate. In presenza di una di queste condizioni già a partire dal primo contratto sarà possibile apporre un termine comunque non superiore a 24 mesi. Per incentivare i datori di lavoro ad utilizzare i contratti a tempo indeterminato al posto dei rinnovi a tempo determinato, il decreto prevede l’aumento dello 0,5% del contributo addizionale – attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro, per i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato – in caso di rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione. Le proroghe dei contratti a termine non saranno più cinque ma quattro mentre per i lavoratori licenziati senza giusta causa l’indennità potrà raggiungere i 36 mesi al posto degli attuali 24 ed essere aumentata del 50%.

Semplificazione fiscale, addio split payment

Nel Decreto dignità sono state introdotte misure in materia di semplificazione fiscale, attraverso:

  • la revisione dell’istituto del cosiddetto redditometro in chiave di contrasto all’economia sommersa,
  • il rinvio della prossima scadenza per l’invio dei dati delle fatture emesse e ricevute (cosiddetto spesometro),
  • l’abolizione dello split payment  per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni dai professionisti i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto.

Le nuove norme prevedono, innanzitutto, che il decreto ministeriale che elenca gli elementi indicativi di capacità contributiva attualmente vigente (redditometro) non ha più effetto per i controlli ancora da effettuare sull’anno di imposta 2016 e successivi. Inoltre, si prevede che il Ministero dell’economia e delle finanze possa emanare un nuovo decreto in merito dopo aver sentito l’ISTAT e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori. Con specifico riferimento alle comunicazioni dei dati di fatturazione relativi al terzo trimestre del 2018, infine, si interviene prevedendo che gli stessi possono essere trasmessi telematicamente all’Agenzia delle entrate entro il 28 febbraio 2019, anziché entro il secondo mese successivo al trimestre.

L’approvazione di Confprofessioni al Decreto dignità

L’abolizione dello split payment per le prestazioni di servizio rese alla PA dai professionisti, previsto dal decreto dignità, approvato dal Consiglio dei ministri riceve il plauso diretto di Confprofessioni: “Un decreto che restituisce dignità ai liberi professionisti – spiega il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella -. Avevamo sottolineato l’incongruenza del meccanismo della scissione dei pagamenti che grava sui professionisti, già soggetti  alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito. Abbiamo lottato in tutte le sedi per rimuovere un provvedimento creato solo per fare cassa e finalmente abbiamo trovato ascolto, il vicepremier Di Maio è stato di parola: ci aveva assicurato l’abolizione dello split payment e ora dalle promesse siamo già passati ai fatti. Bene così.  Certamente l’abolizione dello split payment consentirà adesso agli studi professionali di tornare a investire e a innovare. Se queste sono le premesse – ha concluso Stella – il dialogo avviato con il ministro dello Sviluppo economico potrebbe davvero alleggerire il peso della burocrazia che grava sulle spalle dei professionisti, delle imprese e dei cittadini”.

Stop alle delocalizzazioni con il Decreto dignità

Il Decreto dignità punta a salvaguardare i livelli occupazionali e contrastare la delocalizzazione delle aziende che abbiano ottenuto aiuti dallo Stato per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche in Italia. Per le aziende che delocalizzano “entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata” sono previste multe da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto: un provvedimento che vale, si legge nella relazione illustrativa del Decreto dignità, sia per delocalizzazioni extra Ue o in paesi dell’Unione europea. Le imprese che delocalizzano dovranno anche restituire il beneficio con interessi maggiorati fino a 4 punti percentuali.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Decreto dignità, cosa cambia per aziende e lavoratori Ingegneri.info