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Donne professioniste lontane dai vertici di società private e Pubblica Amministrazione

Settore pubblico o privato la differenza di genere resta: le donne nei ruoli di comando sono ancora in minoranza secondo i rilievi di Confprofessioni

Parità di genere nel lavoro
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Le pari opportunità nelle stanze dei bottoni sono ancora su carta: a rivelarlo è il workshop condotto da Confprofessioni durante l’ultima assemblea nazionale dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani mondo del lavoro. In Italia abbiamo solo 41 donne ai vertici delle quotate di Piazza Affari e nelle società a partecipazione pubblica la presenza femminile si ferma al 26%.

La questione del lavoro al femminile è un punto di discussione nell’agenda sociale sempre molto caldo: nell’ambito delle professioni tecniche in Italia le donne ingegnere e architetto sono più numerose rispetto ad altri paesi. Sul fronte invece della Pubblica amministrazione invece, secondo Confprofessioni quando si parla di quote di genere il bicchiere è mezzo pieno. Dopo l’entrata in vigore della legge Golfo Mosca e del nuovo Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica la presenza di donne ai vertici delle società quotate e di quelle controllate da Pubbliche Amministrazioni procede, ma lontano da ruoli di vertice.

I dati femminili plurali di Confprofessioni

Secondo gli ultimi dati presentati oggi da Confprofessioni a Rimini, al workshop ‘Società a partecipazione pubblica, governance e quote di genere’, a latere della XXXV Assemblea annuale dell’Anci, al 2017 la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate si è stabilizzata al 33,5%, mentre nei CdA delle controllate degli enti pubblici si è fermata al 26,2%. Il dato quantitativo non deve ingannare, perché nelle 339 quotate sui mercati di Borsa italiana a fine dicembre 2017 solo 18 donne (pari al 7,%) ricoprono la carica di amministratore delegato e 23 siedono sulla poltrona di presidente (due in meno rispetto al 2016) nelle società di Piazza Affari.

I dati a nostra disposizione dimostrano come la legge Golfo Mosca, sotto il profilo quantitativo, abbia avuto un effetto positivo, aumentando la presenza femminile negli organi delle società quotate e controllate/miste pubbliche e, quindi, riducendo la composizione mono–genere – commenta Claudia Alessandrelli, notaio e coordinatrice della Commissione pari opportunità di Confprofessioni – ma lo scettro del comando dell’impresa è ancora ben saldo nelle mani degli uomini. In altri termini non basta aumentare la quantità di donne presenti negli organi delle società quotate e delle società pubbliche, ma occorre pure che il genere meno rappresentato sia coinvolto in ruoli esecutivi, di responsabilità o di rappresentanza della società”.

Sul banco degli imputati i criteri di selezione e di nomina dei componenti degli organi sociali che, fino a qualche anno fa, erano condizionati da logiche di relazione e di lobby. Per invertire questa tendenza, il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Università di Udine hanno lanciato il progetto Pro Rete PA, per promuovere la presenza femminile nei processi decisionali economici. Si tratta di una Banca dati, denominata Professioniste in rete per le P.A., per raccogliere profili professionali femminili da mettere a disposizione della Pubblica Amministrazione. Il progetto è stato sottoscritto nel 2016 da Confprofessioni per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta delle professionalità necessarie per ricoprire le posizioni di vertice delle società controllate da Pubbliche Amministrazioni. Ed è proprio dall’Assemblea annuale dell’Anci che arriva la proposta di Confprofessioni di coinvolgere anche i comuni italiani nella diffusione e nella promozione della Banca dati ‘Professioniste in rete per le P.A.’ tra le loro 6.500 società partecipate, che potranno così attingere merito e competenze nel rispetto della parità di genere.

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