Delegati Inarcassa: petizione contro lo stop al contributo 4% per le società di ingegneria | Ingegneri.info

Delegati Inarcassa: petizione contro lo stop al contributo 4% per le società di ingegneria

Un gruppo di delegati Inarcassa hanno lanciato una petizione online per chiedere una rettifica sul nuovo Codice Appalti: si contesta l'abolizione dell'obbligo di versamento del 4% alla Cassa per le società di ingegneria, che invece i liberi professionisti devono continuare a versare

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Un gruppo di architetti e ingegneri delegati di Inarcassa ha lanciato una petizione online per chiedere una rettifica al nuovo Codice Appalti in merito all’obbligatorietà della contribuzione del 4% alla stessa Inarcassa da parte delle società di ingegneria. Si tratta del contributo che il legislatore ha previsto essere a carico dei committenti, quindi di coloro che si avvalgono delle prestazioni di architettura e ingegneria, per disporre dei fondi necessari alla assistenza e previdenza dell’intera categoria, in particolare dei professionisti più bisognosi. Viene attivato attraverso una percentuale (prima il 2%, ora il 4%) erogata appunto da chi usufruisce delle opere di ingegneria e architettura.

Ciò che viene fortemente contestato dalla petizione, è che il decreto di riforma del Codice Appalti sia andato ad abolire l’obbligatorietà  di questo contributo da parte delle società di ingegneria, pertanto – sostengono i firmatari – andando ad alimentare il fenomeno di ‘evasione contributiva’ a danno di chi regolarmente versa i contributi. Per dirla in modo molto semplice, si contesta il fatto che con il nuovo Codice Appalti sia sufficiente far fatturare la prestazione da una società di capitali per ‘sfuggire’ al contributo.

A voi giudicare. Noi, per completezza di cronaca, riportiamo di seguito il testo della petizione in forma integrale, che si può firmare qui.

“L’emanazione della riforma del Codice degli Appalti ha presentato anche una grave e ingiustificata novità sul versante previdenziale: l’art. 46 del Decreto legislativo, infatti, abolisce l’obbligatorietà della contribuzione del 4% a Inarcassa da parte delle cosiddette società di ingegneria.
Tale contribuzione ammonta – teoricamente – a oltre 300 milioni, ma per fenomeni di evasione non perseguita ogni anno ne viene versata solo una più modesta quantità, l’anno scorso circa 50 per effetto della crisi, ma pur considerando questa ultima cifra molto ridotta risulta pesante l’impatto sui conti dell’’Ente di previdenza, perché corrisponde quanto meno al 5% degli incassi annuali.
Ciò che colpisce è anche l’assoluta mancanza di giustificazione e razionalità di questa ennesima misura punitiva nei confronti dei liberi professionisti ingegneri e architetti.

Questo contributo è stato concepito dal legislatore a carico dei committenti – cioè di coloro che si avvalgono delle prestazioni di architettura e ingegneria – per disporre dei fondi necessari alla assistenza e previdenza dell’intera categoria e, in particolare, di coloro che sono più deboli, più anziani, più bisognosi, mediante una modesta percentuale sul fatturato (prima il 2%, poi aggiornato al 4%), erogata da chi usufruisce delle opere di ingegneria e architettura.

Ricordiamo che i contributi previdenziali dei colleghi dipendenti sono pagati in parte dai colleghi stessi e in parte da chi si avvale delle loro prestazioni lavorative, e cioè il datore di lavoro: la libera professione è retribuita con fatture (emesse a carico di chi usufruisce di questa prestazione) e non con la busta paga, ed ecco la “ratio” da cui trae origine il contributo integrativo.
Per questo motivo, colmando una sperequazione ormai inaccettabile, sin dalla legge Merloni del 1994 (poi ripresa nella Finanziaria del 2002) è stata sancita per legge l’obbligatorietà del versamento alla Cassa anche per le società di capitale che svolgono attività professionale.
Non si capisce ora qual è il motivo che giustifica la novità rispetto al consolidato quadro precedente: e che cosa era la Cassa, sin dal ‘94, un approfittatore?

