Equo compenso per gli ingegneri: le proposte dei tecnici in audizione al Senato | Ingegneri.info

Equo compenso per gli ingegneri: le proposte dei tecnici in audizione al Senato

Va avanti l'iter per l'introduzione di un sistema di 'equo compenso' per le prestazioni dei professionisti tecnici. Ma in audizione al Senato la Rete delle professioni tecniche ha posto anche altre questioni, ad esempio sull'obbligo di preventivo scritto o digitale

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Prosegue l’iter verso una proposta di equo compenso per le professioni tecniche. Nei giorni scorsi la Rete Professioni Tecniche è stata ricevuta presso la 11esima Commissione Lavoro del Senato, in un’audizione congiunta con l’Adepp, l’Associazione degli Enti Previdenziali Privati. Nell’audizione sono state proposte modifiche al testo, che comunque i rappresentanti dei consigli nazionali di area tecnica reputano positivo.

“Accogliamo con favore – ha commentato la Rete – l’iniziativa legislativa che reca misure in materia di equità del compenso e responsabilità professionale delle professioni regolamentate, perché riteniamo sia necessaria per completare le misure contenute nella Legge 81/2017 (Jobs Act del lavoro autonomo). La determinazione di un compenso minimo garantito rappresenta, infatti, una questione morale, non più rimandabile, per un’effettiva ed efficace tutela della committenza, sia pubblica che soprattutto privata, e della dignità professionale dei liberi professionisti. Al contempo, rileviamo che la proposta di legge in esame necessita di alcune integrazioni, allo scopo di perfezionare il testo e renderlo maggiormente efficace nelle sue finalità”.

Equo compenso per i tecnici: che cosa è successo nel 2017

Il tema dell’equo compenso è tornato al centro di un vivace dibattito negli ultimi mesi. In primavera era partita una protesta interprofessionale, promossa da ordini territoriali comprendenti anche ingegneri e architetti, ma non estesa a livello di consiglio nazionale. La protesta era culminata in una manifestazione pubblica. Parallelamente i Consigli nazionali si sono mossi a livello istituzionale per avviare una proposta governativa di introduzione di parametri per l’equo compenso, culminata in un primo ddl. Certamente a dare manforte all’istanza è intervenuta l’approvazione del disegno  di legge simile, almeno nei principi, che ha introdotto la misura dell’equo compenso per le professioni legali.

Le proposte dei tecnici al testo sull’equo compenso

  • I professionisti tecnici rilevano come le disposizioni normative indicate dal provvedimento ai fini della individuazione dei parametri per l’equo compenso dei professionisti non esauriscano la copertura di tutte le tipologie di prestazioni svolte dalle professioni regolamentate. Chiedono quindi  l’inserimento all’interno dell’articolato di una disposizione che deleghi il Ministero della Giustizia ad emanare, sentiti con i Consigli Nazionali degli Ordini e Collegi professionali, un decreto che introduca compensi minimi per le prestazioni non incluse nella normativa vigente e richiamata nel disegno di legge in esame. L’entità di tali compensi dovrà essere aggiornata automaticamente a cadenza biennale secondo gli Indici ISTAT; con cadenza biennale deve essere anche prevista una revisione dei contenuti complessivi dei decreti citati, onde consentire di poter includere e aggiornare l’elenco delle prestazioni incluse.
  • Inoltre, i professionisti tecnici ritengono opportuno che la definizione di tali compensi minimi possa essere affiancata da una individuazione di standard prestazionali, oggetto di un’attività istruttoria che sarà svolta dai Consigli Nazionali dei rispettivi Ordini professionali, anche in collaborazione con enti di normazione.

Equo compenso e Legge concorrenza: altre proposte

Ci sono peraltro altre misure che la Rete ritiene opportuno inserire nel provvedimento, al fine di risolvere alcune criticità connesse anche a nuovi adempimenti legati all’approvazione della Legge per la concorrenza e alla Legge 81/2017.

In primo luogo il riferimento è alla disposizione secondo la quale “il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale. In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente anche in forma scritta se da questi richiesta, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi”.

Per i professionisti tecnici, stante l’eterogeneità e la complessità delle prestazioni fornite alla committenza, risulta decisamente complicato applicare pedissequamente la disposizione descritta, che è in generale condivisibile poiché favorisce un rapporto più chiaro con la committenza. Si ritiene dunque opportuno riflettere ulteriormente sulle procedure e sulle modalità di applicazione della norma, delegando il Governo a proporre un regolamento attuativo con cui si vadano a delineare nel dettaglio le procedure, ed eventuali esigenze peculiari.

Le misure previste dalla Legge 81/2017 a tutela del professionista nei confronti della committenza sembrano inoltre necessitare di un ulteriore rafforzamento. In primo luogo si propone l’attribuzione al Tribunale del lavoro della gestione dei contenziosi tra i professionisti e i committenti, in modo da garantire un più celere gestione del contenzioso stesso. Inoltre, la Rete ritiene opportuna l’introduzione di forme di garanzia della certezza dei pagamenti che non comportino esborsi in capo al lavoratore autonomo e/o libero professionista, anche nei rapporti con la committenza pubblica.

L’obbligo, infine, per ogni professionista di stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale e a rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale, è stato introdotto in un contesto normativo alquanto lacunoso, che rende il suo adempimento problematico. Sarebbe auspicabile anche un intervento del legislatore per determinare i parametri minimi (in termini di massimali, franchigie, esclusioni etc) di idoneità delle polizze, tarati su misura per ogni specifica categoria professionale.

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