Emergenza e ricostruzione: ingegneri volontari e Protezione Civile nella stessa direzione | Ingegneri.info

Emergenza e ricostruzione: ingegneri volontari e Protezione Civile nella stessa direzione

Il lavoro degli ingegneri volontari per il sisma e le difficoltà nella gestione dell'emergenza. Le proposte di miglioramento e gli aggiornamenti della Protezione CIvile. Vi raccontiamo che cosa è emerso dall'assemblea del 17 febbraio a Rieti, prima della nuova campagna di sopralluoghi

(C) Ingegneri.info
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Nelle scorse settimane un gruppo formato da circa duecento ingegneri volontari dell’Ipe – l’Associazone degli ingegneri per l’emergenza, braccio operativo del Consiglio nazionale ingegneri, aveva avanzato alla Protezione Civile (in una lettera di cui abbiamo dato notizia su Ingegneri.info) una serie di dubbi, criticità e proposte di taglio principalmente operativo. Cogliendo l’occasione del nuovo turno di sopralluoghi, i volontari hanno chiesto la possibilità di incontrarsi in un’assemblea di natura spontanea, fuori dai protocolli istituzionali tradizionali, per illustrare le loro proposte.

In qualche modo fuori dai protocolli è stata anche la risposta della Protezione Civile, che ha partecipato all’incontro cosciente di esporsi anche ad alcune critiche. È stato nei fatti un incontro franco: i volontari hanno esposto il loro punto di vista, evidenziando criticità ma anche cercando di far emergere proposte di migliorie al processo.

La Protezione Civile, dal canto sua, ha mostrato interesse per alcuni dei suggerimenti, precisando che però variazioni fatte in corso d’opera possono essere più dannose rispetto allo stato delle cose, almeno in fase di gestione dell’emergenza.

All’incontro erano presenti il prof. Mauro Dolce, Ordinario di Tecnica delle Costruzioni e Direttore Generale del Dipartimento della Protezione Civile; l’arch. Alfiero Moretti, Dirigente del Servizio Organizzazione e Sviluppo del Sistema di Protezione Civile della Regione Umbria; Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale ingegneri e coordinatore della Rete delle professioni tecniche; l’ing. Gianni Massa, vice presidente Cni; l’ing. Patrizia Angeli, presidente dell’Ipe-Cni. Ha preso la parola anche l’arch. Filomena Papa, autrice insieme all’ing. Dolce e all’ing. Angelo Giuseppe Pizza del “Manuale per la compilazione della scheda di 1° livello di rilevamento di danno, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell’emergenza post-sismica (AeDES)”.

A prendere la parola per il gruppo dei tecnici che elaborò il documento ‘spontaneo’ nelle scorse settimane, gli ingegneri Marco Carozza e Pierpaolo Tamasi dell’Ordine ingegneri di Caserta, uno dei più folti nei vari turni di sopralluoghi, Roberto Gregori, Manuel Ravasio, Ivan Locatelli e Ornella Sticchi. I temi emersi dall’incontro e dalla successiva campagna sono molti e vale la pena provare a riassumerli, per punti.

Gli ingegneri volontari sono necessari. Tutti, dalla Protezione Civile in primis fino ai rappresentanti del Consiglio nazionale, hanno ribadito quanto prezioso e necessario sia il lavoro che stanno svolgendo gli ingegneri volontari dalla prima emergenza, quella del 24 agosto 2016, a oggi. Sembra scontato, ma non lo deve essere: un’attività come quella del volontariato può essere molto importante nella gestione delle forze in campo, a patto che ci sia una componente motivazionale forte. L’incontro di venerdì 17 febbraio, nella sua schiettezza, ha avuto anche questo scopo: infondere un nuovo carico di motivazione tra i partecipanti, alcuni dei quali avevano manifestato proprio un calo di entusiasmo.

I volontari stanno diminuendo. Dalla prima campagna di sopralluoghi è evidente che c’è stato un calo nel numero di adesioni volontarie. Le ragioni di questo decremento sono complesse e interconnesse tra loro, ed è difficile valutarle singolarmente. In primo luogo va considerato sempre un dato di fatto basilare: che l’attività di volontariato è volontaria, è qualcosa di non prescrivibile e che deve comunque essere decisa dal singolo sulla base delle sue possibilità. Ciò detto, è vero che dei circa 6mila tecnici che hanno partecipato ai corsi AeDes dal 2014, il 25% è venuto sui territori colpiti dal sisma. È un dato che, a seconda di dove si punta la focale, può essere visto come positivo o migliorabile.

