Donne e infortuni sul lavoro: ecco il dossier dell’INAIL | Ingegneri.info

Donne e infortuni sul lavoro: ecco il dossier dell’INAIL

L’incidenza infortunistica delle donne nel settore delle costruzioni scende al 2.9%. Il dato potrebbe essere confortante se non fosse la fotografia dello scarso impiego delle donne nelle professioni tecniche

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Con l’entrata in vigore del Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008), il genere è diventato una variabile di cui tener conto per garantire, come recita il comma 1 dell’articolo 1, “l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”.

Il dossier Inail 2017 dedicato agli Infortuni e alle malattie professionali delle lavoratrici italiane si pone come obiettivo principale proprio quello di divulgare tutto ciò che riguarda l’universo lavorativo femminile nel nostro Paese, analizzando i dati registrati nel corso del 2015 e della prima parte del 2016 per poi allargare il campo di osservazione al quinquennio 2011-2015 in modo da avere un quadro completo dei trend in atto.
Dopo la diminuzione dell’1% del numero delle lavoratrici registrato nel corso del 2013, rispetto al 2012, nei due anni successivi si è assistito ad un lieve aumento che ha portato il totale della popolazione italiana di lavoratrici a 9,4 milioni. Le donne, tuttavia, pur rappresentando il 52% della popolazione italiana con più di 15 anni, costituiscono solamente il 42% del totale degli occupati.

Secondo quanto emerge dalla relazione delle differenze di genere realizzata, nel 2016, dal World Economic Forum, Global Gender Gap Report 2016, che classifica 145 paesi sulla base della loro capacità di colmare il divario di genere mediante un indice globale della diseguaglianza risultante dalla media aritmetica di quattro sotto-indicatori (i cosiddetti quattro pilastri: salute e sopravvivenza, educazione, partecipazione economica ed opportunità, responsabilizzazione in politica), l’Italia è scesa dalla 41esima alla 50esima posizione facendo registrare un netto peggioramento nell’indicatore della partecipazione socio-economica, rispetto al quale l’Italia si colloca al 117°posto, con una perdita di ben sei posizioni rispetto all’anno precedente.

Un divario molto significativo tra i sessi emerge prendendo in esame anche l’indicatore dell’equità salariale rispetto al quale l’Italia si colloca alla 127esima posizione: in termini monetari, a parità di posizione, le lavoratrici percepiscono 48 centesimi rispetto all’euro dei loro colleghi maschi. Oltre ad un oggettivo differenziale retributivo, è innegabile anche lo scarso impiego di donne nelle professioni “tecniche” (segregazione orizzontale) e il fatto che vi siano poche donne in posizioni aziendali di comando (segregazione verticale).
Come emerge dal dossier Inail del 2017, dal titolo “Infortuni e malattie professionali – Dossier donne”, le denunce d’infortunio sul lavoro pervenute all’Inail che hanno interessato le donne sono state, nel corso del 2015, oltre 227mila, un terzo delle 637mila totali, cui vanno ad aggiungersi i 23 casi denunciati nel settore della Navigazione e i 623 della Gestione autonoma casalinghe con un calo complessivo del 4,6 % rispetto all’anno precedente. Nel corso del 2015, inoltre, le denunce d’infortunio con esito mortale delle lavoratrici sono state 110, stesso numero registrato nell’anno precedente; nessuna denuncia per eventi mortali è stata registrata nel settore Navigazione mentre tra le casalinghe ne sono state presentate cinque.

