Edoardo Cosenza nuovo presidente degli ingegneri di Napoli: la nostra intervista | Ingegneri.info

Edoardo Cosenza nuovo presidente degli ingegneri di Napoli: la nostra intervista

Dal sismabonus all’emergenza a Ischia, dalle NTC ai presidi territoriali: un colloquio a tutto tondo con il prof. Cosenza della Federico II, appena eletto presidente dell’Ordine ingegneri partenopeo

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A poche settimane dalla sua elezione a Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, abbiamo raggiunto il professore Edoardo Cosenza dell’Università Federico II con cui abbiamo disquisito su diverse tematiche, il Sismabonus e il quadro normativo italiano ed europeo.

La sua recente elezione di presidente dell’ordine degli ingegneri di Napoli porterà nuovamente l’attenzione sui presidi territoriali? Quali sono gli obbiettivi del Presidente e del Consiglio appena eletto?
È un peccato che in Campania si sia accantonato il progetto dei presidi territoriali che da Assessore misi in campo nel 2015, ovvero la preparazione e la formazione di una coppia costituita da un ingegnere ed un geologo, avente la funzione di sentinella nelle zone a maggior criticità idrogeologica in caso di preallarme. Si tratta di aree ad alto rischio, basti citare l’evento di Sarno che, nel 1998 e in precedenza in alcune aree della costiera amalfitana, provocò moltissime decine di vittime.
Era un progetto innovativo, che già aveva visto l’istruzione di molte decine di coppie. Sicuramente è un progetto che deve essere assolutamente ripreso, specie nelle zone ad alto valore ambientale dove la realizzazione di onerose ed impattanti opere di ingegneria non è compatibile. Ho già avuto modo di confrontarmi sul tema con il dott. Italo Giulivo, che all’epoca era il Direttore Generale dell’Area dei lavori pubblici e difesa del suolo della Regione Campania e adesso è il Direttore Generale dell’Ufficio Previsione e Prevenzione dei rischi al Dipartimento nazionale di Protezione Civile: vi è assoluta sinergia e sono certo che anche l’Ordine dei geologi sarà d’accordo. Potremmo partire dai Comuni della Provincia di Napoli, che sono fra i più pericolosi d’Italia, ovviamente con l’auspicio che la Regione Campania voglia riprogrammare il finanziamento delle attività.

In merito al dissesto idrogeologico, la Campania è stata, suo malgrado, quest’estate vittima di incendi. Quali misure preventive possono essere adottate e come si sta intervenendo sul territorio?
Non conosco gli interventi attualmente programmati in Regione Campania. Ho visto un grande rallentamento dell’esecuzione del Grande progetto Sarno, che consisteva nella messa in sicurezza di uno dei bacini idrografici più a rischio d’Europa: si tratta di un finanziamento con fondi Europei di oltre 200 milioni di euro che ottenemmo con la Giunta Caldoro. Non portarlo avanti è un gravissimo errore: se si dovesse verificare lo scenario di progetto, ci sarebbero danni enormi e moltissimi abitanti in pericolo di vita; effetti conclamanti e dimostrati dall’Autorità di Bacino da molti anni; il rischio attuale è ben noto alla struttura di Palazzo Chigi “Italia Sicura” con cui discussi molte volte il progetto. Per il bene dei cittadini dell’area, spero che ci sia un ravvedimento da parte dell’Amministrazione De Luca e magari una particolare spinta da “Italia Sicura”, in modo che venga dato rapidamente seguito, anche considerando che alcuni lotti importanti erano già stati approvati in Conferenza dei Servizi e dunque andavano solo messi in gara, con finanziamento garantito. Se non si andrà avanti, le responsabilità che si assumono le Istituzioni che oggi governano nei riguardi della sicurezza dei cittadini, sono molto grandi.

Dal dissesto idrogeologico volgiamo verso il rischio sismico: è ormai assodato e noto che il territorio nazionale ha delle fragilità e la Regione Campania, come altre, presenta aree a medio-alto rischio sismico. Ha seguito molto da vicino la stesura delle “Linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico: quali sono i loro punti di forza e come, secondo lei, il professionista può far comprendere al Committente l’importanza della prevenzione?
La “Linea Guida sulla classificazione del Rischio Sismico”, ovvero il Sismabonus, rappresenta una straordinaria novità nel campo della prevenzione sismica. In pratica fornisce la possibilità di avere un finanziamento davvero realistico, fino a 96.000 euro per unità immobiliare, che sulla base della recente esperienza fatta a L’Aquila è in genere largamente sufficiente per aumentare la sicurezza sismica di un edificio.
Tale finanziamento si ottiene in presenza di un progetto e di un calcolo di uno strutturista che dimostri compiutamente il miglioramento sismico dell’edificio. La lettura della vulnerabilità avviene attraverso semplici lettere dalla A+ ed A fino alla G, a cui corrispondono gradi via via crescenti e comprensibili da parte dell’utente non addetto ai lavori. Gradualmente gli edifici verranno classificati con queste indicazioni e finalmente i cittadini diventeranno sensibili alla resistenza e sicurezza sismica delle proprie abitazioni. I problemi di gestione finanziaria sono ancora evidenti, specie nella cedibilità del credito; è inoltre indubbia la difficoltà di mettere d’accordo tutti i condomini, ma questa è una necessità imprescindibile.