Recarsi sui territori del sisma da volontario, hanno spiegato gli ingegneri, mettendo a disposizione cioè giorni di ferie (per i dipendenti) o incarichi mancati, è certamente una scelta complessa, che non tutti sono nelle condizioni di poter fare sempre. Allo stesso tempo, la Protezione Civile non ha potuto non rimarcare come i calcoli fatti inizialmente sul tempo necessario per concludere i rilievi fossero stati fatti su una prospettiva “di pieno regime”. È evidente che, nel momento in cui si registra un calo delle squadre che vengono sul campo, i sopralluoghi rischiano di impiegare un tempo ben più lungo del previsto.

I dubbi sull’apertura ai tecnici privati. Il punto più discusso nell’assemblea è certamente quello dell’apertura ai tecnici privati, ossia il punto dell’ordinanza n. 10 del Commissario straordinario per la ricostruzione, che legittima la possibilità di un tecnico privato di eseguire il rilievo di agibilità, potenzialmente rientrando anche all’interno dell’elenco speciale dei professionisti coinvolti negli interventi. Posta la sovrapposizione di questo elemento tra la fase emergenziale e quella della ricostruzioni, i volontari hanno sollevato varie perplessità, affermando che verrebbe a essere messa in dubbio la “terzietà” del rilievo rispetto all’intervento stesso (in sostanza, ci sarebbe un potenziale conflitto di interesse). Il Dipartimento della Protezione Civile ha però spiegato che questa è stata una delle scelte più meditate, e in qualche modo anche sofferte.

“Il problema è che con questo sisma non dobbiamo gestire un’emergenza, ma molte più emergenze contemporaneamente”, ha spiegato l’architetto Alfiero Moretti, al lavoro da oltre trent’anni nell’ambito della gestione dell’emergenza. “Con i sopralluoghi avviati dopo il 24 agosto eravamo al 65%/70%, a buon punto insomma. Purtroppo il 30 ottobre è cambiato tutto, con una quantità di persone coinvolte e di edifici danneggiati diventata enorme, senza precedenti, e un territorio vastissimo. Un’emergenza di questo tipo è almeno da un secolo che non la viviamo. Senza contare peraltro che le scosse seguenti sono accadute dopo già un primo decreto terremoto e con un relativo modello di ricostruzione già avviato”. Da qui la scelta di “aprire le maglie”: “L’ordinanza n. 10 è stato il tentativo di dare una risposta all’emergenza, dicendo: allarghiamo i numeri, altrimenti non ce la facciamo”, ha spiegato Moretti. “Occorre comprendere questo punto, altrimenti è come un dibattito tra sordi”.

Sul tema del potenziale conflitto di interesse, Moretti ha spiegato che è un rischio di cui sono al corrente, ma che verrà mitigato da controlli molto stringenti ai privati. “Stiamo anche stringendo un protocollo d’intesa con la Guardia di Finanza. Le schede saranno controllate da tecnici certificati NTN. Non converrà al tecnico privato fare il furbo”, ha detto Moretti. E poi ci sono altre limitazioni: “Abbiamo tentato di mettere alcune regole come il numero degli incarichi. Non sono consentite le cessioni di contratto, gli avvalimenti, l’intermediazione del professionista: il committente affida l’incarico e paga con il conto tracciato chi lavora. L’intermediatore non c’è. Punto. Per noi è un lavoro importante questo fatto con la Rete delle professioni tecniche, per mettere queste regole.”

Le proposte operative. Poi ci sono le (molte) proposte di taglio puramente operativo portate all’attenzione della Protezione Civile. In tanti tra i tecnici dipendenti pubblici chiedono la possibilità di usufruire di permessi per le attività di sopralluogo, invece che dover “investire” giorni di ferie. Si chiede poi di comporre squadre miste Fast – AeDes per razionalizzare i tempi o di ottimizzare le assegnazioni in base ai luoghi, tenendo conto che il Cratere è ampio e le vie di comunicazione sono complesse. Al momento, infatti, un rilevatore Fast può “rimandare” la decisione a un AeDes, procedimento che di fatto comporterebbe un rilievo aggiuntivo sul medesimo edificio. Tenendo conto che in molti casi ci sono istanze di sopralluogo richieste dai privati nuovamente dopo un’altra scossa, è evidente che l’operazione rischia di essere lunga.