Denunce_infortunio_2015_femminile

Se si prendono in esame i dati relativi al quinquennio 2011-2015, le denunce d’infortunio al femminile sono passate dai 271.306 casi del 2011 ai 227.111 del 2015 (-16,3%) ma il calo infortunistico registrato tra le lavoratici è risultato di gran lunga inferiore, nello stesso arco temporale, a quello che ha riguardato i lavoratori (25%).
Nel quinquennio, il numero delle denunce d’infortuni con esito mortale occorsi alle donne sono passate dalle 137 del 2011 alle 110 del 2015 con una flessione del 19,7%. In questo caso, però, la diminuzione percentuale è stata più rilevante rispetto a quella registrata tra gli uomini (-8%).
Poco meno del 60% degli infortuni femminili si verificano nel Nord Italia, segue il Centro con il 21,3 % e il Mezzogiorno con il 19%. Anche i casi mortali si concentrano per lo più al Nord (47,3%), poi troviamo il Centro con il 28,2 % e il Mezzogiorno con il 24,5%.
Le denunce di infortuni occorsi a lavoratrici straniere, nel 2015, hanno rappresentato il 12% del totale delle donne infortunate (27.352); le più colpite, in valore assoluto, le lavoratrici di nazionalità rumena (5.195), albanese (1.983) e marocchina (1969). Le donne straniere decedute sono state 19 (il 17,3% dei 110 decessi femminili denunciati) pari al 9,7% delle 196 denunce di infortuni mortali occorsi a lavoratori stranieri di entrambi i sessi.
L’incidenza degli infortuni delle lavoratrici sul totale delle denunce presentate è particolarmente significativa nei settori dei servizi domestici e familiari (89,5%), della sanità e assistenza sociale (73,6%) e della confezione di articoli di abbigliamento (70,6%). Nel conto Stato si registra un’incidenza infortunistica femminile del 51,1% mentre lo stesso dato tra i settori più rischiosi dell’industria scende addirittura al 2,9% nelle Costruzioni.

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Nel 2015, per le donne fino ai 59 anni, tutte le fasce di età hanno registrato un decremento degli infortuni rispetto al 2014 mentre per le fasce più mature è avvenuto esattamente il contrario.
Con 31.973 casi, pari al 14,1% del totale delle denunce di infortunio femminili, la fascia tra i 50 e i 54 anni è risultata essere la più colpita in assoluto; particolarmente significativo è stato l’aumento delle denunce, osservabile lungo tutto il quinquennio 2011-2015, per la fascia tra i 60 e i 64 anni, passate dalle 6.571 del 2011 alle 11.796 del 2015. Per gli infortuni mortali, infine, il maggior numero di casi ha riguardato in egual misura, con 15 denunce ciascuna, le fasce d’età 20-24, 45-49 e 55-59 anni.
Prendendo in esame esclusivamente i casi avvenuti in contesto lavorativo e accertati positivamente, la caduta si conferma la prima causa di infortunio per le donne (30,7% sul totale degli infortuni occorsi alle lavoratrici) e la seconda per gli uomini (20,8%), seguita dalla perdita di controllo di una macchina/mezzo di trasporto (17,2%), che per i lavoratori rappresenta invece la prima causa (29,3%). Le conseguenze più rilevanti di questi infortuni risultano essere contusioni e lussazioni, con pesi relativi maggiori per le lavoratrici (rispettivamente 35,6% contro il 28,2% dei lavoratori e 31,8% contro 25%).
Le denunce legate alla polizza assicurativa contro eventuali infortuni domestici, obbligatoria per tutte le persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni che si occupano della cura della casa in maniera abituale, esclusiva e gratuita, sono state complessivamente 637 di cui ben 623 hanno riguardato le donne: rispetto al 2014 si è registrato un calo del 15,7%.