Nelle linee guida sono proposti due metodi: convenzionale e semplificato. Il carattere speditivo del secondo metodo non rischia di essere un procedimento sottovalutato usato in modo improprio? Perché la scelta di proporre due metodi?
Il secondo metodo consente un finanziamento corrispondente al miglioramento di una unica Classe e quindi del 10% inferiore rispetto a quello ottenibile dal metodo convenzionale per il miglioramento di due Classi. Ciononostante in entrambi i casi i lavori corrispondenti sono comunque molto significativi. Alcuni nostri test indicano che se si effettuano gli interventi consigliati dal metodo semplificato, in genere il miglioramento sismico è di almeno due classi. Dunque non è affatto conveniente usarlo: al risparmio in termini di calcoli e di verifiche sull’edificio esistente, corrisponde una perdita di finanziamento molto maggiore. Personalmente non lo consiglierei.

Edifici esistenti: attraverso il sisma bonus si vuole cercare di mettere in sicurezza i fabbricati, è favorevole all’introduzione del fascicolo del fabbricato? Se sì, quale caratteristiche dovrebbe avere questo documento?
A mio parere il Sismabonus è uno strumento largamente superiore al Fasciolo del Fabbricato: non si effettua unicamente la verifica dello stato di salute dell’edificio, ma ne consegue anche un progetto fatto da un tecnico qualificato e il finanziamento degli interventi. Effettuando un semplice parallelo medico con il Sismabonus si ha una chiara prescrizione della cura e le necessarie risorse finanziarie per i medicinali e gli interventi.
Invece sono sempre stato perplesso sul fascicolo del fabbricato, che è una difficoltosa ricostruzione cronologica dello stato dell’edificio senza fornire risorse per la messa in sicurezza. L’applicazione sistematica del Sismabonus metterebbe in cantina uno strumento che ha ben poche possibilità di essere accettato – specie dai proprietari – e che porta a dubbi miglioramenti della sicurezza.

Si è chiusa l’emergenza nazionale in Centro Italia ed Ischia è stata anch’essa investita dal terremoto. Qual è la situazione al momento? Quali criticità riscontra sul suo territorio e quali potrebbero essere le metodologie di intervento?
Non ho diretta conoscenza della situazione nel centro Italia, anche se il ritorno di una Protezione Civile Nazionale forte, come avvenuto nel passato, sarebbe a mio parere auspicabile: sono evidenti i ritardi rispetto a quanto fu fatto a L’Aquila. Per quanto riguarda Ischia, i danni sono stati notevoli ma anche circoscritti ad una ben definita area: tipico dei terremoti di modesta magnitudo ma molto superficiali che possono caratterizzare un’area vulcanica come Ischia. Vedo anche in questo caso ritardi e mancanza, allo stato, di un chiaro indirizzo tecnico. I proprietari e i tecnici non dispongono ancora di un sistema di ordinanze che dettino le regole della ricostruzione. Anche se è positivo il recente insediamento del Comitato Tecnico Scientifico previsto dal Governo e che annovera validissime personalità tecniche. Come mia personale opinione, dopo avere studiato molti dei dati disponibili sul terremoto di Ischia, mi sento di affermare che certamente è possibile costruite con regole tecniche che garantiscano assenza di danni e salvezza alle persone, in presenza di eventi sismici paragonabili a quello avvenuto ad agosto 2017, ma ai tecnici vanno date chiare indicazioni generali, lasciando poi alla loro autonomia le scelte ed indicazioni progettuali più precise.

A proposito di indicazioni date ai tecnici: l’uscita delle norme tecniche delle costruzioni era auspicata per fine ottobre. Può sbilanciarsi nell’indicare le novità del testo in merito alla progettazione sismica sui nuovi corpi di fabbrica e su quelli esistenti? Ha seguito la revisione dell’Eurocodice e c’è stata la relativa pubblicazione dei corrispondenti annessi nazionali, per le strutture di nuova progettazione perché non applicare direttamente i dettami europei?
Non posso sbilanciarmi, perché non sto seguendo direttamente la vicenda. La volontà di pubblicare, una volta tanto, le Norme tecniche e la Circolare illustrativa contemporaneamente era certamente molto positiva. Ma non sono sicuro che sarà possibile. Concordo sulla valorizzazione degli Eurocodici, e lo dico anche da presidente della Commissione Ingegneria Strutturale dell’UNI che è il riferimento nazionale del CEN che produce gli Eurocodici a livello europeo.
Ma le regole sono chiare. Le appendici nazionali non possono essere contraddittorie rispetto alle Norme Tecniche Nazionali e quindi l’ordine cronologico è: prima le Norme e poi i Documenti di applicazione. Piuttosto vedo importante l’adozione dei documenti applicativi in relazione all’enorme quantità di parti degli Eurocodici che non hanno corrispondente normativa tecnica italiana: in questo caso l’aiuto ai progettisti italiani sarebbe davvero rilevante, perché di fatto non esistono alternative.

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