Pur confermando che alcune scelte sono frutto di decisioni che coinvolgono aspetti di valutazione più ampia, la Protezione Civile rimarca che le proposte saranno valutate, e in alcuni casi sono già state prese in considerazione.

La carta e il digitale. C’è anche la proposta di digitalizzare le schede AeDes (attraverso app, o comunque usufruendo di un sistema di compilazione digitale).

È evidente, osservando da vicino le attività di sopralluogo, che le stesse guadagnerebbero in efficienza, in presenza di un sistema meno appoggiato alla tradizionale ‘carta’. Ma anche qui, il Dipartimento della Protezione Civile spiega che un progetto di applicativo completo per la gestione dei sopralluoghi, delle squadre, del raccordo con i centri di coordinamento sotto ordinati e per la digitalizzazione delle schede era già stato realizzato prima dell’evento.

Ultimazione di una delle schede AeDES compilate durante i sopralluoghi di Febbraio da uno dei tecnici volontari Cni-Ipe

Ultimazione di una delle schede AeDES compilate durante i sopralluoghi di Febbraio da uno dei tecnici volontari Cni-Ipe (C) Ingegneri.info

È un applicativo comprende anche un’app dedicata che, spiega il Dipartimento, era in via di completamento proprio nei mesi in cui è accaduto il sisma. In ogni caso, secondo la Protezione Civile “non è la predisposizione di un app a fare la differenza (molte sono disponibili già da tempo), ma la messa a punto di un sistema complesso completo, in grado di garantire sicurezza e certificazione dei dati, possibilità di controllo, efficienza di trasmissione in contesti emergenziali, etc”.

Su questo fronte, a livello comunale è risultato efficace l’uso del software Erikus, sviluppato da Regione e Arpa Piemonte, sulla base delle indicazioni della Protezione Civile, introdotto “in corsa” durante l’emergenza. L’applicativo, sviluppato sulla base di un software open source, da una pubblica amministrazione per altre pubbliche amministrazione é attualmente installato in più di 150 comuni.

I funzionari Dicomac e i tecnici volontari Cni-Ipe consegnano a fine giornata le schede AeDES (C) Ingegneri.info

I funzionari Dicomac e i tecnici volontari Cni-Ipe consegnano a fine giornata le schede AeDES (C) Ingegneri.info

La posizione del Cni. In un comunicato stampa, è stato sintetizzato l’intervento del Presidente Cni, Armando Zambrano, che dopo aver ringraziato i tantissimi ingegneri che si sono mobilitati dopo il terremoto, ha spiegato le ragioni per cui il CNI ha aderito e supportato l’Assemblea della Rete Volontari IPE, apprezzandone modi e finalità. Secondo la nota Cni-Ipe, le iniziative proposte e “già previste nell’ottica di sburocratizzazione e snellimento delle procedure oggetto di continuo confronto con DPC e Uffici per la Ricostruzione”, sarebbero stato “fortemente rallentate proprio dal perdurare degli eventi sismici che hanno reso quest’emergenza più complessa rispetto a situazioni analoghe del passato”. In ogni caso, ha ricordato il presidente, “qualcosa si è ottenuto, come l’approvazione in Commissione della Classificazione Sismica, però è innegabile che occorra rivedere nell’organizzazione interna la capacità di risposta, non tanto da parte di IPE e dei volontari, quanto nei rapporti con i singoli Ordini Provinciali. È altresì auspicabile un maggior coinvolgimento della Rete delle Professioni Tecniche, attualmente coordinata dallo stesso Zambrano.”

Da segnalare anche l’intervento accorato di Patrizia Angeli, Presidente Ipe, che ha ricordato come siano state oltre 2.400 le unità operative volontarie sul campo, dall’avvio dell’emergenza. “Nonostante le difficoltà iniziali di organizzare una tal mole di sopralluoghi, tutti i volontari hanno reagito con grande professionalità e spirito di abnegazione”, ha aggiunto Angeli, non nascondendo i molti fattori aggiuntivi di difficoltà che questa emergenza Centro Italia pone, anche soltanto a livello territoriale, rispetto a quella dell’Emilia Romagna, dove di fatto nacque l’azione dell’Ipe, proprio sotto il suo coordinamento.

Come ha detto un volontario intervenuto alla fine dell’incontro, “in fondo lavoriamo tutti nella stessa direzione”. E ogni tanto è bene ricorselo, reciprocamente.

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