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Per quanto riguarda gli istituti scolastici sono stati denunciati, nel 2015, quasi 15mila infortuni occorsi a insegnanti e maestri delle scuole pubbliche e private: circa l’87% dei casi ha riguardato il genere femminile, in linea con l’alta presenza delle donne nella categoria. Tra gli studenti, invece, la componente femminile è pari al 43% dei circa 80mila infortuni occorsi, nel 2015, nelle scuole pubbliche e private.
Rispetto al numero complessivo delle denunce, la quota degli infortuni in itinere, ossia che occorrono nel tragitto casa-lavoro-casa, è risultata essere, nel 2015, decisamente più elevata per le donne che per gli uomini sia in valore assoluto (49.721 casi contro 45.722) che in percentuale (21,9% contro 11,2%).
L’incidenza del “rischio strada” sulle lavoratrici è ancora più evidente se si prendono in considerazione le denunce dei casi mortali: per le donne, sempre per l’anno 2015, più di un decesso su due (52,7%) è avvenuto in itinere mentre tra gli uomini lo stesso rapporto è di circa uno su cinque (22,1%). È possibile osservare questo divario di genere anche se si sommano le denunce dei casi mortali avvenuti in itinere e quelli in occasione di lavoro, entrambi con coinvolgimento di un mezzo di trasporto: tra le donne, infatti, quasi due decessi su tre (63,6%) sono legati al “rischio strada” rispetto al 38,8% degli uomini. Ciò, presumibilmente, perché oltre il 50% delle lavoratrici è impiegata nel ramo dei servizi svolgendo attività, certamente meno pericolose di quelle industriali, ma che le espone ai rischi che si corrono negli spostamenti, spesso frequenti e ripetuti, tra l’abitazione e il luogo di lavoro, tipici di occupazioni (come, ad esempio, quelle del personale domestico e di assistenza sociale domiciliare) in cui prevale decisamente l’impiego di personale femminile.

I rischi per le donne pendolari derivano, senza ombra di dubbio, anche da fattori come il minor tempo di recupero e svago di cui possono beneficiare, tutti elementi tali da poter incidere negativamente sulla loro attenzione sia nella guida del veicolo che negli spostamenti casa-lavoro incrementando, di conseguenza, il rischio di incidenti stradali. Il maggiore utilizzo da parte delle donne di autovetture piccole e meno sicure, d’altra parte, è un altro elemento da tenere in considerazione.

Tabella 1. Cause degli infortuni accertati in occasione di lavoro occorsi a donne ESAW/3 – 2015. Gestioni: Agricoltura, Industria e servizi e per conto dello Stato

Causa infortunio Totale
Scivolamento o inciampamento con caduta di persona 30.222
Movimento del corpo senza sforzo fisico che provoca, generalmente, una lesione esterna 21.150
Perdita di controllo totale o parziale di una macchina, di un mezzo di trasporto/attrezzatura di movimentazione, di un utensile a mano o oggetto, di un animale 16.914
Movimento del corpo sotto sforzo fisico che porta, generalmente, a una lesione interna 15.103
Rottura, frattura, deformazione, scivolamento, caduta, crollo dell’agente materiale 8.247
Sorpresa, sbigottimento, violenza, aggressione, minaccia, presenza 4.749
Traboccamento, rovesciamento, perdita, fuoriuscita, vaporizzazione, emanazione 1.450
Problema elettrico, esplosione, incendio 497
Totale (compresi i casi non codificati) 113.395

Fonte: archivi Banca Dati Statistica Inail aggiornata al 31 ottobre 2016

I dati diffusi da Eurostat relativi ai tassi standardizzati di incidenza infortunistica registrati in Italia nel 2014, mostrano, senza distinzione di genere, un valore pari a 1.619 infortuni con una assenza da lavoro di almeno quattro giorni, esclusi gli infortuni in itinere, per 100mila occupati (nel 2010 erano 2.194), inferiore a quello rilevato per Francia (3.386), Spagna (3.220) e Germania (2.119), e comunque, al di sotto della media della UE-28 (1.642). Il calo si osserva anche per i casi mortali dove l’indice, tra il 2010 e il 2014, è sceso da 1,54 a 1,15 decessi per 100mila occupati (valore, anche in questo caso, inferiore a quello dell’UE-28, pari a 1,30 nel 2014) con una riduzione del 25,3% rispetto al 2010.
L’incidenza infortunistica delle donne lavoratrici è decisamente inferiore a quella maschile in Italia così come in tutti gli altri Paesi europei. Discorso analogo può essere fatto per i tassi relativi alla componente femminile per quel che riguarda gli infortuni mortali che risultano essere sensibilmente più bassi ai corrispondenti valori maschili anche in virtù dell’impiego delle lavoratrici in attività meno rischiose. Il valore per il nostro Paese, calcolato sui soli infortuni accertati positivamente, esclusi quelli in itinere e quelli dovuti a incidenti stradali e a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto nel corso del lavoro, si attesta a 0,04 infortuni per 100mila occupati rispetto all’1,78 degli uomini.

