Decreto Emergenze, per Genova pronto il supercommissario Gemme | Ingegneri.info

Decreto Emergenze, per Genova pronto il supercommissario Gemme

Fondi, azioni e procedure nel provvedimento firmato dal presidente della Repubblica Mattarella per il post Ponte Morandi e per altre situazioni di emergenza in Italia

Ponte Morandi, Genova. Foto di Katherine Smale
Ponte Morandi, Genova. Foto di Katherine Smale
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Disposizioni urgenti per la città di Genova ma non solo nel Decreto emergenze pubblicato in Gazzetta Ufficiale, voluto dalla presidenza del Consiglio per provare a risolvere in primis il nodo della ricostruzione del Ponte Morandi. Il nome del commissario straordinario non è scritto ma pare ormai certa la nomina (che deve avvenire entro il 9 ottobre tramite ulteriore decreto del consiglio dei ministri), del settantenne manager genovese di Fincantieri Claudio Gemme, il quale ha respinto al mittente le accuse di conflitto di interessi per la presenza di una casa di proprietà dei genitori 93enni nella zona rossa sotto il viadotto del Polcevera e si è detto pronto a dimettersi dalla sua carica, visto che Fincantieri è tra i potenziali player della ricostruzione del Ponte Morandi.

I dettagli del Decreto emergenze

Il decreto legge 109 – meglio noto come Decreto Genova, è composto da quarantasei articoli, suddivisi in cinque capi, il primo dedicato appunto al capoluogo ligure. Misure concrete, come le definisce il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli, che annuncia l’intenzione del governo di rafforzarle in Parlamento. Il commissario straordinario per la ricostruzione sarà in carica in carica per 12 mesi, rinnovabili per non oltre un triennio, e soprattutto potrà operare in deroga ad ogni disposizione di legge extrapenale e al codice degli appalti. Un potere immenso, visto che potrà procedere con l’affidamento diretto degli appalti per la progettazione e ricostruzione delle infrastrutture necessarie per la città di Genova. Avrà a disposizione una struttura di venti persone e potrà nominare due sub-commissari.

Il costo della ricostruzione sarà a carico di Autostrade per l’Italia ma il governo ha previsto, in caso di mancato intervento di Aspi o di ritardati pagamenti, una spesa di 30 milioni l’anno fino al 2029, pari dunque a 330 milioni, da attingere al Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale. Nel decreto emergenze è specificato che non è possibile la partecipazione alla ricostruzione del Ponte Morandi di operatori attivi in maniera diretta o indiretta nell’ambito di società con strade a pedaggio.

Con il Decreto Emergenze inoltre la Città metropolitana di Genova diventa Zona franca e zona logistica, con agevolazioni ed esenzioni fiscali per le aziende che hanno perso almeno un quarto del fatturato dal 14 agosto al 30 settembre 2018. C’è anche una Zona logistica semplificata per il porto e il retroporto, con procedure semplificate per le imprese che vi operano e che è destinata a durare sette anni. Stanziati inoltre 30 milioni di euro per agevolare i flussi in ingresso e in uscita dal porto di Genova.
A favore della Regione Liguria sono stati stanziati 500.000 euro per l’anno 2018  e 23 milioni di euro per il 2019 da destinare al finanziamento dei servizi di trasporto aggiuntivi per fronteggiare le criticità trasportistiche post crollo del Ponte Morandi.

Per gli sfollati della zona rossa sotto il Ponte Morandi e per le imprese lì allocate, nel Decreto emergenze è previsto il blocco della tassazione sugli immobili e sui relativi indennizzi.  Sono sospese fino a fine 2019 le cartelle esattoriali per imprese, artigiani e professionisti coinvolti, che avranno ristoro del fatturato perso.

Fanghi da depurazione, sblocco in Lombardia grazie al Decreto emergenze

All’articolo 41 del capo V del Decreto emergenze, che tratta anche misure sul sisma in centro Italia nel 2016 e 2017, e altre emergenze, c’è la norma sul trattamento dei fanghi di depurazione, necessaria per sbloccare la situazione di empasse nel sistema di depurazione lombardo.
Qui infatti la sentenza 1782 del Tar Lombardia che imponeva di passare dal limite di 10 grammi di idrocarburi per chilo di fanghi a 50 mg per chilo, aveva causato lo stoccaggio continuato di questi fanghi nei depuratori, ormai saturi.  Nel decreto si precisa che “in attesa di rivedere tutta la disciplina di settore, ai fini dell’utilizzo dei fanghi in agricoltura il riferimento è il Dlgs 99/1992, in particolare i valori massimi dei metalli pesanti indicati nell’allegato IB del decreto”.

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