Equo compenso approvato per gli avvocati: a quando ingegneri e architetti? | Ingegneri.info

Equo compenso approvato per gli avvocati: a quando ingegneri e architetti?

Il ddl approvato dal Governo interviene regolamentando i rapporti tra professionisti e clienti “forti” come banche, assicurazioni e grandi imprese. E ora il provvedimento invocato anche da ingegneri e architetti

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Importante novità per i professionisti italiani, per ora che tocca da vicino gli avvocati, ma che potrebbe avere ripercussioni future anche su ingegneri e architetti: il Governo ha approvato il disegno di legge sull’equo compenso per le prestazioni legali. Un testo atteso da tempo e che interviene sulla regolamentazione dei rapporti tra avvocato e cliente, contemplando la nullità dell’accordo concluso tra professionista e banche, assicurazioni o imprese di grandi dimensioni, nel caso in cui il compenso pattuito non sia direttamente proporzionale alla qualità della prestazione offerta.
La normativa riprende i principi già stabiliti dalla legge forense del 2012 per i casi in cui non vi sia una pattuizione tra le parti: in tali situazioni il giudice potrà definire il compenso equo da liquidare al professionista, dopo aver accertato l’iniquità dell’onorario riconosciuto al legale dal cliente.
Come indicato nell’articolo 1, il ddl “tutela l’equità del compenso degli avvocati iscritti all’albo nei rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata, delle attività di cui all’articolo 2, commi 5 e 6, primo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, in favore di imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese (PMI) come definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione europea”. L’equo compenso è determinato “nelle convenzioni di cui al comma 1 quando risulta proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale, tenuto conto dei parametri previsti dal decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247”.

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Palazzo Chigi in una nota informa che il ddl prevede la nullità delle clausole vessatorie inserite nelle convenzioni contrattuali stipulate tra professionisti avvocati e clienti cosiddetti “forti”. L’articolo 2 del ddl definisce vessatorie le clausole contenute nelle convenzioni tra avvocati e clienti “forti”, che determinano, “anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell’avvocato”.
Nello specifico si considerano vessatorie, le clausole che consistono:
a) nella riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;
b) nell’attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto;
c) nell’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l’avvocato deve prestare a titolo gratuito;
d) nell’anticipazione delle spese della controversia a carico dell’avvocato;
e) nella previsione di clausole che impongono all’avvocato la rinuncia al rimborso delle spese;
f) nella previsione di termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
g) nella previsione che, in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, al legale sia riconosciuto solo il minore importo previsto in convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate siano state in tutto o in parte corrisposte o recuperate dalla parte;
h) nella previsione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata col medesimo cliente, la nuova disciplina sui compensi si applichi, se inferiore a quella prevista nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati.

Insomma, un significativo passo in avanti per la professione forense verso una maggiore equità e a tutela dei professionisti. Un provvedimento da estendere anche ad altre professionalità, prime fra tutte quelle degli architetti e degli ingegneri, come sottolinea Egidio Comodo, Presidente di Fondazione Inarcassa, a commento della normativa voluta dal Guardasigilli, Andrea Orlando.

“Si tratta – spiega Comodo – di un passo importante che speriamo a brevissimo possa coinvolgere anche le prestazioni di ingegneri e architetti e, in generale, tutti i liberi professionisti che nello svolgimento quotidiano della loro attività affrontano gli stessi identici problemi. Come si fa dunque a non ritenere vessatorie per chiunque svolga la libera professione quelle clausole che – ad esempio – riservano al cliente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto, di pretendere prestazioni aggiuntive a titolo gratuito, di ottenere termini di pagamento superiori ai sessanta giorni dalla fatturazione o addirittura di rifiutare la stipula per iscritto del contratto? Si tratta quindi di un testo fondamentale i cui principi vanno subito estesi a tutta la categoria dei liberi professionisti che scontano uno squilibrio nei rapporti contrattuali soprattutto verso i clienti cosiddetti ‘forti’”.

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