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Il dossier Inail si sofferma anche sulle cosiddette malattie professionali, ossia quelle patologie per le quali esiste un rapporto causale diretto, o concausale, tra il rischio professionale e la malattia. Nel 2015, le malattie professionali denunciate dalle lavoratrici sono state quasi 17mila, pari al 28,5% delle circa 59mila tecnopatie denunciate in totale. I dati complessivi, per entrambi i sessi, hanno confermato il trend in aumento degli ultimi anni, in controtendenza rispetto all’andamento decrescente degli infortuni sul lavoro: dalle 57.370 denunce del 2014, infatti, si è passati alle 58.917 del 2015 (+2,7%).

I primi dati relativi al 2016, se confrontati con quelli dell’anno precedente rilevati al 31 dicembre 2015 per omogeneità di confronto, mostrano come le denunce di malattia professionale protocollate per maschi e femmine siano aumentate del 2,3%, passando dalle 59mila del 2015 alle oltre 60mila nel 2016. In controtendenza con i lavoratori (aumento del 3,6%, da 42.181 a 43.694), tuttavia, le denunce delle lavoratrici sono diminuite dell’1% tra il 2015 e il 2016 (da 16.817 a 16.653.
Le patologie più diffuse tra i lavoratori sono quelle a carico del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, in particolare tendiniti e dorsopatie, e la sindrome del tunnel carpale, che insieme rappresentano quasi il 75% del totale delle denunce. Questo risultato medio nasconde, tuttavia, una differenza sostanziale tra uomini e donne: se le patologie sopracitate rappresentano circa il 69% delle denunce maschili, la stessa percentuale, infatti, si attesta intorno al 90% per le donne (circa 15mila delle quasi 17mila denunce complessive).
Le denunce di malattie professionali femminili, nel 2015, si sono concentrate per più di un terzo (34,9%) al Centro e per il 28,5% nel Mezzogiorno (il 22,6% al Sud e il 5,9% nelle Isole), seguiti da Nord-Est (26,3%) e Nord-Ovest (10,3%): una distribuzione sensibilmente diversa, quindi, rispetto a quella delle denunce di infortunio sul lavoro delle donne, il 60% delle quali è concentrato nel Nord della penisola.

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Con l’obiettivo di fornire alle aziende, agli enti pubblici e alle istituzioni competenti indicazioni specifiche e applicativi per la valutazione dei rischi in ottica di genere e per lo studio e la prevenzione del fenomeno degli infortuni in itinere, la Direzione regionale INAIL della Toscana, su iniziativa del Comitato unico di garanzia dell’Istituto, ha avviato, già dal 2009, un progetto pilota di ricerca cui hanno collaborato l’Università degli studi di Firenze e, successivamente, un gruppo multidisciplinare (medicina del lavoro, igiene e sociologia) dell’Università di Pisa. Per la complessità e l’ampiezza della materia indagata e la scarsità degli studi scientifici che se ne occupano, infatti, il progetto ha richiesto e continua a richiedere interdisciplinarietà e sinergie tra professionalità diverse con l’obiettivo di definire e diffondere, mediante l’adozione di un innovativo approccio di genere, delle linee guida per l’applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza. Solo partendo dalla diffusione della cultura di attenzione e di valorizzazione delle differenze sarà possibile adottare, in futuro, forme di prevenzione efficaci anche in ottica di genere.
Anche grazie al coinvolgimento di imprese toscane, pubbliche e private, sono stati messi a punto degli strumenti operativi per valutare l’efficacia della gestione della sicurezza aziendale in ottica di genere ed elaborate delle schede di rischio per evidenziare la diversa suscettibilità o i differenti effetti per gli uomini e le donne nei confronti di specifici rischi.
È stato ideato, inoltre, un questionario sugli infortuni in itinere per valutare la possibilità concreta per le aziende di mettere in atto delle azioni di conciliazione per limitare l’incidenza del fenomeno.

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