Donne e ingegneria: quella disparità insensata, tra stereotipi e retaggi | Ingegneri.info

Donne e ingegneria: quella disparità insensata, tra stereotipi e retaggi

Una ricerca di TradeMachines ha provato a indagare "a ritroso" i meccanismi e le influenze che 'bloccano' l'iscrizione delle donne alla facoltà di ingegneria. Rilevando retaggi antichi. La sintesi dello studio in un'infografica

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Nelle ultime settimane sono riemerse discussioni e problematiche inerenti la presenza femminile in diversi ambiti lavorativi, a seguito anche delle proteste portate avanti durante il mese dedicato alle donne. Uno degli ambiti dove tradizionalmente il divario è più ampio è quello delle discipline tecnico-scientifiche: il grande classico sono le facoltà di ingegneria, sempre afflitte da una scarsa percentuale di iscrizioni da parte di ragazze. Da cosa scaturisce questa divergenza di genere?

Nonostante la presenza femminile in facoltà scientifiche sia in lento (ma costante) aumento, la scelta di proseguire gli studi in ambito ingegneristico non sembra allettare studentesse fresche di diploma. Stando all’ultima ricerca Eurostat, effettuata su un campione di 5 milioni di europei, il 53% delle lauree rilasciate nell’anno accademico 2013-2014 è andato a ragazze. Ciononostante, la media di laureate in ingegneria si aggira attorno al 27,2%. Sorprendentemente, l’Italia è tra i paesi con una la percentuale più alta (circa il 33%), con un picco di iscrizioni nelle facoltà di ingegneria biomedica. Quindi, almeno, si può dire che il fenomeno è comunitario.

Per capire come si generi un tale divario bisognerebbe fare un passo indietro e cercare di capire perché la percentuale di iscrizioni femminili sia così bassa. Una recente analisi, pubblicata dalla tedesca TradeMachines, ha provato ad andare a ritroso nella carriera scolastica di queste studentesse, identificando gli elementi che potrebbero ostacolare una maggior partecipazione in materie scientifiche.

Ad un primo sguardo è evidente che il retaggio culturale (“la scienza è un campo declinato al maschile”) giochi un ruolo predominante. Se negli istituti superiori la percentuale di successo in test scientifici si staglia su un 50-50 (tra ragazzi e ragazze), lo stesso non si può dire del numero di iscrizioni femminili a facoltà ingegneristiche. Negli Stati Uniti solo il 20% delle iscrizioni si devono a ragazze, nonostante conseguano buoni risultati a livello di istruzione secondaria e abbiano i requisiti necessari per seguire lezioni di ingegneria. La mancanza di adeguato supporto da parte degli insegnanti e lo scarso numero di figure guida da prendere a modello sono state tra le principali cause elencate dai ricercatori. A questo va sommata una percezione di scarsa fiducia in sé, sempre rilevata dai ricercatori, che le ragazze sembrano mostrare quando si avvicinano ad argomenti scientifici, specie se in contesti dominati da uomini. La divisione di studi universitari in base al genere di appartenenza rimane, così, qualcosa di molto vicino ad una legge non scritta, con una minor rappresentanza maschile in corsi a sfondo sociale e pedagogico.

Il divario si fa ancora più allarmante nel passaggio da Università a mondo del lavoro: una laureata su tre non ha mai praticato la professione e solo il 2,8% ha come motivazione la cura della famiglia (stando ai dati relativi agli USA). Sfortunatamente, non sorprende che uno dei motivi sia legato ad una cultura lavorativa più abituata ad una predominanza maschile, con poco spazio per un avanzamento di carriera se si appartiene al genere femminile. Ulteriore indicatore è riscontrabile nella differenza di retribuzioni, che si aggira attorno al 15%, stando a quanto rilevato dall’American Association of University Women.

La situazione, però, sembra essere in lenta ripresa, a fronte anche delle varie iniziative nate a seguito della rivoluzione digitale. Il Politecnico di Milano ha dato il via al progetto Le Ragazze Possono, atto a promuovere una maggior consapevolezza delle donne nella scelta di carriere in ambito scientifico. Sulla stessa linea si piazza l’iniziativa Nuvola Rosa, patrocinata dal MIUR e che vede tra i propri sponsor grandi marchi quali ASUS e Microsoft.

Se si tiene conto, a livello internazionale, delle aziende che attivamente si applicano per una maggior integrazione delle donne in ambito scientifico, si possono rilevare dei segnali positivi che fanno ben sperare. La strada da percorrere è ancora lunga: si spera che queste iniziative e le politiche attuate dai governi per una maggior parità di genere diano i primi frutti in tempi brevi.

Di seguito, l’infografica di TradeMachines che riassume la ricerca.

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