Edifici vincolati, competenze anche a ingegneri: “Sentenza positiva” | Ingegneri.info

Edifici vincolati, competenze anche a ingegneri: “Sentenza positiva”

Sentenza importante sulle competenze degli ingegneri per gli edifici vincolati Il giudizio del vice presidente del CNI, Gianni Massa: “Ora però basta con i Tribunali che si pronunciano sulle competenze”

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“Una sentenza che giudico in maniera positiva. Ma spero davvero che in futuro non debbano essere più i Tribunali a doversi pronunciare sulle competenze dei professionisti”. E’ questo il commento di Gianni Massa, vice presidente vicario del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in merito alla recente sentenza del Tar di Lecce: gli ingegneri hanno il diritto di operare professionalmente sugli immobili sottoposti a vincolo e nei centri storici, escludendo una riserva assoluta in favore degli architetti. Un giudizio che deriva da un ricorso presentato dall’Ordine degli Ingegneri di Lecce contro il Comune di Martano per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva, direzione dei lavori ed altri servizi tecnici. I lavori riguardavano la riqualificazione di alcune vie del centro storico cittadino, che la stazione appaltante su indicazione perentoria della sovrintendenza aveva ritenuto di riservare alla competenza esclusiva degli architetti.

Una vicenda annosa, quella delle competenze tra ingegneri e architetti, che sembrava avesse trovato la parola fine con la sentenza 21/2014 del Consiglio di Stato, secondo la quale l’attività professionale sui beni immobili sottoposti a tutela appartenenti al patrimonio artistico – limitatamente alla parte di edilizia civile – resta riservata agli architetti, mentre nulla osta agli ingegneri di prestare la propria attività relativamente alla parte tecnico-strutturale dei medesimi immobili.

Ora, il nuovo pronunciamento del Tar pugliese è destinato a far discutere. “Occorre fare un deciso salto di qualità – incalza il vice presidente Gianni Massa – e tutti insieme cercare di comprendere che non si può più ragionare ed agire per compartimenti stagni. L’integrazione delle competenze e la multidisciplinarietà sono elementi fondamentali per l’avvenire delle nostre attività, e chi non se ne farà una ragione sarà tagliato fuori dal mercato. Ogni professionista deve essere in grado di operare su molteplici livelli, e spero davvero che un ingegnere possa fare le stesse cose di un architetto e viceversa”.

La tesi difensiva dell’Ordine leccese si basava sul fatto che “qualsiasi intervento da eseguire su beni di interesse storico artistico, anche di natura impiantistica e/o strutturale, ovvero nell’ipotesi in cui il progetto rappresenta una mera ingegnerizzazione di puntuali prescrizioni, sarebbe di pertinenza degli architetti. Nella specie, non solo il progetto preliminare era stato redatto da un ingegnere, ma la Soprintendenza nell’esaminare tale progetto e nell’imporre la riserva professionale aveva specificato tutte le modalità di scelta dei materiali e la loro tipologia, sicché i servizi tecnici da appaltare non richiedevano scelte culturali riservate alla competenza degli architetti, bensì attività di mera ingegnerizzazione di scelte tecniche operate a monte”. Tesi difensive condivise dal Tar di Lecce, che ha accolto il ricorso e, quindi, annullato il bando, affermando che “la tipologia dell’opera, per come compiutamente definita dalla locale Soprintendenza, rende del tutto irragionevole – e dunque illegittima – la limitazione della partecipazione ai soli iscritti all’Albo degli Architetti, e non anche a quelli iscritti all’Albo degli Ingegneri”.

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