Fra l’altro rileviamo la violazione del principio comunitario di concorrenza a danno dei liberi professionisti, che sul mercato costeranno in ogni caso il 4% in più rispetto alle società di ingegneria, e l’effetto di incentivazione dell’evasione che favorisce i furbi a tutto danno degli associati diligenti che versano senza alcuna alternativa: da oggi, qualora gli iscritti decidessero di evadere e non pagare il contributo integrativo del 4% alla Cassa, basta che lo facciano fatturare le prestazioni da una società di capitale.
Né si comprende perché sia colpito ancora una volta il settore del risparmio e venga disincentivato il versamento a un Ente previdenziale che assolve una funzione sociale specifica, sgravando lo Stato delle incombenze stabilite dalla Costituzione.
Si parla tanto – sui media e nel dibattito politico – dell’importanza crescente dell’ambito previdenziale e di assistenza, cioè del cosiddetto “welfare”, e però nei fatti vengono emanati continuamente provvedimenti che erodono in modo significativo la possibilità di affrontare con efficacia il problema.

Ingegneri e architetti devono sapere che il nuovo Codice degli appalti ha eliminato, in un colpo solo, ben il 5% delle loro future pensioni.
Per tutti questi motivi abbiamo pensato di dare avvio a una pubblica azione di contestazione di quanto disposto dal D. Lgs. 50/2016 in materia previdenziale aprendo questa raccolta di firme, che verrà poi recapitata ai Ministeri Competenti, al Relatore della legge Sen. Esposito e allo stesso Ente previdenziale Inarcassa per un necessario intervento di rettifica dell’articolato di legge.”

Presentatori della petizione:
Giuseppe Bassi ingegnere delegato Inarcassa di Bergamo
Mario Sbrozzi ingegnere delegato Inarcassa di Modena
Francesca Pozzi architetto delegata Inarcassa di Ferrara
Euro Marangoni ingegnere delegato Inarcassa di Ravenna
Enrico Oriella ingegnere delegato Inarcassa di Vicenza
Anna Tini Brunozzi architetto delegata Inarcassa di Perugia
Peppino Mureddu ingegnere delegato Inarcassa di Nuoro
Marco Lombardini architetto delegato Inarcassa di Roma
Natalia Leone architetto delegata Inarcassa di Modena
Patrizia Stranieri architetto delegata Inarcassa di Lucca
Fausto Bisi architetto delegato Inarcassa di Reggio Emilia
Bernardo Vanelli ingegnere delegato Inarcassa di Cremona
Stefano Nardi ingegnere delegato Inarcassa di Reggio Emilia
Iris Franco architetto delegata Inarcassa di Verona
Marcello Conti ingegnere delegato Inarcassa di Udine
Maurizio Marzola architetto delegato Inarcassa di Padova
Claudia Borgonovo architetto delegata Inarcassa di Monza Brianza
Roberta Cini architetto delegata Inarcassa di Livorno
Albertino Linciano architetto delegato Inarcassa di Pisa
Alessandro Bigagli ingegnere delegato Inarcassa di Prato
Stefano Lenzi ingegnere delegato Inarcassa di Lucca
Edi Massarenti ingegnere delegato Inarcassa di Ferrara
Carlo De Fazio ingegnere delegato Inarcassa di Massa Carrara
Umberto Natalucci ingegnere delegato Inarcassa di Pordenone
Marina Domenichelli ingegnere delegata Inarcassa di Monza Brianza
Franca Biagini ingegnere delegata Inarcassa di Bologna
Giovanni Quarato ingegnere delegato Inarcassa di Foggia
Nicola D’Errico architetto delegato Inarcassa di Campobasso
Massimiliano Manis ingegnere delegato Inarcassa di Carbonia Iglesias
Massimiliano Rossetti ingegnere delegato Inarcassa di Roma

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